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PUGLIA - Il restauro è quasi terminato Santa Chiara sarà un museo
di PAOLA MOSCARDINO
18 feb 2010, corriere del Mezzogiorno, Lecce



Tremila metri quadrati, in mostra reperti di epoca romana, barocca e moderna. Apertura entro l’estate

I lavori nell’ex monastero costati oltre 5 milioni

Da monastero a museo

LECCE — «Potrebbe essere il museo di una grande città d’Europa», azzarda qualcuno calpestando il pavimento appena posato. C’è odore d’intonaco fresco. Dal cortile quadrangolare, arriva il rumore di un martello pneumatico. All’interno, i restauratori lavorano per riportare a nudo vecchie murature. Sono gli ultimi ritocchi. L’ex monastero di Santa Chiara sarà pronto prima dell’estate. Si appresta a diventare il museo storico della città, ma anche spazio polifunzionale con botteghe artigiane, bookshop, caffetteria e sala convegni. Potrà reggere il paragone con altri grandi musei, perché no. Sebbene l’affaccio sull’anfiteatro romano lo rende davvero unico.

Tremila metri quadrati, solo la superficie coperta. E poi cortili e terrazze. Un edificio luminoso dallo stile essenziale, proprio a ridosso della chiesa omonima, la Chiesa di Santa Chiara, una delle più famose della città, a due passi da piazza Sant’Oronzo. Di proprietà del Demanio, il monastero è gestito dal Comune che ha provveduto a ristrutturarlo. Due anni di lavori, 5,7 milioni di euro l’importo complessivo (finanziamenti PIS 11, FAS più un contributo dell’amministrazione). «Era in stato d’abbandono da almeno vent’anni», dice l’architetto Antonio Collazzo, direttore tecnico del cantiere per conto della ditta «Vincenzo Capriello» di Villaricca, in provincia di Napoli, che si è aggiudicata la gara d’appalto. Ci sono tutti i componenti della Commissione Cultura del Comune presieduta da Gigi Valente. Sono venuti per verificare l’avanzamento dei lavori. A fare da ciceroni, l’ingegnere Gianni Dell’Anna e l’architetto Francesca E’ al primo livello, infatti, che si prevede di allestire la zona a più alta fruibilità del monastero: due grandi sale per le esposizioni temporanee, una grande sala conferenze, il bookshop, come in tutti imusei del mondo che si rispettino, e la caffetteria, cui si potrà accedere anche dall’ingresso secondario, in modo da renderla indipendente rispetto alla vita del museo. Ed è proprio qui, nello spazio sottostante a quello che sarà il bar, che è stato scoperto un camino di epoca romana, forse addirittura mai acceso, ma provvisto di canna fumaria: una struttura in acciaio e vetro lo renderà visibile ai visitatori. Sempre al primo livello, le cinque stanze che si affacciano sull’anfiteatro, saranno adibite a camerini o a locali per attrezzi (ammesso che l’anfiteatro entri in funzione). I locali che si affacciano in via della Cartapesta invece, ospiteranno botteghe artigiane e atelier d’arte: avranno una funzione più commerciale quindi. Rossi, direttori dei lavori per conto del Comune: il monastero è diventata quasi la loro casa. Tre livelli. Il primo e il secondo ospiteranno il museo civico; il terzo, molto meno esteso, sarà adibito ad uffici. «Quelle sono medievali», dice l’ingegnere Dell’Anna, indicando antiche strutture venute alla luce durante le operazione di scavo. Perfino due pozzi, che arrivano ad una profondità di oltre dieci metri. Il primo livello dell’edificio è di per sé un grande reperto archeologico, tant’è che si aspetta il parere della Soprintendenza per sapere se queste testimonianze dovranno essere rese visibili, e in che modo.

I reperti

Ce ne sono di epoca romana, barocca, moderna, a conferma non solo del valore storico dell’ex monastero, ma anche della sua vita piuttosto travagliata: ha subito demolizioni e rifacimenti nel corso dei secoli. Qui, su queste preziosissime testimonianze del passato opportunamente protette, cittadini e turisti metteranno i loro passi.

Le nicchie

Il secondo livello è un susseguirsi di nicchie e di cellette. «Quante? Saranno una ventina, e comunque è lo spazio ideale per ospitare il museo, che è in fase di istituzione», dice l’architetto Francesca Rossi. Un comitato scientifico, composto da professori universitari di Lecce e di Bari, se ne sta occupando. Sarà diviso in tre sezioni: antica, medievale e moderna, conterrà dai busti romani alle elaborazioni video virtuali. Un grande excursus storico attraverso le stanze che furono delle Clarisse, e una sala, l’ex refettorio del monastero, che sarà la più grande del museo. I due ascensori in cristallo permettono di attraversare l’edificio e di guardarne la struttura. Un lavoro immane, reso possibile dalla bravura degli operai e dei restauratori. Sono ancora tutti lì, sul cantiere.



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