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BOLOGNA - Il maxigraffito nel condominio del disagio sociale
CHIARA PILATI
DOMENICA, 18 APRILE 2010 LA REPUBBLICA - Bologna


S´inaugura oggi al Garibaldi2 di Calderara la più grande opera realizzata in Italia (900 metri quadrati)


Il murales più grande d´Italia (900 mq), è finalmente terminato e s´inaugura stamane, alle 11.30. Il muro che lo ospita è quello della facciata ovest del Garibaldi 2, il condominio di Calderara di Reno da tempo al centro dell´attenzione per episodi di criminalità, degrado e clandestinità. «Un progetto innovativo di riqualificazione - spiega il sindaco Irene Priolo - , che vuole coniugare urbanistica, welfare e arte, trasformando l´area da posto rigettato e misconosciuto a tappa di turismo artistico».
Gli autori sono i bolognesi Dado & Stefy, che hanno invitato a intervenire anche Side e il padovano Joys. Il soggetto, Calderara stessa e la sua storia. Al centro, il paese visto dall´alto, come in un´immagine di Google Earth.
«La spesa di 15.000 euro non è solo tecnicamente di "investimento", ma lo è pure culturalmente e socialmente - continua il sindaco - . La ristrutturazione dell´edificio, ora in corso, era sì necessaria e urgente, ma da sola non sarebbe bastata a cambiare le cose». Non la pensano così gli inquilini del Garibaldi 2. Angelo Rizzi, presidente dell´associazione per la Rinascita dell´area di via Garibaldi 2, riaccende la polemica. «Non è questa la nostra priorità, il murale doveva essere l´ultimo lavoro. Inoltre è stato fatto in modo unilaterale, senza consultare l´assemblea dei condomini».
Amministrazione e autore sono concordi a ribattere alle accuse. «Questa di Calderara - racconta Dado - è stata un´ottima esperienza e dovrebbe far aprire gli occhi anche a Bologna, che ha più possibilità, ma meno attenzione ai cambiamenti che coinvolgono la società e i giovani. Graffitismo e street art sono fenomeni che non si possono più ignorare. E´ vero, alcuni graffiti sono volgari, imbrattano i muri e infastidiscono anche me, ma la soluzione non è cancellare e proibire, ci vuole un´educazione alla cultura della street art che si fa promuovendo incontri pubblici, portando in città esempi virtuosi e commissionando lavori veri, come questo di oggi, ai graffitisti bolognesi, non concedendo qualche brutta parete di periferia come fosse un gran regalo». Peraltro, i graffitisti bolognesi sono invitati all´estero a dipingere muri ai quali qui non avranno mai accesso, basti pensare a Ericailcane o Blu, che ha lavorato sulla facciata della Tate Modern di Londra, o in gran parte della zona sud della vecchia Berlino est, ma anche allo stesso Dado che a maggio farà un murale a New York. «Né i nostri musei né le nostre amministrazioni hanno questo coraggio. Siamo fermi agli anni ‘80, non capiscono che i graffiti, anche quelli brutti, sono una richiesta di cambiamento e innovazione».



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