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FIRENZE - Una scuola scandalosa, un Castello di cemento
di MAURO BONCIANI
corriere fiorentino 17 giu 2010 Firenze






I ministri annunciati (Pietro Lunardi, infrastrutture; Claudio Scajola, interni; Antonio Martino, difesa) non si presentarano, ma alla cerimonia per la consegna del terreno a Castello per la Scuola allievi marescialli dei carabinieri si respirava l’atmosfera dei grandi eventi.

«Un campus modernissimo», sottolineavano tutti, felici anche per aver definitivamente messo alle spalle il rischio che la scuola fosse spostata da Firenze, dall’ex convento di Santa Maria Novella che occupava dal 1924. Quella mattina dell’ottobre 2001 il sindaco Leonardo Domenici, il comandante dell’Arma Sergio Siracusa, il sottosegretario alla difesa Francesco Bosi, sorridevano. E, cartine alla mano, spiegarono che sarebbe sorta «una vera cittadella» (la parola ritornerà, poi, quando si comincerà a parlare di una Cittadella Viola, proprio a Castello) in grado di ospitare tremila persone nei 18 ettari all’interno dell’area Fondiaria, con una spesa di 456 miliardi di lire e lavori affidati all’impresa Baldassini e Tognozzi (che più tardi diventerà Baldassini, Tognozzi e Pontello, la stessa che oggi vede il suo ex presidente Riccardo Fusi indagato nell’inchiesta sulle grandi opere, partita proprio dalla Scuola marescialli). Il progetto, elaborato sulle specifiche del ministero della difesa e affidato a quello delle infrastrutture che bandì la gara, era ambizioso e nessuno all’epoca pensò all’impatto della gigantesca struttura e dei trecentomila metri cubi di edifici, anzi la sua presenza era uno dei cardini dell’operazione Castello. Obiettivo: «l’unificazione delle attuali strutture didattiche sparse nel territorio nazionale, con una capacità per circa duemila allievi, duecento corsisti e cinquecento unità». Nella cittadella che doveva essere ultimata nel 2006 non mancava nulla: sala polifunzionale, aule didattiche, mensa da mille posti, circoli, infermeria e «nucleo sanitario polispecialistico», uffici, poligoni di tiro, un’aula manga da 1.500 posti, un campo di calcio con pista di atletica, piscina olimpica, campi da tennis e basket, una cappella, la biblioteca, parcheggi e officina, una sala per la musica, 121 alloggi, una foresteria da cento posti e la grande piazza d’arme centrale.

I lavori sono andati avanti, i piloni hanno iniziato a crescere e i dubbi anche. «Andrebbe alleggerita», disse Domenici prima di lasciare Palazzo Vecchio nel 2009, il suo successore Matteo Renzi non ha mai nascosto di trovarla brutta e senza qualità architettonica, per molti è una replica in peggio del Palagiustizia di Novoli. In più c’è l’inchiesta grandi opere, il contenzioso Btp-Astaldi, i contatti politici-imprenditori, le nomine sospette. Intanto il Comune dovrà capire cosa fare dei grandi spazi che i carabinieri lasceranno liberi nell’ex convento di Santa Maria Novella. Tramontata l’idea di trasferirvi il Consiglio regionale o quella di realizzarvi un museo, si cercano idee. Senza fretta, visto la lentezza dei lavori a Castello.



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