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BOLOGNA - Quel monumento perenne come il marmo, benchè sia soltanto terracotta
PAOLA NALDI
MARTEDÌ, 01 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA - Bologna




Più volte in passato se n´era rilevata la natura di mirabile "finto", secondo mode usuali. "Vestito" nell´800 da arenaria, così appariva fino a poco fa
Venerdì vedrà la luce, in Santa Maria dei Servi, il restauro che ha ridato splendore all´opera funebre che nel 1544 Giovanni Zacchi dedicò all´illustre giurista bolognese


IL monumento sepolcrale di Ludovico Gozzadini, che fu senatore e illustre giurista della Bologna cinquecentesca, torna a risplendere nella Basilica di Santa Maria dei Servi: dopo tre mesi di restauro e con la nuova "veste" sarà presentato alla città questo venerdì, 4 giugno, alle 17. La cerimonia sarà l´occasione per esplorarne la genesi e far conoscere al pubblico la particolare vicenda di un monumento che presenta alcune particolarità nell´uso dei materiali e che mette in nuova luce l´autore.
Giovanni Zacchi, che lo eseguì, non ebbe grande notorietà nella storia dell´arte del Cinquecento bolognese, ma doveva avere una notevole rilevanza sulla scena artistica del tempo, se una famiglia importante come quella dei Gozzadini decise di affidargli la realizzazione di un´opera così importante. Il sepolcro, di dimensioni imponenti, fu commissionato nel 1544, per celebrare appunto la memoria di Ludovico Gozzadini: raffigurato egli nel sarcofago al centro del monumento, le sue virtù furono illustrate da statue allegoriche. E, al di sopra del suo ritratto, compaiono poi la Vergine con il Bambino e il Dio padre.
Oggi il gruppo scultoreo appare realizzato in arenaria, a causa di uno strato di pittura a biacca che venne steso per motivi ignoti, sicuramente prima del 1816. Ma gli studi condotti dalla restauratrice Patrizia Cantelli, supportati dalle analisi dell´Istituto di Diagnostica e sperimentazione per il restauro dei Beni culturali, hanno confermato la vera natura delle statue, realizzate dall´autore in terracotta e poi dipinte come se fossero marmo. «Il risultato è importante perchè conferma le fonti dell´epoca - ha commenta la restauratrice -. Già Pietro Lamo nel 1560, nella sua opera «Graticola», parlava di questo monumento decorato con statue "finte di marmore", ma la «Guida» di Bologna redatta da Petronio Bassani nel 1816 le descrive come "finto macigno". Ora sappiamo con certezza in che modo l´autore le aveva realizzate e dobbiamo immaginarne un aspetto originario molto più chiaro di quello attuale. Ma poter conoscere i materiali esatti ha permesso soprattutto di compiere l´esatto intervento di restauro, che ha riguardato la rimozione della patina di polveri inquinanti e il consolidamento delle parti sconnesse».
Le analisi particolareggiate dei materiali hanno mostrato poi altre sorprese: fra queste, l´uso, in alcuni particolari architettonici, di una malta composta da conchiglie, marmo rosso di Verona e ossa, accanto a motivi decorativi in stucco e strutture portanti in arenaria. Infine l´allestimento del ponteggio ha permesso lo studio ravvicinato dell´opera da parte della storica dell´arte Silvia Medde. «Poter vedere i dettagli del monumento ci permette di capir meglio il lavoro di Giovanni Zacchi, un autore poco noto, ma che doveva avere una fama rilevante al tempo. Di lui non abbiamo molte notizie, se non che era figlio del più noto Zaccaria, scultore attivo a Bologna, e che operò in seguito anche a Venezia e a Roma».
Alla cerimonia di presentazione, programmata per venerdì, parteciperanno il priore del convento dei Servi, padre Girolamo Iotti, il soprintendente Luigi Ficacci, Patrizia Cantelli e Silvia Medde.



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