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Museo egizio di Torino Un buon esempio di pubblico-privato
TERRA 15/02/2010 - 17:22




ARCHEOLOGIA. Storia e prospettive di un luogo d’arte che custodisce oltre 30mila reperti, secondo al mondo nel suo genere solo al Museo del Cairo. Oggi, in occasione di S. Valentino, ci sarà la visita guidata da un egittologo intitolata “Il mio cuore segue il tuo amore”. Prendendo spunto da un verso tratto da una lirica composta circa tremila anni fa, il percorso conduce il visitatore alla scoperta dell’armonia di coppia. Ma è l’innovativa gestione museale a fare scuola.

Un ben equilibrato mix pubblicoprivato nella gestione dei beni museali può essere la via giusta per mettere a frutto i nostri “giacimenti” culturali? Se ne dibatte ormai da tempo ma intanto, a Torino, c’è già un caso che può essere assunto come l’indicazione che, probabilmente, è proprio quella la strada da intraprendere. Parliamo del primo esperimento di costituzione, da parte dello Stato, di uno strumento di gestione museale a partecipazione privata: il Museo egizio di Torino, che fa capo alla Fondazione Museo delle Antichità egizie di Torino, presieduta da Alain Elkan dall’ottobre 2004. Sono dunque trascorsi quasi sei anni da quel giorno e quest’operazione può considerarsi un esperimento riuscito. I direttori dei principali musei egizi e curatori delle maggiori collezioni egizie del mondo fanno, o hanno fatto, parte del Comitato scientifico: da Parigi a New York, Londra, Il Cairo, Berlino, Vienna, Basilea, Firenze e, ovviamente, il titolare della cattedra di Egittologia dell’università di Torino.

Ma già si guarda al futuro. È in cantiere, infatti, un grande progetto di trasformazione del Nuovo Museo egizio - richiederà diversi anni di lavori - che sarà motivo di orgoglio per Torino. Si avrà quasi il raddoppiamento degli spazi (da 6.000 a 10mila mq) e una rivisitazione complessiva delle strutture espositive. Con questo ampliamento, il notevole interesse di studiosi e turisti non potrà che crescere ulteriormente. La parte nuova prevede uno spazio espositivo semplice, non invasivo, luminoso, protettivo sia per i reperti sia per il pubblico. Protagonisti assoluti saranno i capolavori della collezione e non le sovrastrutture architettoniche. Sono previste vetrine semplici ed essenziali, didascalie in tre lingue, illuminazione mirata. Due, in particolare, saranno le novità interessanti: il nuovo ipogeo sotterraneo e l’ultimo piano del Museo. Rispettivamente una grande area di accoglienza polifunzionale e un’esposizione dei magazzini che sarà finalmente possibile visitare.

Questi saranno collegati da una scala mobile ambientata da una riconduzione del Nilo su quattro piani che rap presenterà in modo metaforico lo straordinario viaggio di risalita dell’unico fiume che non si discende. La valorizzazione e l’accrescimento degli spazi saranno la stupefacente novità del progetto che mostrerà finalmente la straordinaria collezione torinese che non sarà più un mistero recluso ai più ma una realtà aperta a tutti, democratica proprio perché fornisce gli strumenti per rendere la comprensione dei reperti e della storia accessibile a tutti, non solo alla solita nicchia di studiosi. Il Museo delle Antichità egizie di Torino è uno dei più importanti musei egizi del mondo, secondo solo a quello del Cairo. Facendo un passo indietro, la sua storia inizia nel Seicento quando i Savoia acquisiscono dai Gonzaga di Mantova la Mensa Isiaca, una ta vola di bronzo ageminato con raffigurazioni di cerimonie religiose dedicate alla dea Iside. Nel Settecento, Carlo Emanuele III di Savoia invia in Egitto il naturalista padovano Vitaliano Donati, dalla spedizione nella Valle del Nilo pervengono a Torino la statua della dea Iside, le statue del faraone Ramesse II e della dea Sekhmet.

