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MILANO - Un palazzo di vetro per Feltrinelli nel segno di Herzog e De Meuron
Repubblica — 25 febbraio 2010 pagina 5 sezione: MILANO



SPARISCONO un autolavaggio dismesso, due benzinai, la Piccola scuola di circo e anche il vivaio Ingegnoli. Al loro posto, e su quella striscia irrisolta di città tra i caselli daziari di Porta Volta e piazza XXV Aprile, arrivano la nuova casa della Fondazione Feltrinelli e gli uffici della casa editrice, sale di conferenza e letture, negozi, libreria, parcheggi sotterranei per le auto. Ma anche un parco stretto e lungo, a diverse altezze, con percorsi pedonali e ciclabili a ricalcare l' antico tracciato della Mura spagnole, qui abbattute già nel 1880. Un boulevard alberato che inizia con un terrapieno-belvedere alto due metri, a evocare i bastioni, da cui scendono prati e un filare d' alberi fino alla strada. Uno dei più antichi accessi alla vecchia città, l' antica porta Tenaglia, si trasforma. E il volto del futuro porta la firma di Jacques Herzog, archistar svizzero già ingaggiato per la squadra dell' Expo e autore, tra i suoi edifici più noti e recenti, dello stadio olimpico di Pechino a forma di nido d' uccello. Il suo progetto è stato presentato martedì sera al consiglio di zona 1, e alla città. Sarà votato dal parlamentino martedì prossimo (già c' è il via libera della commissione paesaggistica di Palazzo Marino) ed è atteso in giunta entro circa un mese per il via libera definitivo. Di quell' area di oltre 17mila metri quadrati, delimitata a nord da piazzale Baiamonti e via Montello, a sud da via Volta, viale Crispi e viale Pasubio, più della metà (10.599) sarà edificata e quasi cinquemila metri quadri saranno destinati a verde e aree giochi. Un piano di riqualificazione di cui si parla da anni ma che soltanto adesso, grazie alla recente trasformazione urbanistica di quella porzione di città in area di recupero (ex B2), può avviarsi verso la realizzazione. Sui terreni, in parte del Comune e in parte della Feltrinelli fin dalla fine dell' 800, quando ben prima di diventare una casa editrice era un' azienda di legnami (oggi la proprietà fa capo alla controllata di Feltrinelli Finaval, il progetto dello studio Herzog & De Meuron prevede la costruzione di tre edifici, tutti a vetri, strutture portanti di cemento armato e tetto a punta. Quello più isolato dagli altri, lungo viale Montello al di là dei caselli, sarà proprietà del Comune e ospiterà uffici e servizi per il quartiere. I due edifici su viale Pasubio, contigui ma separati da un passaggio da cui si accederà al verde, saranno la sede della casa editrice, oggi in via Andegari a due passi dalla Scala,e della Fondazione, attualmente in via Romagnosi. Nel primo uffici moderni, sale riunioni e lettura ai piani alti, negozi, bar e ristoranti al piano terreno. Nella nuova Fondazione, al piano terra una libreria, caffetteria al primo, una sala lettura sotto il tetto aguzzo e trasparente per la consultazione pubblica dei documenti storici (soprattutto sul movimento operaio e la storia dell' editoria), conservati in due piani sotterranei. Nell' insieme, un polo culturale, ma anche verde: un parco a prato, con panchine e fontane lo collega ai caselli daziari di piazzale Baiamonti, di cui è prevista la valorizzazione, collegandosi ai Raggi verde del Comune (di lì dovrà passare il numero 8, verso Porta Nuova). «Entro pochi giorni , a iter di approvazione terminato - dice Carlo Feltrinelli - contiamo di presentare insieme all' architetto Herzog il progetto, che ci sembra fantastico, e le nostre idee per lo sviluppo della Fondazione». Nel frattempo i residenti di via Sarpi hanno chiesto di poter utilizzare l' area dell' ex Piccola scuola di circo come parcheggio a raso, prima che partano i lavori per un silos (quattro piani esterni e due sotterranei di posti auto) previsto accanto al nuovo progetto, in viale Montello. «Chiediamo che ci sia una continuità armonica tra il garage e i nuovi edifici - chiede Donatella Capirchio, consigliere Pd (indipendente) in zona 1 - ma anche che chi costruisce un progetto così imponente si faccia carico anche di dare servizi in più al quartiere, come strutture sportive o residenze per fasce deboli». - ILARIA CARRA



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