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LIVORNO - CEMENTIFICAZIONE. Il referendum ha già ottenuto un primo risultato positivo
GIANFRANCO LAMBERTI
18 febbraio 2010, IL TIRRENO


Il referendum sull’ospedale ha fatto irruzione nella città, in modo assolutamente originale e non banalizzabile.

Si tratta di un suggestivo incrocio tra apparenti antinomie: decisioni rapide di chi ha ricevuto un mandato elettivo e ruolo costante della partecipazione, gestione professionale dei servizi sanitari e scelte di governo del territorio non settoriali, interessi pubblici e privati su aree e destinazioni d’uso previste, o da prevedere, nei piani urbanistici, la necessità di un sistema di cure di eccellenza per le patologie acute e la capillare diffusione nel territorio di attività di cura, prevenzione e riabilitazione. E via declinando. Del resto i promotori del referendum, rivendicano giustamente rispetto per il loro impegno civile e non vogliono certo essere catalogati ed usati da chicchessia, ma anzi chiedono a tutti di aiutarli a far votare i livornesi su di una materia che tocca davvero tutti. E lo si è visto dai tantissimi che sono andati subito a firmare ai banchetti.
I più accorti a questo punto si interrogano, fuori da vecchi schemi e da ancor più vecchi anatemi, in modo speculare alla responsabile e civile richiesta che fa il comitato del referendum di incontrare tutti i candidati alla presidenza della Regione, perché non siano essi ad imporre i tempi delle scelte ad una città che vuole confrontarsi, secondo tradizioni di democrazia partecipata.
Vanno lette così, allora, oltre che le dichiarazioni attente di Enrico Rossi e di Monica Faenzi, anche la parole del sindaco Cosimi che, non a caso, afferma che sarà benvenuto il referendum come preziosa occasione di approfondimento e confronto, purché non finisca per imbalsamare tutto. Corretto, così come è corretto Emanuele Rossi che auspica la quadratura del cerchio immaginando l’uso di nuovi strumenti di garanzia, che consentano ulteriori spazi di discussione e, nel caso, di affinamento della scelta.
Ecco allora che possiamo già dire che l’iniziativa referendaria ha colto un risultato positivo. Non si tratta di difendere la linea del Piave di una delibera, quale che sia il giudizio in merito, ma di capire che Livorno ha bisogno davvero di un nuovo clima che raccolga le ragioni di tutti, anche dei referendari e le metta nel circuito della politica che governa e decide. Sollecitamente e perché no!
In quel contesto, quello della politica che governa e decide, ascoltando davvero le ragioni di tutti, si potranno dare garanzie anche a chi teme l’elusione di procedure urbanistiche consolidate, così come risposte a domande pertinenti, come quelle che pone Marco Cannito. A partire dalle risposte alle questioni poste nello stesso documento, non solo un sì o un no, formalizzato in Comune insieme al quesito referendario. Non si tratta, ormai, di raccogliere domande, mi consentirà Emanuele Rossi, ce ne sono sul tavolo davvero tante e già validate da migliaia di firme, ma di rispondere davvero a domande che già ci sono e dare soluzione ai problemi posti.
Il primato della politica, della buona politica si diceva una volta. Quella che serve a far quadrare i cerchi più complessi, per la quale non servono scorciatoie, forzature e nemmeno percorsi interminabili e dilatori. La forza del referendum sta già qui, i cittadini non propongono mozioni di sfiducia a qualcuno, ma chiedono ascolto a chi li rappresenta. Più che un passo indietro, si chiedono due passi avanti, affinando la direzione e senza dover aspettare una autorità di garanzia regionale, secondo la suggestiva ipotesi di Emanuele Rossi. A pensarci bene è possibile e, soprattutto, assai utile a Livorno. Il consiglio comunale avrà modo di discutere presto del nostro futuro non solo urbanistico, a proposito di scelte che riguardano i destini del porto, tanto per fare un esempio, che non potrà non guardare alle prospettive dell’intero territorio. Un modo corretto e saggio per non fermarsi, per fare buona politica e prendere decisioni, nell’attesa di riattrezzare i banchetti per la raccolta delle firme, dopo che sarà stato eletto il nuovo presidente della Regione.



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