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TOSCANA - Paesaggio prove di pace tra Regione e comitati
PIETRO JOZZELLI
SABATO, 05 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA - Firenze


«Dateci tempo, ma fin da ora posso dire che è venuto il momento di rivedere il piano paesaggistico della Toscana». La dichiarazione a Repubblica è firmata Enrico Rossi. E´ un annuncio che sottintende un nuovo modo di coniugare rilancio industriale e tutela del territorio in cui il presidente toscano vuole coinvolgere i cittadini e quel particolare ceto che sono gli intellettuali. Piacerà ad Alberto Asor Rosa che oggi apre a Firenze la conferenza regionale della Rete dei comitati per la difesa del territorio. Non è né un segnale di fumo inviato ai critici più decisi del Piano di indirizzo territoriale, Pit, varato dalla giunta Martini-Conti, né un gesto tattico o un ammiccamento. E´ l´annuncio di una politica che fa del territorio una delle risorse fondamentali della ripresa, che non concede nulla agli ambientalisti del no ma formula un´idea dello sviluppo industriale come elemento portante di una scelta politica che vuole impedire alla rendita di diventare l´unica ricchezza ma anche il laccio al collo del futuro.
Asor Rosa non si sbilancia. «Rossi e Marson - la nuova assessora al territorio - hanno mandato segnali di cambiamento ma sarebbe sbagliato dare loro un valore risolutivo. Però è giusto tener conto del nuovo clima. Noi non abbiamo chiesto soluzioni verticistiche, crediamo che Regione, Province e Comuni debbano trovare una concezione armonica nella gestione del territorio.

Un rapporto consensuale, spiega l´intellettuale, che va costruito con sapienza: «Senza rinunciare ad aiutare i livelli più fragili, ma anche senza rinunciare ad intervenire quando a livello locale si prospettino soluzioni al di là del ragionevole e del consentito». Asor Rosa aggiunge un´altra cosa. «Durante la campagna elettorale, Enrico Rossi dichiarò al Manifesto che la Toscana doveva recuperare una vocazione imprenditoriale e dismettere qualunque idea di speculazione edilizia. Noi diamo molta attenzione a questa dichiarazione: c´è voluto coraggio per dire queste cose mentre si cercava il voto di tutti».
Oggi al Teatro dell´Affratellamento, la rete dei comitati illustrerà i 14 punti della «vertenza toscana» (dal caso di Bagnaia, a quello del porto di Talamone, dal sottoattraversamento Tav di Firenze al Corridoio tirrenico, ai casi di Campiglia Marittima, di Serravalle, di Castelfalfi): banco di prova, secondo la rete, resta la riforma del Pit che per i comitati dovrebbe essere reso più severo dal punto di vista normativo, con un rafforzamento della direzione pubblica nel governo del territorio e dei poteri della Regione rispetto ai Comuni.
Rossi non entra sui singoli casi. Alla rete e a tutti i toscani lancia un ragionamento politico, un modo per ricostruire un discorso collettivo sul tema dello sviluppo e del territorio. «La ripresa non può che partire dal settore manifatturiero e industriale. Ci siamo quasi abituati all´idea che la Toscana perdesse ricchezza e risorse. Ma qui non si può vivere tutti alle spalle del settore pubblico. L´industria del turismo è importante, ma la Toscana non ha futuro se pensa di vivere di soli resort. Se non c´è nuova produzione di ricchezza accadrà che la rendita diventerà l´unica ricchezza e questo è uno snaturamento pericoloso. Per questo stiamo studiando come rivedere il Pit e al tempo stesso riceviamo la più importante delegazione cinese mai giunta in Toscana, guidata da He Guopiang, numero 8 del partito comunista cinese, che vuole investire in Toscana».
Rossi invita a elaborare una politica generale. «Qui da noi il territorio è frutto del lavoro umano, in Toscana anche i boschi sono coltivati dagli uomini. L´agricoltura non può essere dimenticata, è uno degli elementi identitari della nostra cultura. Col presidente della commissione Ue, Barroso, insisto per una reale politica di finanziamento alla nostra agricoltura: sapete che se i nostri contadini non potranno più vendere i loro cereali, si desertifica un terzo del territorio toscano?». Non solo agricoltura, anche i centri storici. «Anche qui - dice Rossi - abbiamo sofferto della bolla immobiliare. In molti centri c´è abbandono, degrado, volumi vuoti. Credo che la via giusta sia quella del riuso dei volumi, non dello sfruttamento di nuovo territorio. Ricordiamoci che è una risorsa non riproducibile, che è costosa. Quando parliamo di federalismo dovremmo imporre l´abolizione della legge Tremonti che ha costretto i Comuni a cercare finanziamenti solo negli oneri d´urbanizzazione, cioè nello sfruttamento del territorio». Che fare davanti a progetti discutibili sul territorio o a veri e propri assalti? «Non mi interessano i reati penali. Questo tocca al magistrato. In termini politici, mi interessa dire a tutti che le regole vanno rispettate. E noi faremo in modo che siano rispettate. Tradurremo in atti precisi questo convincimento. Alla Rete che si riunisce oggi lancio un invito: diano tutti un contributo a creare una idea dello sviluppo che metta insieme tutela del territorio e rilancio economico. Dico agli intellettuali: prima delle singole politiche da attuare, c´è un´idea politica generale da affermare. Questo è il loro e il nostro compito». La riunione della Rete comincia alle 10. Marson non potrà partecipare, ma ha inviato una lettera che Asor Rosa leggerà in pubblico.



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