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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Sos - Che fine ha fatto la Galleria Nazionale?
PERUGIA 21.02.2010



beni culturali Calo di presenze nel maggiore museo regionale e nell’intero circuito. Gli umbri dimostrano di conoscere poco il proprio patrimonio.

Capolavori Opera del Perugino: la mostra è quella del 2004

La visita al museo non è genere di prima necessità. E in tempo di crisi anche qualche decina di euro in più o in meno in famiglia fa la differenza. Dunque, la contrazione significativa degli ingressi (-2,7%) e incassi (-7,19%) nei musei italiani da novembre 2008 allo stesso mese del 2009, dati -recentemente comunicati dal Ministero per i Beni Culturali- molto più pesanti se riferiti all’Umbria, potrebbero essere del tutto funzionali alla congiuntura. E c’era invece chi pensava, in base a non so quali rilevazioni estemporanee, che proprio con la crisi la gente si sarebbe potuta “rifugiare” in un confortevole e culturalmente appagante museo per una mezza giornata a un modico prezzo, risparmiando rispetto a più costosi intrattenimenti. Considerazione che sarebbe avvalorata dai dati rilevati nel periodo natalizio per i quali si è registrato un sorprendente +7,41% rispetto all’anno passato per i 30 siti più visitati in Italia, ma in quel paniere c’è anche il Colosseo, internazional-popolare che da solo fa sempre grandi numeri. Ma veniamo all’Umbria la cui brutta pagella (-17,18% di visitatori e -13,39% di incassi) ci colloca in fondo alla classifica italiana. Nella nostra regione il dato complessivo sul turismo non è stato eclatante e di conseguenza anche i visitatori dei musei sono sensibilmente diminuiti, perché l’apporto degli umbri è stato sempre marginale, se si fa eccezione per i grandi eventi. Le manifestazioni di massa non portano nuovi visitatori ai musei, anzi spesso li sottraggono: incredibilmente il discorso vale per Umbria Jazz, più credibilmente per Eurochocolate. Non conosco i dati disaggregati, ma sembra che il calo sia molto diffuso: dalla Galleria Nazionale dell’Umbria al Collegio del Cambio e della Mercanzia, mete obbligate del turismo a Perugia. La nostra Galleria è splendida e allestita molto bene, anche dal punto di vista della comunicazione e chi la guida sa il fatto suo. Vi si sono svolti anche grandi eventi e qualche mostra non faraonica; ci sono anche appuntamenti tematici. C’è anche un vero book shop; manca solo la caffetteria, ma di bar davanti all’ingresso ce ne sono a iosa. A richiesta si possono avere visite guidate. Tutto questo, evidentemente, non basta, o non basta più. Ricette miracolose non ce ne sono, ma qualche accorgimento si può sperimentare. Intanto occorre conoscere a fondo chi visita che, ma soprattutto chi non visita alcunché. Al riguardo, sarebbe utile che qualche istituto di ricerca istituzionale o universitario (ma basterebbe anche una tesi di laurea) facesse un sondaggio per conoscere quanti umbri hanno visitato almeno una volta la Galleria Nazionale dell'Umbria (o qualche altro museo pubblico) e se si, quanto tempo fa è avvenuto. Credo che avremmo delle sorprese molto significative, se togliessimo le visite scolastiche. Questo per dire che dovremmo muoverci anche nel target regionale che, pure limitato, conta poco meno di novecentomila abitanti. Quanto al visitatore potenziale, credo che vada aggregato. Molti che non hanno mai visitato un museo, lo farebbero più volentieri se in compagnia e se accompagnati da una guida. Allora, puntiamo sull’associazionismo (e sulle organizzazioni dell’associazionismo) di varia natura e offriamo pacchetti con trasporto, ingresso e vista guidata a prezzi scontati. Gli orari devono adeguarsi alle esigenze del visitatore e non del museo. Flessibilità che si scontra con problemi sindacali, ma occorre sperimentare di più altre strategie. Al mattino dei giorni feriali d’inverno si catturano ben pochi visitatori, scolaresche a parte. Per il pubblico più esigente, quello che la Galleria Nazionale e gli altri musei li ha visitati più volte, occorre creare continue occasioni di visita. I grandi eventi sono rari perché costosi, ma di mostre se ne possono costruire anche con pochi quattrini, in sinergia fra istituzioni pubbliche e private, non scadendo di qualità. Due esempi possono essere al riguardo significativi, a prescindere dal fatto che io ne sia stato fra i curatori; citandoli solo perché ne conosco bene i dati. A Palazzo della Penna, che per i perugini è incredibilmente fuori mano, quando ci sono mostre i visitatori aumentano esponenzialmente, da poche decine alla settimana a numeri con tre zeri in poco più di due mesi, come nel caso di “Umbria Veloce” da poco conclusasi. In soli due mesi, da settembre ai primi di novembre, a Palazzo Baldeschi al corso della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, un segmento (sul sacro) dell’antologica di Alessandro Bruschetti di Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago ha registrato quasi 5.000 visitatori; altrettanti, più o meno, quelli della mostra a nella città lacustre. Due piccoli eventi costati veramente molto poco. Allora, avanti con la ricerca e l’analisi dei dati e con la stimolazione di un nuovo target di visitatori interni (ovviamente si deve fare molto, con incentivi ai tour operator, non bastando la qualità dell’offerta, per deviare la gran parte del turismo culturale nazionale e internazionale anche in Umbria, ora incanalato in gran parte lungo altre direttrici) e movimentare il settore con flessibilità e una diversa organizzazione dello stimolo a visitare il museo

Massimo Duranti

http://www.corrieredellumbria.it/news.asp?id=16


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