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SANTA CECILIA. Critico critica? Giudice lo rovina: paghi 3 milioni
articolo di gioved 08 aprile 2010 IL GIORNALE



di Redazione
Giornalista e Messaggero condannati per "grave insulto al prestigio" dell'Accademia di Santa Cecilia. Compensi a ognuno degli 80 musicisti. Tutta colpa di un'intervista al direttore d'orchestra Swalisch uscita nel '96. Il critico punito per aver scritto: "Riflettere sulla frase del maestro"

Il critico critica? Va condannato senza se e senza ma a sborsare tre milioni di euro, in solido con il giornale che ha ospitato la sua critica. Il recordman del risarcimento danni a cui questoggi lAssociazione Stampa Romana dedicher un happening molto atteso un noto critico musicale, Alfredo Gasponi, condannato in primo e secondo grado per aver riportato sul quotidiano Il Messaggero, il 9 marzo del 1996, le parole del direttore dorchestra tedesco Wolfgang Sawallisch che esprimeva il proprio disappunto per il fatto che l'Orchestra dellAccademia di Santa Cecilia, durante le prove, non si era dimostrata all'altezza della sua tradizione. In prima pagina larticolo di Gasponi veniva richiamato in evidenza sotto un titolo che si faceva sicuramente leggere (A Santa Cecilia non sanno suonare) e che i giudici di Roma, pi dellarticolo stesso, hanno reputato altamente lesivo dellimmagine e del decoro di tutti e 80 i professori dellorchestra. Per questo motivo hanno deciso che il Messaggero dovesse sborsare 2 milioni e mezzo di euro, e Gasponi da solo quasi 500mila, a tutti i professori dellorchestra di Santa Cecilia, anche se non citati - uno per uno - nellarticolo incriminato per il grave insulto - si legge nella sentenza dappello - al prestigio dei musicisti di unistituzione al massimo livello.

Detta cos sembra che il critico del Messaggero abbia davvero esagerato con le critiche. Ma se andiamo a rileggere gli atti processuali confluiti ora nel ricorso in Cassazione, proprio a partire dal pezzo incriminato scopriamo dellaltro. Nellintervista al Messaggero il noto maestro della Filarmonica di Berlino (gi direttore della Vienna Symphony, della Philadelphia Orchestra e di altre famosissime orchestre) nel motivare le sue critiche per una prestazione non felice rimarcava la presenza di troppi orchestrali aggiunti, ovvero giovani musicisti provenienti dal Conservatorio che lAccademia di Santa Cecilia era stata costretta ad arruolare a integrazione dei musicisti stabili per poter raggiungere il numero necessario di orchestrali. Sul punto, alla domanda dellintervistatore del Messaggero (ci sono problemi?) Sawallisch rispondeva cos: Io spero che durante i prossimi concorsi per i posti fissi in orchestra si possano trovare nuovi elementi veramente allaltezza. Pi avanti il maestro aggiungeva: Guardando al futuro io credo che sia meglio lanciare un grido dallarme e cercare di scoprire le cause di questa situazione. Amo molto questorchestra e per il suo bene penso sia giusto dire la verit. A commento di queste frasi, Gasponi chiosava: Quelle del maestro sono parole su cui bisogna riflettere.

Letto larticolo, e soprattutto il richiamo in prima, gli ottanta professori d'orchestra dellAccademia depositavano un atto di citazione contro il Messaggero, il suo allora direttore Giulio Anselmi e, appunto, il critico Gasponi. In soldoni lamentavano lumiliazione e il discredito a seguito del deplorevole costume giornalistico di stampare titoli sensazionali e scandalistici nel pi assoluto disprezzo verso la gloriosa istituzione musicale, corredando il tutto con lincredibile titolo in prima pagina. Come se non bastasse si faceva presente che il presidente-sovrintendente di Santa Cecilia aveva immediatamente diramato un comunicato dove si diceva che Sawallisch smentiva di aver mai detto che lOrchestra di Santa Cecilia non sapeva suonare. Il critico si diceva invece in possesso di una lettera autografa del maestro nella quale Sawallisch confermava invece che larticolo era stato redatto correttamente e ribadiva: Gasponi non ha travisato le mie parole e il mio pensiero e ha scritto la verit. Tant. In entrambi i gradi di giudizio il tribunale bastonava critico e quotidiano romano in special modo perch deve rilevarsi la falsit del contenuto specifico del titolo e del sottotitolo. Sul punto battagliavano i difensori degli imputati facendo presente che non si poteva ritenere falso larticolo se non si permetteva lingresso nel processo della lettera di Sawallisch dove si ribadiva le perfetta fedelt del contenuto dellintervista pubblicata. Tre milioni di euro per un titolo di un pezzo sostanzialmente corretto sembrano, visti i precedenti in tema di querele, eccessivi. Per non dire dei cinquecentomila euro richiesti a Gasponi per un titolo su cui nemmeno ha messo mano. Tutto ci senza polemiche e senza alcun intento denigratorio per la gloriosa istituzione dellAccademia di Santa Cecilia in Roma (meglio specificarlo, non si sa mai).
[FIRMA-PIEDE]Massimo Malpica



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