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Quello sfregio ai tagli di Fontana. Quando l’arte suscita rabbia
CORRIERE DELLA SERA 22 feb 2010

Musei - Lo studio: è il pittore più discusso, molti visitatori rifiutano le sue opere


Scoperto sputo su un'opera alla Gnam di Roma. La soprintendente: un diffuso luogo comune dire quella roba so farla anche io. E annuncia una nuova mostra

ROMA — Uno sputo. Per Chi è sfregio. Su un’opera di Lucio Fontana («Concetto spaziale- Attese», 1968, cinque tagli su tela dipinta di bianco) dal valore di almeno 9 milioni di euro, almeno così è stata venduto un altro «Concetto spaziale » da Christie’s il 12 aprile 2008. S’era visto ogni vandalismo contro l’arte: martellate per la Pietà di Michelangelo o per il Nettuno di piazza della Signoria a Firenze, graffiti sui «Savi» di Melotti aMilano, segni di pennarello contro Pollock. Ma mai uno sputo, gesto fisiologico di disprezzo e rifiuto estremo.

È accaduto mesi fa alla Galleria nazionale d’arte moderna (straordinario museo che ospita capolavori di Balla, Morandi, De Chirico, Duchamp, Modigliani solo per citarne una manciata). Se ne è parlato a lungo, all’interno della Galleria, ma mai all’esterno. L’episodio è stato raccontato dalla soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli durante un recente ricevimento organizzato dall’Associazione Amici dell’Arte Moderna presieduta da Angelo Bucarelli.

Ecco la ricostruzione di Marini Clarelli: «Eravamo nel marzo 2009, stavamo spostando alcune opere per organizzare la mostra su Cy Twombly. Abbiamo staccato Fontana. E lo sfregio, chiamiamolo così, è apparso subito chiaro. In basso, verso un angolo. Indubbiamente uno sputo finito sul vetro trasparentissimo che protegge l’opera. C’era, diciamo, una "densa opacità" su quella superficie». Nulla di grave, dunque. È bastata una normale ripulitura e tutto è tornato al suo posto.Ma il gesto simbolico ha fatto riflettere. Ancora Marini Clarelli: «Il sistema di allarme entra in funzione solo quando qualcuno supera i 45 centimetri di distanza. Chi ha sputato, lo ha fatto ad almeno mezzo metro ». Dunque determinazione e «mira» chiara: non casualità. Ma perché, soprintendente? «Chiunque l’abbia fatto, aveva in mente un’idea precisa. Cioè che lo sfregio all’arte non era il suo sputo ma proprio i tagli di Fontana. Un diffuso luogo comune è il seguente: ma quale arte, quella "roba" so farla anch’io».

Per questo Marini Clarelli rimanda a un interessantissimo studio del 2008 commissionato proprio dalla Galleria alla Electa: «Esperienza e conoscenza del museo/ indagine sui visitatori della Galleria nazionale» a cura di Maria Mercede Ligozzi (Coordinatore delle Indagini sul pubblico della Galleria) e Stefano Mastandrea (Docente di Psicologia generale a Roma III). Lì si scopre, studiando le risposte del pubblico (pagina 99), che Fontana viene percepito come «non-arte». Una osservazione di una visitatrice accompagnata dal marito: «La tela alla Fontana, no, la rifiuto proprio. Vado pure sulle barricate per dire che la rifiuto...». Infatti nella ricerca generale l’autore che, tra tutti, ha attirato la maggiore quantità di risposte indicate come «perplessità » è stato proprio Lucio Fontana. Chi lo ammira senza strumenti critici, insomma, non riesce ad afferrare, spiega il testo della ricerca a pagina 80 «il significato di quei "tagli sulla tela" e il significato del superamento, da parte di Fontana, del passaggio dalla superficie alla rottura della superficie ».

Esattamente la sensazione di «non-arte» indicata da Marini Clarelli. La quale aggiunge: «Il fastidio e l’irritazione è soprattutto una caratteristica del pubblico appena adolescente. Tipico di chi viene qui, magari con una visita scolastica, e a quattordici anni dice: "mio fratello è più bravo"».
Per offrire una risposta critica a una simile domanda di conoscenza, Marini Clarelli e la Galleria hanno deciso, in vista del riallestimento del museo per il bicentenario dell’Unità d’Italia, di proporre dal prossimo 13 maggio una mostra dedicata al concetto di taglio nel Novecento. Sarà curata da Livia Velani, direttore delle collezioni del XX secolo: «Si partirà da Klimt e, attraverso tutte le avanguardie, si approderà ai nostri giorni. Proprio Fontana sarà il protagonista perché esporremo un suo "Soffitto" lungo 8 metri, commissionato nel 1960 dall’industriale milanese Melandri, ora di proprietà del gallerista milanese Amedeo Porro e del gallerista britannico Ben Brown. Intorno altre opere di Fontana (inclusa quella «insultata ») quindi Burri, Manzoni, Muchetti...». Quante cose può produrre uno sputo in un museo «intelligente». Persino il bisogno di una mostra.
Paolo Conti



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