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Le gemme del tesoro di San Pietro luce nel sentiero dei sarcofagi
CLAUDIO RENDINA
DOMENICA, 11 APRILE 2010 LA REPUBBLICA- Roma




E tra le tombe dei grandi Papi anche i sepolcri di due regine



La straordinaria collezione di arredi sacri e opere darte argenti e orificeria. Tra le curiosit anche la Chiave della tomba dellapostolo e i tumuli di Carlotta e Cristina di Svezia

La seconda visita della basilica di San Pietro ha come prima meta la Sagrestia (opera di Carlo Marchionni), che nella navata sinistra, sotto il monumento di Pio VIII. Dobbiamo esserci forniti di un permesso speciale per visitarla e in questo caso ammireremo 8 colonne di bigio antico provenienti dalla Villa Adriana e un mosaico della Deposzione di Ges dalloriginale di Caravaggio. Di qui si passa nella Sagrestia dei Canonici, con una Madonna col Bambino e il Battista di Giulio Romano e le Storie di San Pietro di Antonio Cavallucci per passare nella sala capitolare con le figure di diversi santi di Andrea Sacchi per passare, dopo un corridoio, al Tesoro di San Pietro eretto a museo. Che permesso visitare senza problemi.
Il tesoro esiste fin dallistituzione del luogo sacro intorno alla tomba dellapostolo, frutto di omaggi e doni preziosi di sovrani e dellarredo voluto dai papi. Tanto da costituire una collezione di arredi sacri e opere darte, nonch di ori e argenti, calcolabili, secondo larcheologo Rodolfo Lanciani, ai primi del Novecento, rispettivamente a 3.000 e 30.000 chili, e oggi raddoppiata. Una collezione che peraltro si era impoverita con i saccheggi, da quelli dei Saraceni nell846 alle sottrazioni di Napoleone e dei repubblicani del 1849. Il primo impatto con la Colonna Santa, sulla quale si sarebbe appoggiato Ges nel tempio di Salomone a Gerusalemme e alla quale, nel Medioevo, erano legati gli ossessi mentre venivano esorcizzati. In realt una delle colonne tortili vitinee del IV secolo che erano di sostegno alla pergula della basilica costantiniana, ma ha mantenuto il suo valore religioso, ed impensabile quanto varrebbe nel mercato delle reliquie, che pur sempre attivo oggi, anche se non nella basilica. Una curiosit costituita dalla Chiave della tomba di San Pietro rinvenuta nel 1901, altra reliquia di valore inestimabile. Ma procedendo nelle sale si resta abbagliati dalla preziosit degli oggetti come autentici gioielli al di l del loro valore religioso, storico e artistico.
Cos il grande Sarcofago di Giunio Basso, il pi prezioso reperto archeologico degli scavi vaticani; i frammenti di Dittici bizantini in avorio datati dal secolo XI al XIV; il Tabernacolo di Donatello del 1433, con un bassorilievo raffigurante la Deposizione, e il Sepolcro di Sisto IV del Pollaiolo del 1493 in bronzo istoriato, capolavori di oreficeria. E ancora, la cosiddetta Dalmatica di Carlo Magno che limperatore avrebbe usato per lincoronazione nel Natale dell800, mentre in realt un sccos patriarcale bizantino del 300, perdendo quindi in parte il valore storico, ma con splendidi ricami. Cos svanisce la finalit religiosa nei numerosi reliquiari che sono autentici capolavori di oreficeria: la Stauroteca bizantina del VI secolo con smalti e perle, i Reliquiari di San Biagio, del 300 e di San Sebastiano del 400, lAnello piscatorio di Sisto IV con un cristallo di rocca di dimensioni eccezionali. E ancora, la Crux Vaticana del VI secolo; la Croce donata dallimperatore Giustino II alla citt di Roma, decorata con pietre preziose; una Croce con lapislazzuli e cristalli di rocca di Antonio Gentilini del 1582 e unaltra Croce settecentesca.
