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VERONA - Bisogna avere più rispetto del patrimonio
Mercoledì 02 Giugno 2010 LETTERE Pagina 21 - L'ARENA





Rispondo all’articolo pubblicato su L’Arena del 29 maggio non solo per amore di precisione, ma anche nella speranza di sensibilizzare i cittadini, renderli consapevoli delle bellezze storiche e architettoniche di Verona. Ho dedicato quasi sessant’anni a valorizzare gli scavi archeologici, con l’intento di non distruggerli, né coprirli, né chiuderli in un museo, ma di farli invece rivivere nella e con la città.
Esempi noti, a tal proposito, oltre agli Scavi Scaligeri, sono gli scavi di Palazzo Forti, di Porta Leona (dentro ai quali un commerciante, al tempo dei lavori, aveva spinto irosamente la dottoressa Manasse, della Sovrintendenza alle antichità!), quelli dell’Hotel Victoria, della chiesa di San Procolo, della torre abazziale di San Zeno, quelli che si stanno concludendo ora alla Porta Pretoria e alle mura romane della città di Como, infine, ma non meno importanti, quelli dell’acropoli di Cagliari, realizzata assieme all’arch. Gazzola. Il principio fondante di ogni mio lavoro in tal senso è sempre stato di far convivere l’antico con la vita di ogni giorno, in modo che la gente potesse non solo godere, ma vivere la Storia e il monumento, imparando così ad amarli e a rispettarli.
Devo constatare purtroppo che, per quanto riguarda gli Scavi Scaligeri, ogni intervento successivo al mio è stato realizzato per modificarne negativamente il concetto iniziale e quindi la suggestione. Su Via Dante, strada per altro non indispensabile al flusso viario cittadino né all’accesso a piazza dei Signori, durante la realizzazione degli scavi per collegare funzionalmente Palazzo del Tribunale con Palazzo della Ragione, mi è stato imposto dalla Sovrintendenza alle Antichità di non coprire l’incrocio tra il cardo e il decumano, unico elemento di questo tipo visibile della Verona romana e di lasciare quindi scoperto l’intero cardo romano.
L’unica soluzione possibile era quindi di scendere e camminare nel breve tratto di strada antica. La discesa sarebbe tra l’altro in seguito stata facilitata qualora si fosse provveduto alla ripavimentazione di piazza dei Signori, originariamente inclinata dalla «Costa» verso l’attuale Prefettura (per facilitare il flusso dei cavalli) e, voglio ricordarlo, in suggestive colorazioni bianche e rosse, tanto per tornare a quella «urbs picta» citata piuttosto impropriamente, mi sia concesso, dall’articolo di cui sopra.
Accolsi ben volentieri l’invito della Sovrintendenza, che coincideva con il mio intento di sensibilizzare la gente ad avere un contatto fisico con la Storia. Voglio ricordare a tal proposito un significativo aneddoto, che ho citato più volte: una signora americana, da me invitata a camminare liberamente con la figlia su quelle antiche pietre che prima avevano sfiorato con religiosa leggerezza, ne fu emozionata fino alle lacrime. Voglio ricordare inoltre l’afflusso turistico internazionale di personaggi che da questi scavi hanno subito una profonda attrazione, tra cui il prof. Wilmont Gillant, docente di architettura all’Università di Oregon che per 5 anni con i suoi studenti è venuto a Verona dall’Illinois per rilevare gli scavi scaligeri, come egli stesso ha testimoniato, assieme ad altri importanti professionisti europei, nel libro «Cecchini - Natura e archeologia al fondamento dell’architettura», edito da Alinea a cura del Politecnico di Milano, uscito recentemente in occasione del mio novantesimo compleanno.
Approfitto per chiedere che i reperti archeologici recuperati durante gli scavi vengano finalmente esposti nelle apposite sedi fin da allora predisposte e realizzate all’interno degli scavi stessi, a tutt’oggi vuote. Così, nel grande mobile blu creato all’uopo per installarvi grandi diapositive delle varie stratigrafie dello scavo, sarebbe opportuno che queste, predisposte dall’archeologo Peter Hudson e mai installate nonostante avessero all’epoca opportuna copertura finanziaria, venissero finalmente messe in sede, operazione a mio avviso essenziale perché tutti i visitatori stranieri possano leggere e capire la stratigrafia storica di Verona e perché tutti i cittadini possano confrontarsi con la cultura e la storia della loro città, per meglio amarla e rispettarla.
Spero che questo mio intervento possa spingere i veronesi ad occuparsi con maggiore sensibilità e maggior rispetto dei valori, spesso ignorati o trascurati, del loro patrimonio storico culturale e architettonico.



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