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NAPOLI - Il cantiere di piazza Muzii, ennesimo mistero napoletano
di ALESSANDRO CASTAGNARO
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO 20 apr 2010- NAPOLI






Tutti sappiamo che qualsiasi lavoro edile nelle nostre abitazioni, negli edifici dove abitiamo, nelle strade o, ancor pi, qualsiasi opera di trasformazione urbana che coinvolga un intero quartiere, genera disagi, pur consci dei vantaggi che il singolo e la collettivit possono trarne. Ognuno di noi pertanto pensa al beneficio futuro e affronta i lavori e le problematiche che essi possono comportare con uno spirito collaborativo e talvolta di serafica sopportazione. In questa ottica, nella maggior parte delle collettivit democratiche e civili, senza dubbio pi avanzate di quella napoletana, prima di affrontare operazioni di trasformazione urbana, realizzate dallente pubblico o da privati, la cittadinanza, sia attraverso associazioni che attraverso i singoli, viene coinvolta e resa partecipe, ai fini di una completa visione delle problematiche inerenti i lavori non solo sul piano architettonico, ma anche funzionale e logistico, sia con informative sui progetti, sia proprio con lesplicazione di questi.
Il cantiere in piazza Muzii

Con questo spirito, in gran Bretagna, in diversi casi negli Stati Uniti, in Germania, in Francia e in molte altre localit, i Comuni hanno dei luoghi definiti talvolta Casa dellArchitettura della citt, dove con disegni, plastici, rendering, fotomodelli, filmati, vengono esposti i progetti di nuove architetture, di trasformazioni urbane, di infrastrutture, per consentire a tutti i cittadini, a prescindere dal loro bagaglio culturale, di poter comprendere i futuri lavori e di poter partecipare alle trasformazioni della citt. I nostri amministratori comunali hanno sempre ignorato tale procedura democratica, anche quando stata richiesta fortemente da associazioni di categoria quali lAniai, che riunisce con scopi culturali ingegneri e architetti e che si interessa delle trasformazioni del territorio. In questo modo quelle rare opere che riescono a superare il paralizzante e complesso iter burocratico di farraginose normative, mai frutto dei tanto agognati concorsi di progettazione, o sono il prodotto di incarichi diretti al personaggio di turno dello star system internazionale che cala dallalto la propria opera e sparisce il caso di tutte le stazioni della metropolitana di Napoli , oppure comportano la presenza di imponenti cantieri senza che la cittadinanza sia informata sulle opere da realizzare, sui disagi ai quali sar sottoposta e sui benefici che ne potr trarre, cos da poter esprimere un giudizio preventivo.

Ci quanto accade con il cantiere avviato allimprovviso nei giorni scorsi in piazza Muzii allArenella e che ha comportato la deviazione e la paralisi totale del traffico, incidenti e disagi, sfociati in forti proteste da parte dei commercianti e dei cittadini. Nessuno ha saputo perch si avviava un cantiere cos imponente, che ha comportato la chiusura di gran parte della piazza, la variazione del senso di circolazione del traffico in un nodo essenziale sia perch alluscita della tangenziale, sia in quanto svincolo per le aree ospedaliere e per la gran parte delle residenze della zona il restringimento o leliminazione dei marciapiedi. I pi informati parlavano di un garage sotterraneo e la stampa, dopo le accese dimostrazioni, ha confermato questa finalit. Ancora oggi, dopo quindici giorni dallavvio dei lavori, non esiste una cartellonistica che dica cosa si far e chi la far, e che consenta di visualizzare un progetto. chiaro che la sete di parcheggi a Napoli, non realizzati neanche con i poteri speciali conferiti al sindaco, forte. Essi sono necessari per liberare le nostre strade da tutte quelle auto che restringono notevolmente le gi anguste carreggiate, per migliorare il traffico dei mezzi pubblici e privati e, quindi, la vivibilit.

Pur non essendo tra coloro che ritengono, per mantenere alto il vessillo di forzate ideologie, che i parcheggi siano attrattori di traffico, deprecabile per chi scrive che la collettivit non sappia se il cantiere di piazza Muzii sia frutto di un progetto e che destinazione duso preveda, e sia pertanto costretta a reagire con rimostranze e opposizioni. Siamo tutti ormai troppo stanchi di subire forzature, di non poter esercitare il diritto-dovere della partecipazione democratica sulle trasformazioni della citt. Forzature che alla fine si rivelano foriere solo di proteste, di ulteriori blocchi e rallentamenti delle opere, gi di per s elefantiache e cariche di disagio.



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