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URBANISTICA - Il piano casa del Comune è uguale a quello del governo
IL TIRRENO - 19 FEBBRAIO 2010



La variante, adottata nella precedente legislatura e che da poco è diventata operativa dopo la discussione in consiglio delle osservazioni, introduce nel regolamento urbanistico di Empoli due nuovi aspetti: la sostituzione edilizia e la monetizzazione degli standard urbanistici. Il primo aspetto consente in area extra urbana di demolire e ricostruire fabbricati anche in modo non fedele all’esistente fino ad un massimo di 400 mq lordi e per un minimo di 80 mq per ogni unità immobiliare, quindi fino a 5 appartamenti. Questo con una semplice Dia quindi senza piano di recupero che è un progetto urbanistico che va approvato dal consiglio.
In tale progetto la proprietà dell’area propone modifiche all’assetto urbano dell’aria, come una nuova viabilità, nuova illuminazione, nuove fognature ed il consiglio può decidere di accettare le proposte del privato o chiedere delle variazioni come per esempio il completamento di un tratto di pista ciclabile o altre migliorie. Cinque appartamenti sono 18-20 persone (13-14 auto secondo la media italiana), in pratica una piccola comunità sulla quale non si avrà nessun controllo a livello di viabilità, fognature, impianto elettrico, approvvigionamento idrico, illuminazione.
L’aspetto politicamente peggiore è che per causa di questo punto non verranno recuperate aree interne al tessuto urbano, come le ex industrie (Montepagani e Vitrum in prima fila) dove è necessario un piano di recupero particolarmente gravoso. Non vi sarà la convenienza economica di recuperare queste aree fino a quando non sarà esaurita tutta la cubatura nell’extraurbano e visti i condoni approvati dai vari governi probabilmente ne riparleremo tra venti anni. Tutto questo non supplisce all’esigenza del genitore proprietario di una colonica di dividere in due un appartamento accorpando dei volumi, è una chiara regalia ad imprese edili di medie dimensioni, 5 appartamenti sono un investimento economico di oltre un milione, cifra non ascrivibile a un privato o una piccola impresa edile. Davvero difficile individuare differenze col piano casa del governo.
Altro aspetto non meno importante la monetizzazione degli standard urbanistici. In aree soggette a Piani urbanistici attuativi, siano queste nuove lottizzazioni o interventi di riqualificazione, il piano regolatore stabilisce le percentuali di suolo che devono essere destinate a piccolo verde pubblico di quartiere o a parcheggio pubblico. Questi standard servono perché ogni zona abbia la propria quantità di verde e disponga di sufficienti parcheggi. Grazie alla variante il privato che va a compiere la nuova lottizzazione può decidere di monetizzare (a tutti gli effetti comprare) questa quantità di verde o parcheggi ed aumentare la cubatura dell’edificio. A parte il fatto che le amministrazioni dovrebbero premiare con sgravi sugli oneri di urbanizzazione gli imprenditori che decidono di rinunciare a qualche metro cubo di cemento in favore di aree con maggior verde, l’aspetto peggiore è la delega al privato del controllo sull’urbano. Poniamo ad esempio due lotti contigui con le stesse caratteristiche, se solo uno dei due lotti si avvale della monetizzazione si avranno disparità di verde pubblico e parcheggi tra le due aree quindi una con più verde l’altra con più cemento.
Noi crediamo che la gestione del verde pubblico debba competere alle amministrazioni e quindi alla politica e non possa essere delegata a un privato che non deve sottostare a criteri di bene pubblico.



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