Le Sacre Grotte (dove lingresso libero) e la Necropoli (la cui visita va prenotata per tempo per e-mail: scavifsp. va o via fax 39 06 69873017, costo 10 euro) sono sotto la basilica e vi si accede da una scaletta alla base del pilastro di San Longino. Le Grotte sono una sorta di chiesa sotterranea. Il primo ambiente, sistemato appena inizi la nuova fabbrica, quello delle "Grotte Nuove", a semicerchio intorno alla Cappella di San Pietro eretta sul sepolcro da Clemente VIII sulla cripta originaria di Gregorio Magno, sovrapponendo laltare ai precedenti, con lambulacro allinterno e le tre basse navate. Da una vetrata ad arco appare la base della Confessione, con la Nicchia dei Pallii, contenente appunto le stole dei neovescovi metropoliti, e illuminata nella parete di fondo da un mosaico del IX secolo col Salvatore. Cos si propone alla venerazione dei fedeli il Sepulcrum Sancti Petri Apostoli, come recita il cartiglio marmoreo con due angeli gotici ai lati. Gli fanno corona, a raggiera, nove cappelle, quattro delle quali ricavate nei piloni corrispondenti ai pilastri della cupola e dedicate ai santi Longino, Elena, Veronica e Andrea.
Si passa poi alle "Grotte Vecchie" sotto la navata centrale della basilica con diramazioni nella Necropoli Vaticana. Qui continua il grande museo funerario con tombe di pontefici e cardinali, nonch di grandi personaggi laici, per cui non a torto definito un compendio di storia europea. A parte i sepolcri dei papi, da Gregorio V (996-999) a Adriano IV (1154-59) e Bonifacio VIII (1294-1303) e da Innocenzo VII (1404-06) ai contemporanei Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, si impongono allattenzione quelle dellimperatore Ottone II (955-83), delle regine Carlotta di Lusignano (1442-87) e Cristina di Svezia (1626-89) e degli ultimi Stuart, a testimonianza del coinvolgimento del papato nelle vicende temporali.
Al di sotto delle Grotte Vaticane ecco la Necropoli, enorme sepolcreto utilizzato tra il I e il IV secolo d. C. da pagani e cristiani. Si procede lungo un sentiero costeggiato da sarcofagi con decorazione musiva in gran parte intatta, che rappresenta Cristo-Helios, il Buon Pastore e il Pescatore, allusivo a San Pietro. In corrispondenza del luogo sul quale sorge, nella basilica, laltare della Confessione, si apre un ambiente che gli archeologi hanno indicato come Campo P, limitato da un fondale di muro rosso. Addossato a questo sorge un semplice monumento, due nicchie sovrapposte e una lastra di marmo: unedicola funeraria del II secolo e abbellita nel III. E stata posta qui come segnalazione della originaria Tomba di San Pietro. Sulla destra, infatti, si distingue uniscrizione greca: "Petr (os) eni" cio Pietro qui. Tutto frutto degli scavi effettuati tra il 1939 e il 1950, e ripresi nel 1953, da Margherita Guarducci; scavando si trovarono una serie di altari costruiti in successione sulla memoria, ovvero sulla valanga di detriti e terra che verso il 320 limperatore Costantino determin facendo scavare nel muro un loculo. Questo, ricoperto poi da una lastra di marmo, ospit le ossa dellapostolo, seppellite fino ad allora nella terra; una volta tolta la lastra di marmo, la tomba risult vuota.
Ma nel 1962 furono rinvenute ossa con frammenti di tessuto, terra e pezzetti dintonaco rosso, il tutto in una scatola da scarpe ritrovata in un magazzino. I primi archeologi avevano trascurato quei reperti, su quelli invece la Guarducci pose la massima attenzione. Erano ossa di un uomo robusto, tra i sessanta e i settantanni, avvolto in un drappo di porpora; lintonaco era del muro rosso e la terra quella delledicola. La Guarducci ne dedusse che erano i resti di Pietro, tolti dalledicola e collocati nel ripostiglio per preservarli dalle infiltrazioni dacqua; Paolo VI avall la tesi ma non tutti furono convinti sullidentit di quelle ossa. E rimasta comunque la realt sepolcrale di questo luogo, sul quale una larga convergenza dindizi, se non di prove, ha finito per confermare la tradizione che effettivamente Pietro (sepolto) qui.



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