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San Lazzaro nella tomba
12 giu 2010 Corriere di Como


TESORI LARIANI - Senza soluzione la vicenda del complesso costruito da una chiesa e dai resti di un convento e di un ospedale sull'antica Regina
Vive un’autentica odissea uno dei più antichi monumenti di Como, il complesso medievale di San Lazzaro, costituito da una chiesa e dai resti di un convento e di un ospedale, edificato per il ricovero dei viandanti e il controllo delle malattie epidemiche al civico 5 dell’attuale via Rimoldi, sull’antica via Regina. Da anni ormai due istituzioni cittadine, gli Iubilantes e la Società Archeologica Comense, si sono attivate per un suo recupero, ma attualmente l’intero edificio versa in grave degrado .
Il deterioramento riguarda sia la struttura muraria, sia gli affreschi della volta nella zona presbiteriale e l’Annunciazione nell’arco trionfale, oggi nel sottotetto. Il prezioso ciclo trecentesco appare notevolmente danneggiato dall’umidità, a tratti fessurato e in via di distacco. L’importanza della chiesa romanica, risalente al XII secolo, è legata al fatto che questo risulta essere l’unico edificio sacro della provincia di Como ad una sola navata, ma a due piani, collegati da un doppio scalone. La chiesa, oggi sconsacrata, apparteneva all’antico ospedale-ospizio di San Lazzaro, fondato nel ’300 e affidato probabilmente a religiosi agostiniani, anche se connesso in qualche modo agli Umiliati. In origine, come documentava una processione che si svolgeva il venerdì dopo la quarta domenica di Quaresima per scioglimento di un voto del 1348, l’ospedale era legato al controllo delle epidemie di peste, poi fu definitivamente sciolto in seguito alla nascita dell’Ospedale Maggiore di Sant’Anna nel 1468, che riunì tutti gli ospedaletti preesistenti, al fine di razionalizzare l’assistenza sanitaria pubblica. Celebre doveva essere la danza macabra, posta su uno dei muri laterali quale monito ai viandanti; ma oggi dell’originale del XV secolo non resta che una riproduzione ottocentesca.
La lunga agonia del San Lazzaro comincia nel novembre 2003, quando crolla in più punti il tetto della chiesa, medievale di origine ma rinnovata tra Cinque e Seicento. Da allora si inizia a parlare di una sua acquisizione da parte del Comune di Como, in quanto l’edificio è di proprietà privata. Nel frattempo, interviene per salvare l’edificio la Soprintendenza ai Beni Architettonici della Lombardia con lavori urgenti, volti alla messa a punto di una copertura provvisoria, che si concludono nel marzo 2004, per un importo di 22.450 euro. Nel frattempo proseguono le trattative per l’acquisizione della proprietà da parte del Comune, così come auspicato anche dal soprintendente Alberto Artioli, in quanto ogni lavoro di restauro risulta precluso fino a quando la proprietà non sarà pubblica. Le trattative, però, ristagnano e le abbondanti nevicate di inizio 2006, che ne peggiorano lo stato di conservazione, mettono in agitazione anche due associazioni cittadine, l’Archeologica e gli Iubilantes, che si prodigano per la salvaguardia del bene, per il quale la Soprintendenza aveva inserito nel programma finanziario del 2004 la somma di 60mila euro. La Società Archeologica Comense si era già interessata al San Lazzaro prima del crollo del 2003. Infatti, nel dicembre 2000 aveva segnalato alla Soprintendenza la persistente situazione di abbandono della chiesa che, dopo la sconsacrazione settecentesca, aveva di fatto perso importanza, nonostante le pregevoli testimonianze artistiche in essa celate. L’immobile viene così sottoposto a vincolo diretto da parte della Soprintendenza, in base alle disposizioni previste dalla normativa di tutela, per i suoi rilevanti caratteri storici e artistici. Così si arriva al 2003, quando a gennaio la Soprintendenza sollecita il proprietario ad un intervento alla copertura e a febbraio il Comune emette un’ordinanza per la messa in sicurezza dello stabile. Nulla, però, viene fatto e si giunge al crollo del mese di novembre.
Negli anni successivi la Soprintendenza provvede anche ad emanare provvedimenti di tutela indiretta, in quanto è prevista nelle aree adiacenti la demolizione di manufatti obsoleti e la riconfigurazione del lotto, con la costruzione di edifici multipiano. Il sindaco di Como a proposito ha detto durante un consiglio comunale il 27 maggio a Palazzo Cernezzi: «Attualmente l’acquisizione della chiesa di San Lazzaro da parte del Comune, che aveva chiesto nella fase negoziale, per la sua valorizzazione, anche un sagrato di rispetto della chiesa e un cannocchiale di passaggio e di veduta dalla via Napoleona verso appunto San Lazzaro, non è ancora stata effettuata, visto che l’intera area su cui sorge è tuttora proprietà privata, poiché non è stato trovato un accordo tra il vecchio proprietario e il nuovo acquirente, che si sarebbe fatto carico del riassetto dell’area. Motivi del contendere sono state questioni relative alla volumetria costruttiva e ai vincoli di posizionamento dei volumi imposti dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici della Lombardia». Al momento, dunque, tutto è bloccato. E in balia dell’incuria.

Cristina Fontana



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