Il periodo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento è fondamentale per la crescita del Museo e per tutta l’Egittologia; nel 1799 con la spedizione scientifica, al seguito dell’armata napoleonica nella Valle del Nilo, inizia la stesura di una documentazione che fa conoscere in Europa ambiente, vita, costumi, arte e storia dell’Egitto di età faraonica e di lingua e cultura araba. Reperti d’eccezione Nello stesso anno venne alla luce, nella località di Rosetta, la famosa stele con scrittura geroglifica, demotica e greca, fondamentale per la decifrazione dei geroglifici. Nel 1822 il francese Jean-François Champollion decifra i geroglifici ponendo le basi dell’egittologia, la disciplina che studia le antichità dell’Egitto faraonico. A seguito di tali avvenimenti, i consoli delle varie nazioni d’Europa, i viaggiatori e gli avventurieri si dedicano alla raccolta di antichità nella Valle del Nilo e cospicue collezioni raggiungono l’Europa. Nel 1824 Carlo Felice di Savoia acquista la collezione di Bernardino Drovetti, un piemontese che si era appassionato alla ricerca delle antichità durante la sua permanenza in Egitto in qualità di console generale di Francia.

L’ultima importante acquisizione, in ordine di tempo, è il tempietto di Ellesija donato dalla Repubblica Araba d’Egitto nel 1970. Anche solo studiando i trascorsi e la storia di questo museo si evince quanto sia culturalmente importante. Direttore da ottobre 2005 è Elleni Vassilika, alla sua seconda esperienza di “privatizzazione”. Già responsabile delle Antichità al Fitzwilliam Museum è anche curatrice di numerose e importanti pubblicazioni tra cui il recente Tesori d’arte del Museo Egizio, edito nel 2006. Allo stato attuale il Museo vanta 6.500 oggetti esposti e oltre 26mila reperti custoditi nei depositi. Buona parte della collezione non è accessibile al pubblico, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché si tratta di reperti a interesse puramente scientifico ( frammenti di papiri, vasellame, ecc.) che vengono però regolarmente studiati e da cui derivano numerose pubblicazioni. La scultura più antica della collezione è la statua della principessa Redi, scolpita nella diorite al tempo della III dinastia (2800 a.C. circa).

Interessante è la sezione delle mummie degli animali sacri, col legati al culto delle divinità: ibis e babbuini del dio Thot, coccodrilli del dio Sobek, falchi del dio Horo, tori del dio Hapi, pesci della dea Neith, gatte della dea Bastet. Oltre tre secoli di storia hanno reso il Museo egizio di Torino una delle collezioni egizie più importanti al mondo, con documenti eccezionali per la ricerca egittologica e con antichità così numerose e varie da fornire un quadro dalle origini nel IV millennio a.C. fino al V-VI secolo d.C. Gli oltre 30mila reperti custoditi hanno visto il susseguirsi di numerosi allestimenti: basti pensare allo statuario, passato da una concezione puramente ottocentesca alla visione di Dante Ferretti, importante architetto e scenografo italiano. L’esposizione è articolata su tre piani e la visita ai settori più importanti della collezione richiede un minimo di due ore. Numerose sono le attività e le iniziative offerte dal museo consultabili sul sito www.museoegizio.it. Ad esempio oggi 14 febbraio, in occasione di S. Valentino, ci sarà la visita guidata da un egittologo intitolata “Il mio cuore segue il tuo amore”.

Prendendo spunto da un verso tratto da una lirica d’amore composta circa tremila anni fa, il percorso conduce il visitatore alla scoperta dell’armonia di coppia, nelle differenti sfaccettature del quotidiano. Coppie umane e coppie divine rivelano così il senso profondo della loro unione. Promuovere e sostenere l’istituzione museale attraverso forme di marketing culturale è una strategia da prendere in seria considerazione in tempi in cui i musei italiani si trovano in una crisi profonda e, in taluni casi, irreversibile. Inoltre l’apertura internazionale, il miglioramento degli standard museali e un potenziamento della visibilità sono tutti elementi alla base di una concreta promozione di chi crede nel museo come centro che opera diffusione di cultura a più livelli. Non sarà che la costituzione, da parte dello Stato, di uno strumento di gestione museale a partecipazione privata potrebbe essere la salvezza di molti musei italiani? Il Museo egizio di Torino è, insomma, un buon modello da seguire, sia nella gestione sia nell’apertura costante, internazionale. È uno dei musei più importanti del nostro Paese, pur non avendo un “carattere italiano”. È un caso?



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