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LIGURIA - Quando la citt distrusse i vicoli: trentacinque anni fa lo scempio di via madre di dio
21/04/2010 il secolo xix


Allora non esistevano i comitati, fummo sfollati
giuliano gnecco

LA FERITA ancora aperta, e gronda sangue 35 anni dopo. Il centro storico pi grande d'Europa asciugato. Meglio: rimpicciolito in una delle zone che ne rappresentava il cuore. Per i pi giovani la storia non nota, ma resta lo scempio e il degrado dei giardini di plastica e delle zone limitrofe. Per chi ha i capelli bianchi, un ricordo indelebile: la demolizione di via Madre di Dio e della zona della Cllia, area popolare nella quale ebbe i natali Niccol Paganini. Una zona storica della citt fu devastata, una comunit distrutta: alcune famiglie furono "deportate" nelle case popolari di Quezzi, della Valbisagno e di via Bologna. Dove si trova ancora la Farmacia della Marina, che era invece in via Madre di Dio. I pi fortunati si trasferirono nella vicina Carignano.
Ricorda Teodoro Anaclerio, 89 anni, che vive in via del Molo: Allora non esistevano i comitati. Venivamo da un periodo dove non si era abituati a dire no. Furono numerosi gli sfollati. Certo, la zona era stata martoriata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ma era recuperabile, come hanno recuperato Sarzano e la zona della Facolt di Architettura. stata una grande speculazione edilizia. Sulle ceneri di un quartiere popolare, povero ma felice, sorsero centri direzionali, parcheggi, piazza Ortiz, il palazzo della Regione Liguria. Eppure quella era una grande famiglia: Davvero allora le porte si chiudevano con la corda - ricorda Anaclerio - Una volta una vicina mi diede due lire per comprarle delle cose. Mia madre lo venne subito a sapere e mi picchi perch avevo speso una cifra enorme per l'epoca. Dovetti portarla dalla vicina per confermare la mia versione. Era una comunit unita. Capitava che tornavi da scuola e una vicina ti chiedeva cosa avessi da mangiare; magari lei aveva qualcosa di meglio e ti invitava a fermarti, cos avvisavi la mamma che non tornavi per pranzo.
Storie di un mondo che non c' pi. E forse anche per questo la nostalgia forte. Anche su Internet molte pagine ricordano quello scempio che si poteva evitare.
Ammette Anaclerio: Eravamo un po' monelli, ma quelle strade sono rimaste nel cuore di molti genovesi. Come Otello Parodi, leader storico dell'ex circoscrizione di Pr-Molo-Maddalena: Avevo dieci anni, ma ricordo benissimo. Anche noi fummo sfollati. Aggiunge Adriano Silingardi: La distruzione di via Madre di Dio ha rappresentato per i genovesi un disastro culturale e sociale; per fortuna della citt stato l'ultimo scempio urbanistico nel cuore del centro, le proteste di abitanti e intellettuali hanno impedito che si ripetesse negli anni successivi, da quel momento ha avuto la lunga e difficile fase di ristrutturazione del centro antico, che continua ancora oggi. Io ricordo quando inizi la deportazione degli abitanti nei quartieri collinari, la disperazione di persone legate da sempre ai propri carruggi, delle famiglie che nel centro storico vivevano e lavoravano. Alla difficile fase dello sgombero, attraversata da manifestazioni e proteste anche forti, segu un periodo di silenzio, di rassegnazione. Inizi quindi la distruzione fisica del quartiere, tra il rombo dei bulldozer e lo schianto dei muri abbattuti. Il risultato fu quello che ancora oggi possiamo vedere, un amalgama non finito di edifici, giardini non vissuti, una ferita nel cuore della citt.
Silingardi fu fra coloro che guidarono quella che si potrebbe definire una resistenza: Ai tempi della distruzione mi attivai, con molti altri, per tentare una difesa ad oltranza, ma le forze della speculazione erano troppo forti, gli interessi economici giganteschi, e perdemmo. Le fotografie che scattai in quel periodo risentono, anche stilisticamente, di quello stato d'animo, della sconfitta. Case sventrate, anziani che passano incupiti in mezzo alle macerie, tracce di vita passata rimaste all'interno delle case abbandonate, testimonianze di antiche attivit ormai perdute. Vivo ancora, e con soddisfazione, nel centro storico, ma la vita, gli odori, i suoni dell'antica via Madre di Dio non li sento pi.
Pietro Merello il suo stato d'animo e il suo rammarico lo ha affidato a un opuscolo che ricostruisce cronisticamente quanto avvenuto. E riporta una frase pronunciata il 30 novembre 1979 dall'allora sindaco Fulvio Cerofolini: Gli errori di via Madre di Dio non si ripeteranno.





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