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SARDEGNA - Tuvixeddu bene pubblico, un grande entusiasmo civico si fa strada
Roggio, Sandro
05.04.2010




Il commento alliniziativa del 27 marzo a Cagliari, Tuvixeddu: bene comune o attivit edilizia?, su sardegnademocratica.it (m.p.g.)

Tuvixeddu bene pubblico, un grande entusiasmo civico si fa strada finalmente per un'idea di spazio condiviso. Ma chiss. Lo ha spiegato Salvatore Settis il significato attualissimo di "pubblica utilit" del paesaggio, valore di lunghissimo corso: gi negli statuti comunali, sancito da editti di camerlenghi e dalle leggi (delle destre) nella storia d'Italia. E' dalla parte delle comunit questo orientamento: sarebbe logico che prevalesse sempre, ma ci sono eccezioni, non ci vuole molto a scoprirlo. E a volte le eccezioni sembrano particolarmente estranee al buon senso.

Per questo appaiono sempre pi strampalate, avulse da qualsiasi idea di citt civile - come Cagliari - le tesi alla base di quell' "accordo di programma" che subordinava la sorte di Tuvixeddu a interessi imprenditoriali. Nei pi la convinzione di agire nell'interesse della comunit, qualcuno convinto di essere ascritto tra i benefattori, prima o poi.

Un malinteso di proporzioni inaudite, lo ha notato Settis. Una dannazione quel titolo, "accordo di programma", riferito a quel luogo incorrotto per secoli. Ci voleva l'ostinazione degli uomini del nostro tempo, senza memoria, irrispettosi: che si accordano per rimediare a quello stato di mesto isolamento. La citt-merce si impossessi di ogni spazio libero! Si contengano le distanze di rispetto. Ma guarda un po': "fascia di rispetto" espressione dell'urbanistica e richiama un sentimento alla base della convivenza. Rispetto appunto, come quello che si ha dei propri cari, dei maestri di vita, di principi e diritti, e pure di luoghi e monumenti.

Questa separatezza di Tuvixeddu confermata nei secoli un valore. Ma del compassionevole reiterato ossequio verso un antichissimo cimitero certa caricaturale modernit se ne infischia. Tuvixeddu, d'altra parte, non pi un cimitero. Il lutto stato abbondantemente elaborato avr pensato il fautore dell' "accordo di programma". Il paesaggio, che quell' altro accordo tra vivi e morti ha sancito per secoli, pu essere stupidamente triturato in qualche anno. Non dice nulla che quell'area vasta sia stata lasciata in pace fino a ieri?

I tempi nuovi, ci ha spiegato una sentenza, reclamano che ogni parte della citt si conformi al ritmo prevalente, da ingranaggio macinatore alla Chaplin. Si consegni Tuvixeddu ai nuovi riti. Omogenizzare tutto nel frullatore delle urbanizzazioni, antiche tombe e palazzine e strade e canalizzazioni. Tutta mia la citt. Eppure le pause nelle citt non sono mai state inutili, avulse disarmonie. Sono nella sintassi urbana in quanto valori radicati, spesso intangibili (come gli 80 ettari del parco romano di Villa Borghese, i 40 del Valentino a Torino, i 110 delle Cascine di Firenze e cos via). Come sarebbero quelle citt senza i loro vuoti? Meglio cos o abolire le pause, accerchiare i monumenti per metabolizzarli, ossia inghiottirli nel vortice del nuovo gi vecchio che avanza?

Una maledizione che si riassume in quel curioso slogan negli ambienti dell'avanpoltica: "rivitalizzare la necropoli" (lo racconta Giorgio Todde). E' passata l'idea che una antica necropoli debba stare nella cerchia degli esseri viventi (!) adeguandosi alle regole del mercato, anzi conformandosi (ricordate l' avviso: il morto non afferri il vivo?) Passa facilmente, perch nel cortocircuito di questa temperie. Tanta gente trascorre negli ipermercati le sue serate libere per combattere la noia delle vecchie strade. "Andiamo all'ipershop perch in centro un mortorio".

"Accordo di programma": la sponda nell' urbanistica contrattata per cui ti do una volumetria x e tu mi dai un'area y che in realt si poteva/doveva acquisire, con un atto trasparente, al patrimonio pubblico moltissimo tempo fa. Pagando il dovuto, beninteso.
Cos oltre la linea dell'ultima tomba accertata ( accertata?) si pu fare. Si faccia, come dice pure l'organo di tutela. Una nuova fascia di rispetto mortificante, no grazie, e via libera alla serie edilizia vista sulla necropoli, anzi a contatto con la necropoli. L'interesse pubblico? Lo spiega l'agente immobiliare all'acquirente indeciso, "guardi che il fascino delle tombe sottocasa qualcosa di unico". Emozionante. Ed esclusivo, molto esclusivo secondo come organizzi gli accessi.

L'idea di parco archeologico rimpicciolisce di senso, assume le sembianze di giardinetto pubblico e insieme di pertinenza condominiale. "Jogging nel parco" - dice la rclame (sar sembrato eccessivo dire "jogging tra le tombe"). Dalle terrazze ai piani alti si continua a vedere l'orizzonte splendido che sollevava gli addolorati parenti di Tizio e di Caio, quella vista che a terra trover oggi impedimenti impietosi. A terra, dove la signora del terzo piano ha gi immaginato di portare le bambine (Gavina di quattro anni, Katiuscia di sei) a giocare a nascondino perch quelle curiose cavit nella roccia sembrano fatte apposta. O saranno trincee per giochi militareschi di ragazzi. E' la poetica del riuso. Metabolizzare!
Gavina e Katiuscia adolescenti potranno esercitarsi sotto le guide amorevoli degli esperti a coltivare l'hobby dell'archeologia sottocasa, passione che certamente svilupperanno stando in cotanto posto. Un posto po' troppo arcigno per, e piatto. Brullo, disse il Tar. Una sensazione da alleviare specie nell'epicentro della necropoli.

Per questo hanno ben pensato di contraddire la monotonia di quelle fredde tombe, mitigare il loro misterioso disordine, rivitalizzare, s rivitalizzare. Ed ecco le imponenti fioriere (non guasta un po' d'ombra per il visitatore che faticosamente arriva dal basso). Antidoti futuristi alla overdose di antico fenicio-punico e a quella malinconia che non se pu pi. Le fioriere circoscrivono non si capisce bene cosa (ma non importa) e si sovrappongono e si impongono ( questo si capisce) su quei pallidi buchi nel calcare privi di vera forza scenica. Aiuter, se sar scelto con cura, il colore delle cascate di gerani.

www.eddyburg.it


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