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LIVORNO - Sul nuovo ospedale: «Manca un piano complessivo per il territorio»
DANIELA BERTELLI *
13 GIUGNO 2010, IL TIRRENO







La vicenda politica ed istituzionale che ha portato alla individuazione dell’area per la costruzione di un nuovo ospedale ed alla firma dell’Accordo di programma offre molteplici spunti di riflessione, sia sulle scelte, sia sui possibili modi di intendere il governo del territorio e la partecipazione. Nel già citato Accordo di programma, si fa riferimento ad un documento tecnico ed all’apprezzamento della giunta comunale di tale documento tra il luglio e il dicembre 2008: ci sarebbero stati, quindi, tutti i tempi per aprirsi ad un confronto con la città e per collegare le scelte alla revisione del Piano strutturale. Così non è stato.
L’indizione del referendum abrogativo della delibera comunale di localizzazione della nuova struttura ospedaliera, il successo ottenuto dalla raccolta di firme sono testimonianza del desiderio dei cittadini e delle cittadine di non essere relegati a mero ruolo di spettatori, ed è un desiderio avvertito e manifestato da uomini e donne di orientamento politico e culturale diverso, che si sottrae alla logica degli schieramenti istituzionali.
Come Osservatorio Trasformazioni Urbane, fin dall’ottobre dello scorso anno, cioè da quando sulla stampa cominciavano a comparire alcune notizie, abbiamo elaborato documenti, rivolto domande, per altro senza ricevere risposte, intorno a tutta la vicenda. La nostra non era e non è opposizione pregiudiziale nei confronti di un nuovo ospedale, ma è in primo luogo critica ad un modo di praticare il “governo” del territorio per “emergenze” successive, senza un piano complessivo, chiaro e discusso apertamente. E siamo molto preoccupati del fatto che per realizzare una opera di interesse pubblico (il nuovo ospedale), si metta a disposizione, attraverso la vendita, del mercato privato una quota grande di patrimonio pubblico (edifici ed aree). Tali edifici e tali aree, per essere appetibili sul mercato privato, appunto, dovranno essere, per usare il termine tecnico “valorizzati”, cioè avere una destinazione economicamente interessante per gli investitori, con inevitabili conseguenze non marginali nell’assetto della città. E di nuovo il mercato privato è chiamato ad intervenire per quasi un terzo del costo complessivo della nuova struttura con la formula del project financing.
E poi, come si articolerà la rete dei servizi socio-sanitari? Quali i costi di una nuova organizzazione? Disponiamo solo di alcune indicazioni emerse nel consiglio comunale del marzo 2010 che, in qualche caso, sembrano contraddire ciò che è deliberato nell’accordo di programma. Facciamo alcuni esempi: distretto Zona Sud via del Mare, è nell’elenco degli edifici da vendere e valorizzare nel testo dell’Accordo di programma (delibera regionale 22/03/2010), nel consiglio comunale, sempre del marzo scorso, è indicato come sede delle future attività distrettuali; distretto della Zona Centro: nelle indicazioni presentate al consiglio comunale è localizzato nell’attuale Poliambulatorio, che, tuttavia, nell’accordo di programma viene compreso tra i beni da vendere e valorizzare.
* Osservatorio Trasformazioni Urbane



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