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Il duello dei Geni. Leonardo eMichelangelo, la storia infinita: ma chi stato il pi grande?
di EDOARDO SEMMOLA
CORRIERE FIORENTINO 3 apr 2010 Firenze



Leonardo eMichelangelo, la storia infinita: ma chi stato il pi grande? Jonathan Jones riapre la diatriba in un libro. Svelando il suo preferito

Da pagina 1 Cinquecentosei anni dopo la sfida continua al di l della Manica: Leonardo attacca con il sorriso della Gioconda, Michelangelo si difende dietro la smorfia (ma nel termine grimace c di pi: un ch di serioso) del David. Lumanista laico e amante dalla scienza da Vinci rilancia con la perfezione classica e lambiguit sognante del suo pi famoso dipinto, mentre il cattolico Buonarroti risponde con il disegno tagliente come avesse confidenzialmente mappato la forma dellaria con penna e inchiostro del suo re nudo.
Bellissimo Il David di Michelangelo, Firenze, Galleria dellAccademia

la storia infinita del pi titanico scontro tra giganti dellarte: chi stato il pi grande, Michelangelo o Leonardo? Jonathan Jones, celebre storico e critico darte londinese e giudice del prestigioso Premio Turner lo scorso anno, ha da poco riaperto la secolare diatriba che Firenze aveva chiuso con la battaglia delle battaglie: Battaglia di Anghiari contro Battaglia di Cascina, Leonardo contro Michelangelo, con in palio un biglietto di carrozza per Roma, la Cappella Sistina, lagognato premio e gloria. La sfida rivive nel libro The Lost Battles: Leonardo, Michelangelo and the Artistic Duel that Defined the Renaissance appena pubblicato da Simon & Schuster ( per acquistarlo: guardian.co.uk/bookshop, 25 sterline). In copertina c uno schizzo del ponte alle Grazie sopra il quale campeggiano cupi e arcigni i volti dei rispettivi autoritratti. Latmosfera quella di una patina sfumata da papiro consumato dalla storia. Siccome non si tratta di un giallo anche se lautore racconta Firenze, il Rinascimento e i due protagonisti proprio come in un thriller forse non peccato mortale svelare il finale del Jonathan Jones pensiero: Nel mio cuore vince Leonardo. Esattamente lopposto di ci che la gara di Palazzo Vecchio decret tra le due battaglie perdute, da cui il titolo del trattato.

Jones ci dice che, non essendo pervenute a noi le due opere oggetto della contesa, la Storia non potrebbe o non dovrebbe decretare un vincitore. La sua analisi principalmente rivolta allanima pi che alla tecnica: Monna Lisa una star da premiere cinematografica ma anche santuario del paradosso, il David angosciato come la pura roccia di montagna. Poi si sposta sui caratteri dei due contendenti: Leonardo solare, vitale, quasi gioviale, Michelangelo scontroso, duro, geloso dei suoi segreti. Fino ad arrivare alla nostra Firenze, ricostruita, scoperchiata, quasi vivisezionata, artisticamente sintende. A Firenze, col suo colorito linguaggio pieno di immagini metaforiche, Jonathan Jones pone la domanda delle domande: come ha fatto una sola citt nello stesso momento a dare alla vita (e a far scontrare, nellodio reciproco) i due pi grandi geni dellumanit? Lo scrive con una certa e per niente velata invidia. Monna Lisa e il David gli oggetti darte pi rinomati nel mondo, quasi luno limmagine riflessa dellaltro o piuttosto il positivo e il negativo. Non una coincidenza: creati nello stesso momento, nella stessa citt da due rivali che si guardavano come Matisse avrebbe un giorno guardato Picasso, sono oggetti di una competizione diretta, pubblica e frenetica come oggi sarebbe il premio Turner.

Per Jones quella tra la Battaglia di Anghiari e la Battaglia di Cascina stata loriginale, definitiva e fondamentale competizione artistica, il premio del genio. Infatti tutto il libro ruota intorno alla stessa domanda, e Jones ce la pone e se la pone molte volte: As to which is greater . . . can we give an answer?. La domanda non chi sia stato il migliore (potrebbe suonare assurdo chiederselo ancora, oggi) ma se si possa ragionevolmente aggiudicare la palma del migliore con i criteri di valutazione attuali.

Entrambi prosegue il critico svelano ancora eccentriche stranezze che li catapultano oltre la loro stessa eredit artistica, fin dentro la grandezza dellumanit, perch il potere di suggestione che tuttoggi le loro opere conservano quello dellimmortalit, perch sia il David che Monna Lisa hanno il dono eterno del sembrare vivi.

Poi, come preannunciato, lautore svela da quale parte batta il suo cuore: Nel 1506, dopo due anni di competizione, Firenze scelse il vincitore, il genio definitivo, Michelangelo. E il premio non fu una cosa vile emisera come il denaro, fu lonore di definire il look del Vaticano e dare forma al futuro dellarte. Ma, ecco il colpo di coda di in favore di Leonardo, allo stesso tempo lo sconfitto valic le Alpi fino in Francia portandosi dietro il suo pi famoso dipinto. E oggi Monna Lisa sorride enigmaticamente al suo continuo sciamare di fan. Perch, sostiene Jones, il palcoscenico del Louvre come se nobilitasse di pi del piedistallo dellAccademia. E infatti, chiosa ironicamente nel finale: Che strano modo di perdere.



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