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FIRENZE - Via i fast food, servono piazze (anche virtuali)
Marzio Fatucchi
CORRIERE FIORENTINO 14 apr 2010



Lomologazione svuota il centro. Ora ci si va se non si vuole incontrare qualcuno

Il centro di Firenze il posto ideale per chi non vuole incontrare qualcuno. Lo vede cos, il non luogo in cui si sta trasformando il centro di Firenze, Daniele Olschki. Sessantanni, rappresenta la quarta generazione alla guida della casa editrice fondata nel 1886, ne direttore generale. membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Palazzo Strozzi. E dopo aver letto lintervista a Marc Aug va subito al punto. Quello di Aug un punto di vista molto condivisibile.

Il rischio della citt vetrina, insomma.

Per evitarlo, occorre far vivere la citt ai fiorentini, evitare leffetto-Venezia, una realt destinata esclusivamente ai turisti.

Centro per turisti o per residenti? Una dicotomia: per trovare un equilibrio tra queste tendenze, c qualcosa a cui dobbiamo rinunciare e qualcosa che invece dovrebbe essere fatto?

A qualcosa dobbiamo rinunciare. Se costruiamo una citt solo per un turismo mordi e fuggi, com ora, il risultato conseguente, lutilizzo della citt sar disordinato: una cannibalizzazione. Bisognerebbe rinunciare a un tipo di commercio: fin troppo facile dirlo, eliminare fast food o pizza al taglio, sostituendoli con servizi che rendano la citt fruibile ai residenti.

No ai fast food, ma i supermercati? Quando vengono realizzati, parte comunque la protesta, anche se avvantaggiano i residenti per il minor costo della vita.

Ci sono delle vie di mezzo tra la boutique dellinsaccato e il discount alimentare. possibile inventare un sistema di botteghe alla portata di tutti i cittadini. E il centro potrebbe essere strutturato in modo da avere una vita anche dopo lorario di chiusura dei negozi. Firenze dopo le 19.30 sembra una citt bombardata: non c pi nessuno.

Eccezion fatta per le zone dei locali frequentati principalmente da studenti americani...

... una situazione che diventa cos invivibile per molti cittadini. Dopo aver vissuto per tanti anni in centro, sono emigrato fuori "dalle mura". Non tornerei neanche mi pagassero. Mancano tutta una serie di servizi. Abitavo in centro, facevo un chilometro e mezzo con le borse della spesa. un discorso di stretto respiro? Invece importante. Se si ripropone una vita sostenibile ai fiorentini in centro, forse si avrebbe anche un approccio diverso al fare cultura in questa citt. Cio? Qui a Firenze rappresentiamo la nostra vecchia cultura, non ne produciamo di nuova. Continuiamo ad esporre il nostro patrimonio pensando che sia una operazione culturale. Invece, solo un elemento di richiamo, che pu essere il presupposto per fare qualcosa di nuovo, per quello che sar il patrimonio culturale del domani. Non ci poniamo mai il problema che ai tempi dei Medici, la cultura e la creazione di opere darte erano contemporanee. Dobbiamo dare ai nostri bisnipoti una produzione culturale che non pu essere solo la riproposizione di quello che abbiamo avuto in lascito dai nostri avi.

Stiamo facendo i Nuovi Uffizi, con la possibilit di avere un numero ancora maggiore di turisti in centro. Mentre una operazione infrastrutturale cos onerosa e profonda, per riportare residenti in centro, non si vede.

I grandi Uffizi sono un intervento doveroso, per dare una condizione degna ad uno dei pi importanti musei del mondo. Se un turista passa dal Louvre a Firenze, si domanda in che paese sia finito. Dobbiamo per ricreare anche piazze virtuali, con mostre temporanee, workshop, compartecipazione alla produzione culturale. Questo lo spirito della fondazione Palazzo Strozzi: creare questo tipo di piazza allinterno di una piazza fisica.

Ma sufficiente questo per far rivivere il centro? Non solo un altro tipo di consumo culturale?

La vita del fiorentino pu ritornare con una serie di step: migliori servizi, a partire dalla mobilit; avere un posto dove poter mangiare; ma soprattutto avere relazioni, avere una vita sociale. Invece, adesso se non voglio incontrare qualcuno, vado in centro. Al massimo, incontro persone per lavoro, se vado per uno scopo specifico: non vengo a Firenze perch so di poter incontare qualcuno per strada per scambiare quattro parole. una citt chiusa, ci sono dei "giri" di persone che si incontrano tra di loro, sempre le stesse, non c osmosi, tutto si svolge in case private. Possibile che non si possa ricrerare un centro dove ci si possa incontrare, la sera alle nove e mezzo, dove si possono scambiare opinioni?

Il centro comunque destinato a diventare una Venezia bis, e il contemporaneo trover spazio fuori?

Sono parzialmente pessimista. Ormai le persone si incontrano ai Gigli. I centri di aggregazione stanno nascendo fuori dalla citt.

Come pu intervnire una amministrazione?

Preservando lartigianato, i locali e le funzioni tipiche. Se non aiutiamo le librerie storiche e le sostituiamo con le grandi catene, offriamo qualcosa che identico a quello che il turista potr trovare a Bologna come a Milano. Cos come gli artigiani, i restauratori, i ristoranti tipici, che spostano un certo tipo di turismo. Se scompaiono queste realt, queste librerie, scompaiono quel tipo di clienti, di lettori: una omologazione





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