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Servizi aggiuntivi. Resca si messo le Ales


Creata nel 1998, ha un nuovo statuto che ne amplia il raggio d'azione, il che preoccupa i concessionari privati

roma. Di Ales, Arte Lavoro e Servizi, la societ per azioni del Ministero per i Beni culturali, pochi conoscevano lesistenza. Uscita dallombra, si trasformata in un oggetto misterioso. A che cosa serve e quale sar la sua funzione in futuro?

Creata nel 1998, stata utile per sistemare alcune centinaia di lavoratori socialmente utili assegnati al Mibac e impiegati in lavori di pulizia, giardinaggio ma anche custodia e vigilanza in Campania e nel Lazio. Questi lavoratori, oggi regolarmente assunti, vengono impiegati per tappare i buchi di un organico del Mibac che prevede 12mila persone ma ridotto a 8mila (800 stanno per andare in pensione).

La Ales servita anche, spiega Gianfranco Cerasoli, segretario Uil Beni culturali e membro del Consiglio Superiore dei Beni culturali, a sistemare personaggi espulsi dalla politica e per assunzioni clientelari. Ales in passivo ma ce la farebbe se si trattasse di sostenere soltanto i costi dei lavoratori.

Tra 2007 e 2008 i suoi bilanci erano in rosso di 2 milioni di euro, ha rischiato la chiusura e i 430 dipendenti il licenziamento.

A settembre 2008, un accordo con i sindacati ha favorito la riduzione del personale e la vendita di sedi e uffici. Adesso i dipendenti non arrivano a 300. Sempre nel 2008 lo statuto della societ per cambiato e le sue competenze ampliate.

A gennaio 2010, stato varato un terzo statuto che specifica e conferma lesteso raggio dazione della societ.

LAles avrebbe potuto diventare quella che stata definita la Beni Culturali Spa, una megasociet tuttofare al servizio del Mibac. Un progetto abbandonato.

Passata alle dipendenze del Direttore per la valorizzazione Mario Resca, continua nei suoi compiti stabiliti in contratti dappalto con il Ministero: pulizie, custodia, giardinaggio. Ma il futuro preoccupa. Lo statuto le consente infatti una lunga serie di compiti (per il Mibac e non solo): in ambito nazionale e internazionale. Gestione di musei, aree archeologiche e monumentali, biblioteche, archivi ivi compresa la conduzione dei servizi al pubblico, la guardiania, le visite guidate, la biglietteria, il bookshop, la gestione di centri di ristoro () oltre a ogni altra necessit di supporto e strumentale alle funzioni del Mibac.

Non basta, pu gestire convegni, fiere, spettacoli, farsi casa editrice di libri, periodici e stampati, materiali audiovisivi e didattici. E ancora esercitare lattivit di merchandising, progettare e realizzare allestimenti, call center e perfino i servizi di supporto alla catalogazione delle opere darte.

Certo, Ales non ha, o non ha ancora, il know how e le professionalit capaci di occuparsi di tutto questo. Eppure il suo statuto ne fa un potenziale colosso, un formidabile partner in house del Ministero. Tutto questo preoccupa quellinsieme di societ private che, dopo la legge Ronchey del 93, sono cresciute e lavorano in appalto per le Soprintendenze nei musei di tutta Italia nel campo dei servizi al pubblico. Electa e Civita, tra le protagoniste, si dichiarano fiduciose che il Ministero non user Ales per invadere il mercato con la sua ingombrante presenza. Confcultura pi preoccupata. Siamo perplessi, dichiara la presidente Patrizia Asproni. In teoria Ales potr fare tutto quello che fa il mercato. LEuropa molto chiara su questo: le societ in house come la Ales, sono una extrema ratio, uneccezione. Lapplicazione di quello statuto andr approfondita e discussa. Lo stesso Mario Resca ha assicurato che Ales non parteciper a gare e non operer in deroga al regime degli appalti.
Il programma di Resca sembra quello di trovare finanziamenti per consentire ad Ales, formalmente privata, di intervenire in tutti quei settori nei quali Ministero e Soprintendenze mancano di personale. Ma quali saranno questi settori? Non ancora chiaro, secondo Gianfranco Cerasoli, se si tratter sempre di addetti alla manutenzione e alla sorveglianza o anche di figure di livello alto o medio alto che potrebbero agire allinterno delle Soprintendenze per coprire le loro carenze con una anomala struttura parallela che dipender dal Ministero ma attraverso una Spa con propri organi di direzione e controllo. Unulteriore ferita alle normali competenze delle Soprintendenze. Lo stesso ministro Sandro Bondi (la Repubblica, 4 marzo 2010) ha aggravato lallarme degli operatori privati. Mario Resca, scrive Bondi, ha proposto di potenziare lAles al fine di utilizzare al meglio risorse interne al Ministero, per raggiungere risultati a costi minori rispetto alle tante societ di servizi operanti nel settore, senza limitarsi a farne un semplice ente erogatore di stipendi per il personale addetto a musei e aree archeologiche. E aggiunge che da anni esiste in Italia una lobby dei titolari dei cosiddetti servizi aggiuntivi (). Questa lobby diventata sempre pi potente e adesso guarda con sospetto, e probabilmente con una punta di preoccupazione, la riorganizzazione che entro lestate prossima il direttore Resca metter in atto con gare pubbliche per gli spazi aggiuntivi. In realt da pi di un anno si aspetta una riforma, reclamata da tutti gli imprenditori dei servizi al pubblico. Il sistema di fatto bloccato da regolamenti obsoleti, da gare contestate presso i Tribunali amministrativi di mezza Italia e ufficialmente sospeso (aziende e cooperative lavorano in proroga), in attesa di un nuovo regolamento. Doveva provvedere il Ministero, ma i suoi tentativi sono falliti. Cos Resca ha deciso di privatizzare anche questo compito e lo ha affidato a due importanti societ esterne, la Roland Berger e la Price Waterhouse Coopers (compensate con 200mila euro, attraverso la societ Arcus). Entro il 30 giugno dovranno consegnare le linee guida delle gare di concessione dei servizi ai musei che cos dovranno finalmente essere bandite. Si vedr allora quale potr essere il ruolo della Ales di Resca.

http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2010/4/102103.html


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