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ROMA - «Agro Romano, sì a piani urbanistici ma eco-sostenibili»
CORRIERE DELLA SERA, 23 APRILE 2010

Bisogna pensare che il nostro patrimonio può essere produttivo

ROMA — Non intende diventare una «signora no». Ma in materia di vincoli ha le idee molto chiare. Federica Galloni, fresca ex soprintendente per i Beni architettonici di Roma, è il nuovo Direttore regionale del Lazio. Carica delicata, poiché prevede il coordinamento di tutte le diverse soprintendenze della regione più ricca di beni e più complessa d’Italia. Federica Galloni arriva ben armata di esperienza. Docente universitaria per molti anni, titolare di diversi corsi di restauro all’estero (per esempio a San Pietroburgo), più di trecento incarichi di consulenza in materia urbanistica conferiti da diverse procure e tribunali, poi la direzione del Vittoriano a Roma e infine la soprintendenza ai Beni architettonici.

Prendiamo il nodo del famoso vincolo apposto dal ministro Sandro Bondi su 5.400 ettari di Agro Romano, che non piace affatto al sindaco Gianni Alemanno. È stata proprio Federica Galloni ad approntarlo per Bondi, decisissimo a non passare alla storia come il ministro distruttore di una importante fetta del paesaggio laziale. Così come lei è convinta che la porzione ancora intatta di campagna romana debba essere salvaguardata dalla cementificazione incombente. Dice il neo-Direttore: «Penso che l’atteggiamento del ministero sia stato tutt’altro che rigido. La classificazione di tutela paesaggistica, nel luglio 2009, era molto più severa della dichiarazione finale di febbraio. La tutela esercitata dal ministro Bondi ha valutato le circa cento osservazioni presentate e ha contemperato al massimo le esigenze dello sviluppo della città con quelle inderogabili della tutela di una parte dell’Agro Romano ancora caratterizzata da ampi pascoli di pianoro».

Ma Alemanno preme, appunto, per lo sviluppo della città. Come se ne esce, soprintendente? «Con un tavolo di co-pianificazione paesaggistica, come ha proposto Bondi. Soprattutto con uno sviluppo urbanistico all’insegna della qualità architettonica, sia in termini di materiali che di caratteristiche di ecocompatibilità » . Dunque non un divieto indiscriminato di costruire ma un nuovo modo di farlo: meno invasivo, capace di un maggiore dialogo col contesto, rispettoso delle esigenze di un modo contemporaneo d’intendere l’ambiente.

Non vuole essere una «signora no» e lo dimostra con proposte concrete. Per esempio con una visione innovativa: «La linea sarà quella di non tutelare il singolo monumento, o solo l’ambiente circoscritto, quanto piuttosto quella di rivitalizzare ambiti più estesi creando le condizioni, anche economiche, perché la loro salvaguardia sia possibile». E quali sono, per esempio, le priorità della tutela nel Lazio? «Bisogna proseguire con i progetti in corso. Il Forte michelangiolesco del porto di Civitavecchia, futura sede dell’Università mediterranea del mare. Tutte le emergenze del Polo Tiburtino. La valorizzazione della via Salaria. Il recupero dei forti di Roma»

E quale modello di tutela ha in mente, Direttore Galloni? «Circa gli insediamenti di valore storico occorre, a mio avviso, uscire definitivamente dalla mera visione contemplativa rendendoli compatibilmente “produttivi”. E penso anche che il patrimonio culturale offra grandi potenzialità di recupero. Attraverso operazioni di riuso sostenibili, stazioni ferroviarie, caserme, depositi di autobus dismessi potranno rivivere a nuove funzioni».

Infine è ottimista sull’operazione Colosseo, ovvero sulla raccolta di fondi internazionali guidata da Diego della Valle per poter restaurare l’Anfiteatro: «Sono certa che andrà a buon fine, si riuscirà a restituire alla cittadinanza e ai turisti l’emblema della Roma classica finalmente restaurato. Succede quando il bene da recuperare è un grande “attrattore” anche turistico. Diverso è il caso del resto del patrimonio che magari non gode della stessa fama, è comunque molto prezioso ma non può produrre lo stesso ritorno anche in termini economici». Cambierà questa mentalità? «Me lo auguro, sarà il segnale di una crescita culturale».



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