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FIRENZE - Ritrovare Giotto. Finito il restauro, la Croce di Ognissanti recupera i suoi colori Torna a casa, ma si studia una nuova collocazione. In chiesa
VALERIA RONZANI
CORRIERE FIORENTINO 2 apr 2010 Firenze






Uninnovativa tecnica di pulitura, anni di studi allOpificio Ora tutto perfettamente leggibile

Da pagina 1 Torna nella sua pienezza di forme e colori la Croce che Giotto dipinse per la Chiesa di Ognissanti fra il primo e il secondo decennio del Trecento.
I volti Nella foto grande il Cristo, nel tondo a destra San Giovanni, sotto la Vergine. In basso il Redentore benedicente e due momenti del restauro dellOpificio delle Pietre Dure (foto: Bramo/Sestini)

Un lungo e delicato intervento di pulitura ad opera dellOpificio delle pietre dure ha cancellato la patina scura che ne impediva la piena leggibilit. E torner con tutti gli onori che si devono a quello che si pu definire un capolavoro ritrovato.

Proprio oggi la riunione dei tecnici dellOpificio delle pietre dure con le due soprintendenze competenti, quella ai beni architettonici e quella ai beni storico-artistici, dovrebbe infatti definire la collocazione della monumentale Croce (quasi cinque metri di altezza per quasi quattro di larghezza) allinterno di Ognissanti, dopo che il restauro a cui stata sottoposta arrivato praticamente al traguardo. Per un esito commovente, che ha svelato la qualit eccelsa nella materia pittorica, la profondit geniale fin nel minimo particolare iconografico, quella sintesi possente fra plasticit e naturalezza che una delle firme di Giotto.

A differenza di altre opere che Giotto esegu per quella Chiesa, la celebre Maest degli Uffizi, la commovente Dormitio Virginis di Berlino, il Crocifisso rimasto l per tutti questi secoli. Nonostante vari spostamenti, proprio a causa dellincolpevole Vasari, che fu su Firenze larchitetto incaricato di eseguire ladeguamento dellinterno delle chiese ai nuovi dettami controriformisti. Che, tradotto, signific innanzitutto labbattimento delliconostasi, dove quelle grandi croci erano collocate. Dopo la mostra dedicata a Giotto nel 1937, il Crocifisso and a finire addirittura nella sacrestia, sottratto agli occhi dei visitatori. Se sar accettata la proposta dellOpificio, la Croce potrebbe finalmente tornare in una degna collocazione allinterno della chiesa.

Leccezionalit del risultato di restauro si deve a uninnovativa tecnica di pulitura, frutto di anni di studi preliminari sperimentali, che hanno portato a formulazioni specificamente preparate per un dipinto delicatissimo, costruito con strati sottilissimi di colore. Una pulitura che a sua volta ha richiesto un impegno pluriennale, ma che ora giunta al termine.

Stiamo finendo il reintegro delle lacune, poi ci sar la verniciatura, ci dice Marco Ciatti, direttore del settore Restauro dipinti su tela e tavola dellOpificio. Ed ha assolutamente ragione, quando osserva: straordinario come la pittura emerga dalla pulitura con questa morbidezza, tutto perfettamente leggibile senza alcun appiattimento. Pensare che il lavoro si era impantanato nella cronica mancanza di fondi; si deve alla sensibilit di un privato, Alvise di Canossa, presidente di Arteria e vero innamorato della Croce giottesca, se la situazione si sbloccata. Cos la mano di Giotto torna a parlarci, praticamente integra, fremente, attraverso tanti secoli. Nei quadrilobi ai lati, le figure dei due dolenti riemergono nel cromatismo del manto di san Giovanni, in una Vergine ritratta col volto solcato dalle rughe dellet e del dolore. E quel corpo del Cristo, un Christus patiens ieratico, eppure cos totalmente umano, secondo quellinvenzione gi sperimentata nellaltra grande Croce fiorentina, quella giovanile per Santa Maria Novella. Sopra, il Redentore benedicente dal vago profumo bizantino, mentre andato perduto il piede trapezoidale che doveva essere il supporto della Croce, verosimilmente raffigurante il Golgota con il teschio di Adamo, secondo liconografia che lo stesso Giotto dipinse nella Croce di Santa Maria Novella. Anchessa oggetto di un precedente restauro nei laboratori dellOpificio.

Ed sorprendente la capacit di continuo rinnovamento che caratterizza il lavoro di Giotto prosegue Ciatti Da un punto di vista tecnico, rispetto alla Croce di Santa Maria Novella, ci sono diverse novit, come un differente rapporto fondi colore, ma anche stilisticamente incredibile come egli si rinnovi nelle varie fasi della propria vita artistica. Mente tutti i pittori che sono entrati in contatto con lui restano indelebilmente segnati dallesperienza, ma fermi, bloccati a quel Giotto che avevano conosciuto. Adesso siamo veramente curiosi di capire quale sar la reazione degli studiosi di fronte allopera restaurata.

Perch la Croce, documentata da tutte le fonti antiche (Vasari ricorda che Puccio Capanna, pigliando il disegno, molti per tutta Italia ne lavor), stata presso gli storici dellarte oggetto di una disputa, innescata da Giovanni Previtali, che ha voluto individuare, accanto alla mano del maestro, quella del suo principale collaboratore, da lui indicato come Parente di Giotto. Giova ricordare che il lavoro degli artisti non era in quei secoli frutto solitario come da tradizione romantica, ma lavoro corale di una bottega artigiana, ricca di aiuti pi o meno valenti, le cui personalit sono quasi sempre difficilissime da isolare.

Impegnativo stato pure il restauro del supporto ligneo ci dice ancora Ciatti basti pensare che la Croce pesa quattro quintali e mezzo, un problema anche solo spostarla. Adesso stiamo lavorando al progetto per la ricollocazione, ci vorr un apposito supporto metallico, unilluminazione mirata.

Se oggi sar accettata la proposta dellOpificio, la Croce torner in Ognissanti, collocata in una cappella sulla testa del transetto sinistro. anche leggermente rialzata nota Ciatti La Croce sarebbe al sicuro, perch c una cancellata a proteggerla, e si avvicinerebbe al punto di vista sopraelevato che doveva avere nelliconostasi per cui era stata creata.

Una menzione, per finire, alleccellenza di chi ha lavorato allimpresa, Paola Bracco, Ottavio Ciappi, Anne Marie Hilling per la superficie pittorica, Ciro Castelli, Andrea Santa Cesaria, Mauro Parri per il supporto ligneo.



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