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La Mannaia passa a Bondi: agli enti metà dei finanziamenti
Roberto Faenza
Il Fatto Quotidiano, martedì 1 giugno 2010

Non sono le banche a muovere il mondo e a mandarlo avanti. Non sono le Borse il motore della società, nè i bond, né i Bot, nè i fondi sovrani, né le invenzioni fallimentari dei guru dell’economia che si chiamano derivati. E neppure l’ingegneria finanziaria, la quale negli ultimi tempi invece di farci progredire è riuscita soltanto a metterci in ginocchio usando parolacce come pigs per descrivere i popoli in diffìcoltà. Insomma non è l'economia il motore del mondo in cui viviamo. Sono le idee a distinguere l’uomo dalle altre specie. La fabbrica pi potente del mondo è la cultura. E da lì che parte l'aggregazione collettiva, l’economia viene dopo. Ecco l'errore che commette il ministro Tremonti e con lui anche i ministri di diverso colore politico che lo hanno preceduto: credere che l’economia venga prima. Di qui il concetto, antiquato e barbaro, che la società possa progredire e l'economia rafforzarsi, tagliando in primis le spese che hanno a che fare con la diffusione delle idee, ovvero con il crescere culturale. L’attuale scure, che è davvero una mannaia, si abbatte prima di tutto sulle istituzioni che producono cultura. Un bene apparentemente immateriale che che è invece il più materiale che l'uomo abbia mai creato. E’ immateriale la scuola? E’ immateriale l'università? Possiamo definire immateriale la società dell'informazione che rappresenta il vero dna del mondo attuale? A leggere le prime liste di tagli proposti da Tremonti c'è da inorridire. Verrebbero tagliate e mandate a casa istituzioni secolari, la cui sola colpa è produrre cultura e diffondere idee. Stando alla Finanziaria della prima ora verrebbero azzerati, meglio dire annientati, enti e istituti che rappresentano innanzitutto la custodia della nostra memoria. Starà al ministro Bondi, pare, prendere l'ultima decisione, che a molti suona un po' come soluzione finale. E' chiaro infatti che anche se Bondi si batterà come un leone per salvare tutti, non tutti verranno salvati e quindi la caccia è aperta. Nella lista ammazzacultura diffusa dal ministro dell'Economia compaiono la Fondazione Croce, la Triennaledi Milano, la Quadriennale di Roma, il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), il Centro Piero Gobetti, la Fondazione Rosselli, per citarne solo alcuni. Stiamo parlando di gente che ha dato la vita per difendere le proprie idee, di uomini che hanno consentito ai nostri padri di uscire liberi dalla dittatura fascista e allo stesso Tremonti di poter fare oggi il ministro. Sa Tremonti chi era Piero Gobetti? Sa dei pestaggi delle camicie nere che ha subito per difendere gli ideali liberali? Sa Tremonti che il CDEC è ritenuto tra i centri più importanti al mondo per la memoria della Shoah? Sa che, cessando di partecipare al suo finanziamento, le generazioni future non sapranno neppure cosa fosse Auschwitz? Sa Tremonti chi erano i fratelli Rosselli, Carlo e Nello? Sa perché sono stati ammazzati? Se non lo sa, si informi e non si macchi della colpa di ucciderli una seconda volta. L'errore non è tagliare in un paese che da troppo tempo vive al di sopra delle proprie possibilità, ma la decisione di tagliare dove non si dovrebbe. Invece di aumentare gli stipendi innanzitutto agli insegnanti, che costituiscono il volano per la crescita di una nazione, vengono ridotti e rallentati. Se non investiamo innanzitutto nel sapere, come potremo avere domani ingegneri, chimici, informatici, scienziati competenti? Vengono invece lasciati intatti gli stipendi dei boiardi di Stato, che vanno in pensione con somme superiori a quelle che un singolo docente percepisce in 35 anni di carriera. Per non parlare della ridicola riduzione del 10% annunciata per i parlamentari, quegli stessi campioni di cultura che, come ricordano gli inviati delle Iene, non sanno citare neppure un articolo della Costituzione. Invece di rinunciare agli spiccioli, i nostri parlamentari farebbero meglio a occuparsi di tassare l'evasione fiscale, la quale secondo le polizie tributarie degli Stati europei si attesta al 51,2% in termini di imposte, i signori dell'evasione ogni anno sottraggono all'erario decine e decine di miliardi di euro. Siamo i primi in Europa nella classifica degli evasori, seguiti dalla Romania, dalla Bulgaria e dall'Estonia. Ma invece di colpire duramente questo mostruoso flusso di denaro in nero, vengono colpiti i centri studio, la ricerca scientifica e persino i musei scientifici, come se non versassero in già precarie condizioni. Questo accanimento incondizionato fa venire in mente quel ministro della propaganda, laureato in Filosofia nella prestigiosa Università di Heidelberg, che esclamava soddisfatto “quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola!”. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, fosse vivo Freud, sarebbe oggetto di analisi del rifiuto di sè. Intellettuale lui stesso, persona gentile e poeta in versi, se la prende spesso con i suoi simili, la categoria degli intellettuali, mentre ci si aspetterebbe che fosse il primo a doverli difendere. Viene un sospetto: non sarà che questa gigantesca operazione di impoverimento culturale serve a far regredire ancora di più il Paese, di modo che l'unica agenzia di diffusione del sapere diventi alla fine la televisione? È un caso che la nostra televisione pubblica dipende, societariamente, proprio dal ministero dell' Economia? Forse non dobbiamo stupirci se, come le cronache odierne riferiscono, un ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, sta seriamente valutando di entrare a far parte del cast della prossima Isola dei famosi, con l'intenzione dichiarata di portare alle stelle i suoi indici di ascolto. Prendiamo il caso della Cineteca Nazionale. Abbiamo letto che il Centro Sperimentale di Cinematoafia, da cui dipende la Cineteca, compare nella prima lista da depennare. Questo, proprio nel momento in cui sotto la gestione di Francesco Alberoni si sta riordinando l'efficienza della scuola più antica del mondo assieme a quella di San Pietroburgo, ex Leningrado. Se le cose stanno così, qualche centinaia tra insegnanti e impiegati, insieme a varie decine di allievi, si troveranno dall'oggi all'indomani a spasso. Non è tutto. Oltre 100000 film lì conservati, tra cui i capolavori del nostro cinema, da Rossellini a De Sica a Fellini, opere che hanno reso famosa l'Italia in tutto il mondo, deperiranno fisicamente. E nel giro di pochi anni non si potranno pi vedere. Kaput: non esisteranno più. È come se venisse cancellata la Biblioteca Nazionale, mandando in rovina i manoscritti e le edizioni più preziose della nostra letteratura. E come se venissero chiusi gli Uffizi di Firenze, magari sperando che arrivino i giapponesi o i cinesi a intervenire per salvare la Venere di Botticelli o le opere giovanili di Leonardo. Eppure ricordo che proprio il ministro Bondi poco tempo fa pubblicò un'ode a Marcello Mastroiammi, che aveva appena visto in Sostiene Pereira, da me diretto. Ecco, se Tre monti cancellerà i fondi alla Cineteca Nazionale, domani nessun giovane saprà più chi è Mastroianni. Marcello, fammi un regalo da lassù. Sveglia Tremnonti durante il sonno e spiegagli che quando sente parlare di cultura non deve mettere mano alla pistola. Perché il rischio è che gli esploda tra le mani.



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