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TOSCANA - Eolico e pannelli solari non sono ancora un’alternativa reale
CARLO BARTOLI
DOMENICA, 28 FEBBRAIO 2010 IL TIRRENO Toscana

Il professor Frey della Scuola Sant’Anna: vero, c’è il boom delle rinnovabili ma si parte da valori bassissimi


Il boom delle rinnovabili può crescere ancora, anche per poter ridurre davvero l’apporto delle forme tradizionali di produzione di energia, aumentando l’autosufficienza energetica e diminuendo l’inquinamento. Secondo Marco Frey, docente di finanza aziendale alla Scuola Sant’Anna, la corsa delle rinnovabili anche oltre gli obiettivi fissati dal piano regionale per il 2020 è non solo possibile, ma anche auspicabile.
Quanto beneficio avrebbe la qualità dell’aria in Toscana da un ulteriore impulso delle rinnovabili?
«Le rinnovabili hanno l’enorme vantaggio di essere a nullo o bassissimo impatto in termini di anidride carbonica, anche considerando i processi che servono a produrre gli impianti. Non tutte le fonti sono uguali, la geotermia, da questo punto di vista, ha una maggior delicatezza rispetto all’eolico o al fotovoltaico. Tutto sta a vedere il differenziale tra la vecchia e la nuova fonte di produzione: se il raffronto è con il carbone tradizionale i benefici sono enormi, rispetto a centrali a gas dotate di tecnologie di abbattimento, il differenziale è minore. Le rinnovabili hanno anche altri impatti positivi, in quanto realizzano quello che definiamo il “dividendo multiplo”, ossia sono in grado di generare benefici non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale e economico. Tendenzialmente sono più distribuite nel territorio e attivano una subfonitura locale. C’è, insomma, una restituzione al territorio di una serie di opportunità occupazionali e di sviluppo economico».
Gli obiettivi che il piano energetico regionale fissava per il 2020 potrebbero essere presto superati per biomasse e fotovoltaico. E’ un bene o un male?
«Assolutamente un bene. Le rinnovabili, pur avendo un forte trend di crescita, partono da valori assoluti molto bassi e quindi non costituiscono nel breve termine un’alternativa reale alle fonti fossili. Ogni possibilità di accrescere questo trend è auspicabile in ciascuno dei suoi settori e quindi anche nell’eolico e nel geotermico. In questo modo si realizza una maggiore capacità di far fronte a uno sviluppo sostenibile del territorio».
Quindi, non siamo vicini alla saturazione?
«Prendiamo ad esempio la geotermia: anche in questo campo ci sono ancora margini di sviluppo importanti e non solo per quanto riguarda gli impianti tradizionali, quelli ad alta entalpia, ma anche sulla bassa entalpia, un settore che sta sì crescendo, ma sul quale siamo ancora abbastanza indietro. Nell’alta entalpia, che usa la geotermia per produrre energia elettrica ad elevate temperature, ci sarebbero margini di sfruttamento ancora consistenti, quasi tutti localizzati sull’Amiata, anche se ci sono dei problemi legati all’impatto socioeconomico di questi impianti. Nella bassa entalpia sono sufficienti temperature decisamente inferiori che ne permettono un utilizzo su larga scala, in particolare per il teleriscaldamento e per applicazioni produttive, come ad esempio il riscaldamento delle serre. Ma la maggiore possibilità di sviluppo è costituita dalle pompe di calore che utilizzano il fluido geotermico per il riscaldamento invernale e il raffrescamento estivo. Anche il fotovoltaico si sta diffondendo in maniera significativa anche perché gli incentivi erano tarati su un costo dei pannelli decisamente superiore a quello attuale. Questa convenienza, unita alla scadenza alla fine del 2010 degli incentivi, sta concentrando una domanda molto rilevante in questo settore e anche la Toscana ha avuto un trend molto significativo. Lo sviluppo dell’eolico è più complesso, in quanto risente dei problemi legati al paesaggio e, rispetto alle sue potenzialità, si procede più a rilento. La Regione ha infatti cercato di individuare le zone idonee, aree prive di particolarità paesaggistiche e caratterizzate da forte presenza di vento».
In Toscana abbiamo due centrali a olio che Enel vorrebbe riconvertire a carbone pulito, mentre la Regione punta sul gas. Qual è la sua opinione?
«Purtroppo, per molto ancora dovremo continuare a utilizzare le fonti fossili. Tra queste, c’è una gerarchia, sia in termini di inquinamento che di efficienza energetica. L’olio combustibile è destinato a ridursi sempre più, mentre gli impianti a carbone dotati di adeguate tecnologie ed efficienti sistemi di abbattimento garantiscono un’elevata efficienza, un costo contenuto della materia prima e un impatto ambientale ridotto rispetto al carbone tradizionale. La soluzione a gas è certamente la migliore per impatto e efficienza».
«Certo, il gas è una risorsa preziosa, che richiede la presenza di rigassificatori, e può avere utilizzi più pregiati. In Italia stiamo consumando tanto gas e non dovremmo passare da una dipendenza da olio combustibile a una dipendenza da gas».



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