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TOSCANA - URBANISTICA. Le villette a schiera non possono essere la nostra urbanistica
MARIO LANCISI
VENERDÌ, 11 GIUGNO 2010 IL TIRRENO - Toscana



Questa regione deve guardare alla contemporaneità.
I sindaci? Sono garanti di uno sviluppo moderno



FIRENZE.

«L’urbanistica non può essere soltanto villette a schiera e l’immagine della Toscana non è data solo dall’edilizia residenziale. Ed è sbagliato pensare che la modernizzazione della Toscana sia data soltanto dalla proliferazione dell’edilizia residenziale». Lo afferma Andrea Manciulli, segretario regionale del Pd, alla vigilia dell’assemblea regionale dei democratici, che si terrà domani, con l’ordine del giorno anche il tema dell’urbanistica. Manciulli dunque appoggia la linea di Rossi, anche se difende i sindaci e attacca i comitati.

Svolta nell’urbanistica?
«Non parlerei di svolta. Rossi cerca di innovare un’impostazione culturale già cominciata con Martini».
La Marson non è Conti?
«Lasciamo da parte le personalizzazioni. Rossi ha affermato due punti importanti, sui quali sono pienamente d’accordo: l’esigenza di limitare il consumo del suolo, puntando sul riuso, e di privilegiare la produzione e il lavoro sulla rendita».
Rossi e la Marson hanno lanciato segnali di pace ai comitati di Asor Rosa.
«Anche Martini cercò il dialogo. La verità è che dobbiamo superare una visione manichea per cui c’è chi vuole costruire a prescindere e chi invece vorrebbe bloccare tutto».
Beh, le polemiche contro la Toscana infelix non sono soltanto di Asor Rosa...
«Bisogna sempre accettare tutte le critiche, ma nello stesso tempo occorre affermare l’autonomia e il ruolo della politica. E tutte le vicende vanno giudicate nel merito».
Si è costruito troppo in questi anni?
«Più che troppo, talvolta sono state fatte lottizzazioni discutibili. Ma non si può generalizzare. Detto questo, il problema è un altro».
Quale?
«Occorre affermare, come nelle grandi metropoli europee, da Parigi a Londra e Berlino, l’esigenza di far convivere il bello del passato con la sfida della contemporaneità. Lo sa cosa mi lascia perplesso nelle critiche dei comitati e di un intellettuale raffinato come Asor Rosa?»
Cosa?
«Che si limitino ad affermare l’esigenza di conservare il bello senza che ci sia mai invece uno stimolo a modernizzare la nostra regione davvero, negli spazi pubblici, nelle opere contemporanee. Conservare è un’esigenza sacrosanta, ma se all’epoca di Brunelleschi avessero solo conservato oggi non avremmo l’immagine della Toscana che abbiamo. Per questo, per fare una Toscana proiettata nella contemporaneità, bisogna rilanciare la progettazione degli spazi pubblici, dei luoghi collettivi e delle infrastrutture».
Per la verità non si limitano a questo: denunciano anche il brutto, le villette a schiere, le colate di cemento.
«Denuncia sacrosanta anche questa, alla condizione che non facciano della Toscana un modello di regione cementificata perché questa sarebbe un’immagine eccessiva e ingiusta».
Che cosa si sarebbe aspettato da Asor Rosa e compagni?
«Che ci dicessero: osate, come hanno fatto a Parigi, a Berlino o a Bilbao con il Guggenheim. Invece si sono acquietati su una posizione di conservazione del passato, mentre ciò che c’è di bello nella volontà espressa in Rossi è di far diventare la Toscana una delle regioni più moderne d’Europa. Oggi le realtà più dinamiche nel mondo sono quelle che riescono a collegare il proprio passato con la sfida del presente».
La Marson attacca i sindaci: chiede più contropoteri.
«Mettere in contrapposizione i sindaci alla Regione è un errore politico. Anche i nostri amministratori sono un baluardo della Toscana di qualità. Quelli che garantiscono uno sviluppo moderno delle nostre città. Ed è compito nostro che la sfida per una Toscana nuova sia portata avanti da tutte le istituzioni».
Beh, qualche sindaco con le gru ha un po’ esagerato.
«Ma non sono i sindaci. È un fenomeno più complessivo che in questi anni ha portato a privilegiare la rendita. Molti industriali, al primo stormire della crisi, hanno chiuso le proprie fabbriche e hanno investito i soldi nel mattone puntando sulla rendita. Sono totalmente d’accordo con Rossi nella sua sfida di spostare l’attenzione sulla produzione, disincentivando la rendita, e questo è un tema forte dell’urbanistica perché chiama in causa la nostra capacità di attrarre investimenti, di dare risposte più celermente, di favorire l’iniziativa economica. Se una riflessione sull’urbanistica va fatta, è proprio quella che consente di accelerare le procedure per favorire nuovi insediamenti produttivi e una reindustrializzazione della Toscana».
E i sindaci sono rimasti a guardare?
«Se un rilievo si può fare ai Comuni è talvolta l’eccesso di localismo. Ecco, penso che dobbiamo incentivare piani strutturali di aree. Basta con il campanilismo. Sia nell’urbanistica che in economia. Il futuro della Toscana dipenderà dalla capacità di Regione e Comuni di far scattare la sfida di una Toscana moderna e del governo del territorio. Ha ragione Rossi che la Toscana ha gli abitanti di una metropoli europea, mentre noi si continua a fare scelte sul passo dei diecimila abitanti...».



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