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Stoppani. Nel camino arde il Bel Paese
Giovanni Boatti
Stampa ttL 20/2/2010

Il sacerdote geologo racconta la patria appena unita agli abitanti del Regno

Il Bel Paese - il libro del 1876 con cui l'abate Antonio Stoppani, geologo e naturalista, racconta agli abitanti del Regno d'Italia la loro patria appena unificata - rappresenta forse l'unico caso di duraturo best-seller che, oltre a ripresentarsi in libreria con infinite riedizioni, arriva sulla tavola degli italiani. Destinato a essere spalmato, gustato e apprezzato di generazione in generazione. Infatti nel 1906 l'industriale Egidio Galbani battezza col nome di Bel Paese un formaggio a pasta morbida che esce dal suo caseificio di Melzo e inserisce sull'etichetta la ben conosciuta faccia dell'abate nato a Lecco nel 1824 e scomparso a Milano nel 1891. Stoppani, nel corso della sua operosissima vita, di libri, oltre a Il Bel Paese ne scrive non pochi, oltre a redigere saggi scientifici e a collaborare, lui rosminiano convinto e voce autorevole del liberalismo cattolico, alla redazione del periodico milanese Il Conciliatore. Per questa collaborazione entrerà nel mirino dell'ala più conservatrice delle gerarchie ecclesiastiche e sarà fatto oggetto - nulla di nuovo sotto il sole - di una vasta campagna di denigrazione da parte di un giornale della parte avversa, diretto da don Davide Albertario. Alla fine Stoppani perde la pazienza e sporge querela. Il contrasto tra tonache, anche per la notorietà di Stoppani, oltre a finire davanti al giudice, diventa un caso politico nazionale. Stoppani prevale e don Albertario - che dieci anni dopo, davanti alle cannonate di Bava Beccaris, si redimerà scrivendo articoli coraggiosi, tanto da finire in galera assieme a centinaia di socialisti e libertari - viene condannato a un forte risarcimento. Sono soldi di cui Stoppani non ha certo bisogno perché Il Bel Paese nel frattempo è diventato uno dei libri più diffusi tra i lettori del Regno. Non a caso quella lingua tagliente di Collodì, alias l'ex seminarista Carlo Lorenzini, nel capitolo del suo capolavoro in cui Pinocchio si incammina verso il Paese dei Balocchi, non resiste a fargli il verso. E’, quando il burattino, ignaro di quel che sta per capitargli, continua a ripetere a ogni passo «che bel paese!... che bel paese!... che bel paese!». Stoppani per la verità, lavorando al suo libro, non è affatto ignaro della miriade di feroci contraddizioni e di gravi problemi che affliggono il Regno appena unito ma, a partire dalle Cinque giornate di Milano sino alla guerra del 1866, quando si arruola come cappellano della Croce Rossa nell'Armata di Cialdini, non ha mai smesso di sostenere lo scommessa unitaria. E' sua convinzione che fatta l'unità si debba far conoscere l'Italia agli italiani, soprattutto ai figli di quella borghesia da cui dovrebbe uscire la nuova classe dirigente. Persegue il suo scopo con il rigore che contraddistingue l'impegno di geologo e paleontologo, come autore di studi di risonanza internazionale e docente presso l'università di Pavia ma, anche, con la felice capacità di divulgare cose complicate in modo semplice, così come emerge da quel Museo di Scienze Naturali che dirige a Milano. Lo stile de Il Bel Paese è plasmato dal contesto narrativo che Stoppani sapientemente dispiega. Ogni capitolo rappresenta una tappa del lungo e dettagliato viaggio attraverso Alpi e Prealpi, città costiere e Appennini, con cui Stoppani intende far conoscere ogni angolo d'Italia a una piccola tribù di nipoti - tra questi Maria, ovvero Maria Montessori che fonderà la celebre scuola pedagogica. Ogni giovedì sera questi bimbi si radunano con padri e madri davanti al camino acceso. L'autore, nei panni di uno zio affabulatore, sapiente ma mai borioso, autoironico e con venature di comicità, ma anche rigoroso nei dettagli, racconta loro scarpinate e scalate, incontri e navigazioni. Perfino un quasi naufragio tra Genova e Livorno, in realtà non fa che rielaborare gli itinerari che erano usciti, sin dalla metà degli Anni Sessanta, per tre testate – L’Adolescenza, La prima età, Le prime letture - rivolte ai più giovani. La natura - vista l'esperienza scientifica dello Stoppani - la fa da padrona ma non mancano descrizioni dettagliate delle varie attività produttive - dalla lavorazione del marmo all'estrazione del petrolio - che costellano le zone percorse. Pagina dopo pagina prende corpo un'Italia che vuole stare al passo dei tempi ed è impegnata a progredire. Lontana dalle immagini da cartolina tramandate dal folklore e dai cultori del Grand Tour.



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