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Spagna. La baronessa, Zapatero e il patrimonio conteso
Elisabetta Rosaspina
Corriere della Sera 20/2/2010

Rischiano di lasciare Madrid le 240 opere d'arte valutate 800 milioni di euro
Carmen Thyssen-Bornernisza tratta con il governo sul futuro della collezione. E il figlio Borja apre un nuovo fronte

Madrid. La baronessa è sola. Sola tra avvocati che lavorano a tempo pieno per lei su vari fronti. I due più caldi sono le trattative con il governo spagnolo per la sua collezione personale di 240 opere d'arte, stimate 8oo milioni di euro, e la battaglia con il figlio naturale che reclama la sua parte di eredità dal padre adottivo: il potente e ormai defunto barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza. Da cui il nome di uno dei musei più visitati a Madrid, assieme al Prado e al Reina Sofia. Nell'ala di recente costruzione, 8.000 metri quadri dalle pareti color rosa salmone, sono appesi i quadri, una rassegna costellata di Monet, Gauguin, Sorolla, Van Dyck, Matisse, Braque, che Carmen Cervera, miss Spagna 1961, ha iniziato a comprare negli anni di vita coniugale con il barone, già accasato quattro volte prima di conoscerla nel 1981, e grande appassionato d'arte, come il padre Heinrich, assieme al quale aveva accumulato la più quotata raccolta d'arte al mondo dopo quella della regina d'Inghilterra. Se la collezione permanente, formata da un migliaio di opere che coprono il panorama artistico dal XIII al XX secolo, è ormai al sicuro, comprata per 350 milioni di dollari nel 1993 dallo Stato spagnolo (che fece un ottimo affare, visto che le case d'aste erano sicure all'epoca di poterne ricavare due miliardi di dollari), la collezione della baronessa è in prestito gratuito al museo soltanto fino all'11 febbraio dell'anno prossimo. Quel giorno scadranno i sette anni concordati nel all'inaugurazione della nuova ala che il museo fece costruire apposta, per oltre 20 milioni di euro. Il ministero della Cultura ha ottenuto dalla nobildonna una proroga di due anni, meglio se quattro, in attesa che la morsa della crisi economica si allenti e il bilancio pubblico consenta di formulare un'offerta convincente alla titolare di quell'irrinunciabile carrellata di capolavori. Si lavora su due ipotesi: un nuovo contratto d'affitto, per il quale questa volta la baronessa intende per incassare 10 milioni di euro l'anno per 25 anni, oppure la vendita per una cifra da far tremare i polsi alla ministra dell'Economia, Elena Salgado. Somme che suonano impudiche, accanto al dati della disoccupazione e ai tagli alla spesa pubblica, per 50 milioni di euro, annunciati dall'esecutivo. La baronessa sembra determinata a non separare la sua collezione da quella del marito, ma lascia ogni tanto cadere nelle conversazioni qualche allusione all'interesse di altre istituzioni, nazionali e internazionali, per i suoi gioielli. Quel che preferirebbe tacere, ma è invece ampliamente riportato dai rotocalchi, è il suo burrascoso rapporto con Borja, il figlio nato nel 1980 dalla relazione con Manuel Segura, un anno prima dell'incontro con il suo futuro terzo marito, l'industriale svizzero Thyssen-Bornemisza che adottò il bambino, aggiungendolo ai figli dei suoi precedenti matrimoni. Le nozze tra Borja e l'infermiera 37enne Blanca Cuesta, tre anni fa, diedero fuoco alle polveri in famiglia, e inesauribile materia prima alla stampa rosa. Madre e figlio ormai comunicano attraverso gli uffici legali, ma soprattutto tramite le copertine di Hola!, da cui la baronessa ha appena appreso che diventerà nonna per la seconda volta. E che Borja rivendica la sua parte d’eredità. La baronessa esclude di avere debiti pendenti con il figlio e pensa intanto al museo che porterà il suo nome in costruzione a Malaga, dove albergherà altri 200 pezzi della sua collezione di 3.000 opere, a partire dall'anno prossimo: «Se non si trova un accordo ha scherzato o minacciato - porto tutto lì».



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