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Napoli, Santa Maria a Vertecoeli. Il Cristo del 600 offeso e umiliato ai piedi dell'altare
Paolo Barbuto
Il Mattino - Napoli 3/4/2010

Ha gli occhi semichiusi e il dolore disegnato sul volto. Quel Ges Cristo di legno ai piedi dell'altare non stato deposto dalla croce: stato strappato, spezzato, umiliato e offeso. Santa Maria a Vertecoeli, cuore della Napoli delle cento chiese; il Duomo a quaranta metri in linea d'aria. Eppure la fede sembra lontana mille chilometri da questo luogo sacro. Il simbolo di Ges che muore sulla croce, nell'oscurit di questa chiesa vietata dai giorni del terremoto, stato profanato. Ed stata Napoli a profanarlo. L'ha lasciato a marcire nell'incuria e nell'abbandono. Non l'ha visto mentre si sgretolava e scivolava gi dalla croce. Non l'ha raccolto quando caduto esattamente ai piedi dell'altare: oggi quel che resta della statua del Cristo crocifisso giace in mezzo ai detriti e al marciume, al centro di un orrendo impasto di resti di piccioni morti, pezzi degli stucchi crollati e escrementi di animali. Fino ad ora la nostra inchiesta ci ha portati dentro undici chiese abbandonate. Avevamo gi trovato (e fotografato) una statua di Ges che era scivolata gi dalla croce e si era dolcemente adagiata su un altare. Abbiamo trovato soprattutto muri crollati e ossari abbandonati, affreschi ridotti in pezzi e bare profanate: ma nessuno degli orrori in cui ci siamo imbattuti, stato pi doloroso dello sguardo del Ges Cristo di Santa Maria a Vertecoeli. La chiesa si trova in un vicolo al quale ha ceduto il nome. Nel palazzo di fronte c' incastonata una colonna romana. Quella colonna viene usata per allacciare un filo di panni e per tenere le scope a testa all'ins: cos le scope non si rovinano, la colonna romana s ma quella non serve a niente, dice la signora mostrando ineffabile certezza. La sola vista della facciata esterna mette i brividi: il gigantesco portone verde incastonato in un mare di stucchi in pezzi, colonne aggredite dalla muffa, intonaci cadenti. Dietro al portone stata costruita una gabbia di ferro: l'hanno messa dopo che i ladri avevano portato via qualunque cosa. Le grate e i lucchetti, adesso proteggono il nulla che rimasto dentro a quel luogo. Anche il pavimento stato rimosso. L'unico segno dell'antica bellezza l'altare tutto di scelti marmi colorati, come lo descriveva Celano 1856. ancora al suo posto, malconcio, ma c'. Dietro l'altare c' un gatto mummificato che fa la guardia a una cassaforte svaligiata e al cassone dov'erano conservati gli abiti sacri. Un percorso di corridoi interni conduce al coro che ha dimensioni piccole e un tempo doveva essere bello. Oggi l'organo antico si trova esattamente al centro della struttura. Chi l'ha trascinato qui ha anche provveduto ad accartocciare le canne, a spezzettare i tasti, a ridurre in pezzi i meccanismi. Tutt'intorno allo stanzone (decorato con fini stalli di noce, scrive sempre Celano a met 800), gli stalli non ci sono pi. I sedili che accoglievano preti e iscritti alla confraternita, dovevano essere talmente beffi che qualcuno li ha portati via uno ad uno. Con precisione, per. Senza spaccare nulla. E l dentro rimasta solo la base di legno accostata al muro, a ricordare come doveva essere nel 1700. Una scala malridotta e (come in tutti i luoghi abbandonati) coperta di guano, conduce al terrazzo alle spalle del campanile. E qui lo sconforto si trasforma in preoccupazione, anzi in paura. In cima all'archetto progettato da Bartolomeo Granucci per contenere la pesante campana che suonava, costantemente per i morti, c' una croce di ferro. La croce pesa almeno quindici chili, forse di pi, e si trova paurosamente in bilico in cima all'archetto. Baster un colpo divento pi forte, una pioggia insistente, uno sbalzo improvviso di temperatura, per dare l'ultimo colpetto e sciogliere quell'incastra cos effimero. Prima che quella croce finisca sulla strada, per evitare che qualcuno rischi di farsi male, bisognerebbe fare qualcosa. E visto che qualcuno dovr intervenire, si potrebbe ipotizzare un gesto pietoso: raccogliere da terra quel che resta della statua di Ges Cristo e, almeno, deporlo sull'altare. Lontano dalle bestie in decomposizione e dagli escrementi dei randagi.

1734 La ricostruzione
Quando la confraternita dl Santa Maria Vertecoeli divenne importante (e ricca) commission a Bartolomeo Granucci, allievo di Vaccaro e assistente di Solimena, il nuovo disegno della chiesa. Era il 1734. Gli stucchi esterni (oggi disastrati) li realizz Giuseppe Scarola.
Il pericolo. Campanile a rischio una pesante e antica croce di ferro sta per cadere sulla strada



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