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LA CULTURA NON VA USATA NELLA CACCIA AL CONSENSO
di RENZO ANDERLE
CORRIERE DEL TRENTINO 2 apr 2010 Trentino





Certamente un tempo questo Paese era la culla della cultura, almeno europea. Anche in momenti oggettivamente difficili, lItalia non ha mai abdicato alla rilevanza e alla centralit della cultura. Non si tratta di affermazioni estemporanee. Anche nei diversi ruoli, personalmente ricoperti dentro lamministrare pubblico, ho sempre colto il protagonismo della cultura quale motore propulsivo dello sviluppo delle comunit. Oggi per tutto sembra mutato e quelle sensibilit sembrano appannate. Avvolti in una sorta di neoreaganismo, a fosche tinte padane, i decisori delle comuni sorti nazionali hanno relegato la cultura a mero orpello.

Lhanno relegata, cio, a un atto dovuto pi che a un investimento vero. I tagli di bilancio degli ultimi anni ne sono una dimostrazione pi che sufficiente, seppur dettati dalle superiori ragioni della crisi economica in atto.
Schtzen La Provincia finanzia gli acquisti delle divise

Investire in cultura invece, a mio parere, un modo intelligente e lungimirante per reagire alla crisi stessa; per limitarne anche gli effetti; per favorire linnovazione e quindi lo sviluppo; per promuovere la responsabilit e, in definitiva, per far crescere la democrazia. Non si tratta di opinioni in libert, se perfino Vincenzo Cerami stigmatizzava lassenza di cultura della cultura. Al di l del gioco di parole, ci significa non essere consci che le attivit artistiche, letterarie, museali, di ricerca scientifica e di formazione sono le uniche fucine possibili dove forgiare la consapevolezza, la coscienza collettiva, i valori civili e la custodia dellidentit dei popoli e degli individui.

Rinunciare consapevolmente allinvestimento in cultura vuol dire rinunciare a un ruolo e a una funzione che questo Paese ha sempre rispettato e osservato nei secoli. Certo, forse ripagano pi, in termini di consenso, le esibizioni estemporanee del velinismo imperante, i gossip a buon mercato, linformazione dassalto e lesibizione delle crescenti nudit televisive. Ma ci non aiuta il Paese, anzi, lo impoverisce.

Il confronto con i dati di altri Stati europei ci fa impallidire. Tutto sembra, qui da noi, legato a ci che Keynes definiva lincubo del contabile, ovvero il pregiudizio secondo cui nulla ammissibile se non produce immediato ritorno economico, oltrech consistenti ricadute in termini di consenso diffuso.

Credo indispensabile che limpresa culturale debba sottostare alle regole del mercato e agli obblighi di ogni altra impresa. Deroghe pietistiche non sono ammissibili: i processi di riorganizzazione della produzione e del modo di produrre sono punti irrinunciabili. Eppure qui la questione unaltra e attiene la sfera della sopravvivenza stessa di un razionale sistema culturale nazionale. Senza credibili investimenti, la cultura muore o si riduce a una pura rappresentazione una tantum di s stessa. Non si tratta insomma di racimolare qua e l nel bilancio pubblico, quanto piuttosto di impostare serie politiche di settore, con scelte coraggiose e di ampia prospettiva.

Anche il Trentino, pur nella sua positiva diversit, non immune dal ragionamento. Se infatti tender a prevalere la scelta a favore di investimenti monodirezionali (celebrazioni, abbigliamento, eventi occasionali e altro), allora la cultura si ridurr a solo bacino potenziale di consenso politico, mentre ben altro devessere il suo scopo, che poi scopo formativo delle coscienze e degli uomini di domani.

Insistere sullepisodicit legata alle contingenze del momento significa pensare la cultura come uno strumento, anzich un fine. Ci non significa escludere le celebrazioni di singoli eventi, bens collocarle in un progetto culturale cui sia garantita continuit temporale, diffusione territoriale, ricchezza di proposte. Deve insomma contare la qualit, non il numero nel produrre cultura.

Viviamo in una regione di montagna e di confine. Questi sono i caratteri pregnanti della nostra identit e questi vanno valorizzati, senza calcare la mano su una anzich sullaltra. La cultura, insomma, va declinata sia nella dimensione territoriale come in quella del confronto e dellapertura a nuovi orizzonti nonch a moderne prospettive.


* Renzo Anderle, consigliere provinciale Unione per il Trentino



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