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La riqualifica mancata. Su Napoli le mani dei soliti noti
Alessio Postiglione
TERRA NEWS Mar, 16/02/2010





EDILIZIA. I protagonisti di questa vicenda un giorno sono costruttori, l’altro consulenti del Comune, poi diventano parenti di politici, di destra e di sinistra, infine sono professori all’università. A volte con qualche problema con la giustizia.

Sono i soliti vecchi noti che ci guadagneranno dalla recente febbre del mattone che percorre la Campania. Con l’approssimarsi delle elezioni regionali, infatti, la regione è percorsa da un fervore edile senza pari. Gli effetti prodotti dal recente Piano urbanistico attuativo, licenziato dal Comune e dal Piano casa della Regione, che d’altronde dà attuazione al Piano casa promosso dal governo, si tradurranno in 7.700 nuovi alloggi. Una vera e propria “bicamerale” del cemento che, dal centro (Roma) alla periferia (Napoli) prevede 36mila nuove case in Campania, con Bagnoli e i suoi 1.770 nuovi alloggi a farla da padrone.

Proprio l’ex quartiere operaio dell’Italsider, che sarebbe dovuto diventare il simbolo della rinascita urbana verde di Napoli, sarà il “pezzo forte” della nuova speculazione. A distanza di più di dieci anni dalla Variante occidentale promossa da Vezio De Lucia per rilanciare Bagnoli, a causa della incapacità della politica di bilanciare tutti gli interessi in gioco, le ragioni legittime dei costruttori sembrano prevalere. Alcuni costruttori, infatti, formano un sistema di potere monolitico, che si fonde con la politica. I protagonisti di questa vicenda, un giorno sono costruttori, l’altro consulenti del Comune, poi diventano parenti di politici, di destra e di sinistra, infine sono professori dell’università. Rampolli di famiglie della Napoli bene, a volte, con qualche problema con la giustizia.


La Porta del Parco urbano di Bagnoli, ad esempio, la sta realizzano la Sled che fa capo a Wolf Chitis, ex presidente dell’Acen, l’associazione dei costruttori edili di Napoli, costola di Confindustria; Chitis, protagonista delle cronache mondane di Capri, già finì in manette, negli anni 90, dopo essere stato latitante, per gli appalti truccati della metropolitana collinare. Secondo le confessioni che Angelo Siino rese nel ’99 agli inquirenti partenopei sui rapporti fra Provenzano e gli appalti truccati dell’autostrada Roma-Napoli e della Tav, Chitis faceva parte di un network i cui referenti principali erano l’ex ministro Cirino Pomicino - condannato a un anno e otto mesi di reclusione nel processo Enimont e salvatosi in altri casi con patteggiamenti e prescrizioni - e Giulio Di Donato - maggiorente del Psi, quaranta processi a carico e una condanna per corruzione a tre anni e sei mesi, oggi segretario regionale dell’Udeur -. Responsabili della progettazione generale e della direzione della Porta del Parco, sono Nicola Salzano de Luna e Paolo Minucci Bencivenga. Il primo è stato già consigliere di amministrazione del Consorzio Turimar (Camera di commercio, Unione industriali e Banco di Napoli), di Arpa (Università Federico II), ha ricoperto vari incarichi presso l’Unione degli industriali di Napoli e aveva lavorato alla famigerata villa di Fabio Cannavaro a Posillipo che venne bloccata dalla magistratura per abusi edilizi. Il costruttore Minicucci Bencivenga, invece, era già presidente del Parco tecnologico di Bagnoli.

Nell’appalto relativo al Parco dello sport di Bagnoli, invece, c’è un’altra famiglia “storica” di imprenditori edili, i Della Morte. Antonio Della Morte fu arrestato nel ’99 sempre per la tangentopoli napoletana legata ai lavori della metropolitana. Oltre al Della Morte, vennero arrestati il presidente della società “Metropolitana di Napoli”, Francesco Aversa, gli ex segretari amministrativi del Psi e della Dc, Federico Scalzone, Sandro Torella, Giuseppe Riccardi, Enzo Diretto, e l’ex segretario amministrativo del Pds di Napoli, Antonio Pastore. Un vero “arco costituzionale della corruzione”, che includeva il Pentapartito e il Partito democratico (allora) della sinistra. Già in una richiesta avanzata dal Gip Zeuli al Parlamento, nel ’95, su vari notabili della Dc, il giudice rilevava che Antonio Della Morte versava abitualmente tangenti a Pomicino: 4 miliardi dal 1987 al 1991.

