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Il rischio di un federalismo taglia-fondi agli enti locali
ALESSANDRO VOLPI*
MERCOLED, 14 APRILE 2010 IL TIRRENO - Attualit



*UNIVERSIT DI PISA

Le preoccupazioni suscitate dalle difficolt a finanziare la spesa corrente, che rischia di non avere copertura una volta esauritosi il gettito dello scudo fiscale, ripropone per il governo lesigenza di trovare subito risorse liquide. La panacea del rientro dei capitali sembra mostrare infatti alcuni limiti e il prelievo del 5% su tali rientri non basta a sostenere da solo quasi lintera architettura della manovra finanziaria 2010.
A queste criticit bisogna aggiungere i segnali non rassicuranti che provengono dal mercato del debito pubblico: la Grecia fatica a trovare acquirenti per le partite di debito e deve pagare interessi alti che rischiano di mettere in tensione anche altri paesi gi indebitati come lItalia. In tale ottica finanziare il debito italiano sul mercato rischia di non essere n semplice n poco costoso.
Dunque occorre far cassa; in questa prospettiva si pone la questione del federalismo sia di quello demaniale sia di quello fiscale che puntano dichiaratamente ad alleggerire una spesa pubblica ed un indebitamento sempre meno sostenibili. Si rafforza limpressione che la questione cruciale del federalismo venga interpretata dallesecutivo Berlusconi come la strada per riportare i conti a posto, prescindendo da altre valutazioni a cominciare da quelle della perequazione fra aree regionali deboli ed aree forti e della capacit degli enti locali di sopportare la riduzione dei trasferimenti dallo Stato, non compensata da una reale autonomia tributaria.
Come potr lo Stato rinunciare ad una parte del gettito lasciandolo nei territori sotto forma di ununica tassa sui servizi, magari forfettaria, e coprire i costi di un indebitamento che continuer ad essere pesante? Se oggi solo l11% del prelievo fiscale in capo agli enti locali a fronte di una spesa corrente che pari alla met di quella dellintera amministrazione pubblica, evidente che la quota parte di tale prelievo da trasferire agli enti medesimi per garantire la spesa debba essere molto alta e quindi la riduzione del gettito statale sar significativa. Allora se lo Stato non riuscir a contenere le spese, e soprattutto le spese dellamministrazione centrale, il federalismo rischia di non essere praticabile; con meno gettito ed un debito in crescita la questione federale non sta in piedi.
Il percorso immaginato dal codice Calderoli quello di delegare le funzioni decisive agli enti locali sottraendole allo Stato e riducendone limpatto attraverso ladozione dei costi standard. Si tratta di unopera complessa il cui esito tuttaltro che scontato. Solo per citare un dato; ladozione dei costi standard vorrebbe dire per la pur virtuosa Lombardia ridurre la spesa sanitaria di 667 milioni di euro e per il Veneto di 362, riduzioni molto pesanti nellambito di un risparmio totale stimato fra i 2,5 e i 3,5 miliardi di euro.
Per limitare la necessit di trasferire capacit di imposizione fiscale agli enti locali si introducono costi standard molto virtuosi; ma si tratta di costi sostenibili in termini sociali? In altre parole, costi standard bassi sono funzionali a un minor trasferimento di gettito agli enti locali per non indebolire troppo le entrate statali che devono fare i conti con unamministrazione e con un debito dello Stato non riducibili in tempi brevi.
C il rischio di un federalismo al ribasso, finalizzato a ridurre le spese periferiche senza attenzione per le peculiarit dei territori e senza definire un target tra capacit di prelievo autonomo e spese accettabili dagli enti locali. Il federalismo demaniale una evidente testimonianza. Tremonti convinto che serva una valorizzazione del patrimonio del Demanio, stimato a 1800 miliardi di euro, per coprire parte del debito pubblico. Bisogna cio vendere subito e bene almeno parte di tale patrimonio, magari evitando gli errori delle cartolarizzazioni precedenti.
Ma allora, il decreto voluto da Calderoli, che dovrebbe trasferire agli enti locali una fetta consistente degli stessi beni del Demanio per favorire quel difficile reperimento di risorse a cui si accennava, a quale patrimonio fa riferimento? Oppure si riduce ad unoperazione di cessione perch siano gli enti locali a vendere subito, in realt senza una chiara visione delle conseguenze sul Patto di stabilit? Un federalismo per far cassa, senza unelaborazione politica e culturale, corre il pericolo di essere una scorciatoia per supplire alla mancanza di politica fiscale e di produrre incomprensibili sovrapposizioni.



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