Nell’associazione temporanea di imprese che sta svolgendo i lavori per il Parco dello sport a Bagnoli, inoltre, c’è anche la Iter gestioni appalti della famiglia Tuccillo. I Tuccillo sono una famiglia con importanti interessi nel settore edile e non solo. Antonio Tuccillo, ad esempio, insieme a Francesco Greco e a Enrico e Luigi Soprano, è il titolare di uno studio, poco distante da piazza Municipio, la Sad, che si è occupato di cartolarizzazione, sanità, rifiuti. La Sad è perfino riemersa recentemente nel caso dell’inchiesta “Why not”, in quanto lo studio consulenziava il famoso Antonio Saladino. Antonio Tuccillo è fratello del deputato Pd Domenico Tuccillo, fedelissimo di Antonio Bassolino. Sia i Tuccillo che i Bassolino sono di Afragola, ma è tutto lo studio a essere legato a doppio filo al governatore. Il 28 agosto 2008, infatti, la Corte dei conti della Campania ha condannato Bassolino al risarcimento all’Erario della somma di 47.653,43 euro, cifra che il commissariato per l’Emergenza dei rifiuti pagò illegittimamente all’avvocato Enrico Soprano. I Soprano, d’altronde, sono stati una testa di ponte fra Comune, Regione e le imprese del Nord invischiate nella vicenda dei rifiuti in Campania. Enrico Soprano, infatti, è stato l’avvocato di Impregilo nella trattativa attraverso la quale la famiglia Romiti ha vinto la gara per lo smaltimento dei rifiuti, mentre il fratello Luigi, già presidente della Commissione edilizia del Comune di Napoli, è anche revisore presso la Pentar, società che ha Maurizio Romiti come presidente e ha sede presso lo studio Soprano-Tuccillo.

La Tuccillo costruzioni, inoltre, è stata anche sospettata di avere rapporti con la camorra. Nel 2003, infatti, il ministero dei Trasporti ed Fs revocarono alla Tuccillo l’assegnazione di un lotto dell’appalto per la costruzione dell’Alta velocità Roma-Napoli, a seguito di un documento del prefetto che attribuiva alla società rapporti “sospetti”. Davanti al Tar, l’avvocato dei Tuccillo fu, ovviamente, Enrico Soprano.

Ma gli affari, a Bagnoli, ovviamente, non riguardano solo le nuove costruzioni, ma anche le costose e preziose bonifiche. Alcuni giorni fa, è stato oggetto di un provvedimento di carcerazione cautelare Steno Marcegaglia, padre della numero uno di Confindustria Emma: l’accusa riguardo lo smaltimento illecito dei fanghi tossici della colmata di Bagnoli che la Marcegaglia spa ha il compito di spostare e stoccare a Piombino. La gara per la bonifica delle ex aree Italsider, intanto l’ha vinta la De Vizia Transfer spa: Vincenzo De Vizia è stato già accusato, anche se poi prosciolto, di traffico illegale di rifiuti, disastro ambientale, truffa e frode nelle forniture. La società irpino-piemontese opera in tutta Italia nel settore dei rifiuti, a volte, sollevando qualche polemica: come nel caso della discarica salernitana di Macchia Soprana. Con riferimento alle bonifiche di Bagnoli, d’altronde, la situazione è bollente. C’è un’indagine in corso della Corte dei conti e dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici che mette sotto la lente d’ingrandimento la moltiplicazione dei costi di bonifica. L’affare più grande, comunque, forse, lo si deve ancora fare. I suoli di proprietà di Caltagirone dell’ex Cementir, che ricadono nel cuore del Parco di Bagnoli, possono, oggi, in virtù del nuovo Piano casa, riconvertirsi a usi residenziali.

L’ultima novità, infine, risale a venerdì 12. Per la bulimia di case, infatti, si sacrificherà anche il porto di Bagnoli che era in progetto. L’approdo si sarebbe dovuto realizzare dove oggi c’è la colmata ma, dato che anche questa zona potrà essere riconvertita all’edilizia residenziale, l’unico posto utile per gli ormeggi coincide con quella parte di fondi di proprietà delle ferrovie. E, dato che il comune non ha i soldi per espropriare Fs, è probabile che anche in questo caso i fondi vengano lottizzati nel modo più vantaggioso possibile: costruendo case.




La scheda


Il nuovo programma per Bagnoli prende piede, all’indomani di Tangentopoli, in un clima politico fortemente caratterizzato dal desiderio di recidere il legame fra politica e interessi speculativi, da sempre presenti a Napoli. Durante gli anni del Pentapartito, infatti, i progetti “il Regno del Possibile” e “Neonapoli”, sponsorizzati da Cirino Pomicino, avevano addirittura previsto 7 milioni di metri cubi di cemento nell’area orientale (contro i sei milioni rappresentati dall’Italsider) nonché lo sventramento del centro storico. Frutto di questo clima di rigetto della speculazione edilizia fu la Variante occidentale, targata Vezio de Lucia, urbanista di Italia nostra, impegnato nell’affermare il primato della pianificazione degli strumenti urbanistici.


Dopo quella prima Variante, gli interessi degli imprenditori si sono riorganizzati, con l’obiettivo di “ammorbidire” le regole stabilite dal Prg e affidarsi a strumenti derogatori come i Pue (Piani urbanistici esecutivi) e i Pua (Piani urbanistici attuativi). Negli anni, infatti, si sono susseguiti provvedimenti che hanno, in pratica, aumentato le cubature rispetto alla prima Variante e aumentato la quota destinata all’edilizia residenziale, a scapito di verde e servizi. Fino al recentissimo Piano casa della Regione che dà il via al cambio di destinazione d’uso delle fabbriche dismesse, creando le precondizioni affinché anche il Parco di Bagnoli si tramuti in edilizia residenziale.



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