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TOSCANA - «Tante foto per battere i barbari del paesaggio»
di PAOLO ERMINI
corriere fiorentino 15 giu 2010 Firenze




Settis: il mio primo clic? La chiesa di San Vincenzo, soffocata dalle case

La campagna di «foto-delazione» comincia oggi. Tra i promotori il direttore della Scuola Normale di Pisa Salvatore Settis (nella foto) che parla del «brutto che avanza» e del contributo che i cittadini possono dare alla lotta contro i barbari del paesaggio



Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, oggi presenterà insieme con Oliviero Toscani «Nuovo paesaggio italiano»: un appello a tutti i cittadini italiani affinché contribuiscano alla tutela del paesaggio facendo delazione con le loro foto. Le immagini entreranno in un archivio multimediale sul degrado del Paese.

Professore, in questa sua campagna lei parla del brutto che avanza, delle complicità dei politici, di una vera e propria invasione barbarica che devasta il territorio. Anche la Toscana è in mano ai barbari?

«La Toscana va meno peggio di altre regioni. In Calabria o in Veneto, tanto per citare due regioni che conosco bene, i barbari sono molto più attivi. Però non basta dire: ho compiuto solo due delitti, gli altri ne hanno fatti dieci a testa. Di delitti non bisogna farne nemmeno uno. Purtroppo anche la Toscana negli ultimi anni è stata sempre meno attenta. Un po’ amacchia d’olio, non dappertutto. Ma anche qui si sono visti fenomeni degenerativi».

Perché avete puntato su una parola così negativa come «delazione»?

«La parola è scherzosa. Invitiamo il cittadino a rivelare scempi ed ecomostri ad altri cittadini, non all’autorità giudiziaria o ai carabinieri. Non chiediamo di arrestare nessuno. Ma abbiamo voluto reagire a un silenzio veramente pesante, quello degli italiani che continuano a compiacersi di ciò che nella nostra terra è bello e però fanno finta di non vedere quello che è brutto. Il nostro paesaggio si sta rovinando. Allora raccontiamoci l’un altro come sta cambiando in peggio. Questa l’idea della delazione: il cittadino che racconta la verità».

Dopo le elezioni regionali la Toscana sta vivendo una fase di passaggio. Che cos’è che non andava bene nella stagione precedente?

«Intanto bisogna dire che le cose che non andavano bene da noi sono le stesse che non vanno bene in Italia. Il problema è che oggi la legge nazionale consente che le autorizzazioni paesaggistiche — che dovrebbe essere in capo allo Stato perché così dice l’articolo 9 della Costituzione — passino alle Regioni, che a loro volta possono delegare ai Comuni. Questo è successo anche in Toscana. Ovvio che delegando ai Comuni si è persa omogeneità nella tutela del paesaggio. E poi c’è un altro fenomeno nazionale che ha pesato anche in questa regione: gli oneri di urbanizzazione sono diventati una tassa sulle nuove costruzioni o sulle modifiche di costruzioni preesistenti. Prima il Comune era obbligato a spendere per fare la vera urbanizzazione (le strade, la luce elettrica, le fognature), dagli anni ’90 invece gli oneri di urbanizzazione sono una tassa come le altre. E siccome i Comuni sono stati espropriati di una buona parte del contributo statale con cui andavano avanti, da un lato gli si è tolto qualcosa, dall’altro gli si è detto: quello che vi serve prendetelo con gli oneri di urbanizzazione. E così anche in Toscana sono state commesse molte leggerezze nel consentire l’edificazione in alcune zone, soprattutto sulle coste ma non solo. Basti pensare alla Val d’Orcia».

Vuol dire che i Comuni hanno cercato di ottenere un vantaggio a discapito del paesaggio?

«È così. Solo che gli oneri di urbanizzazione il Comune li incassa una sola volta, ma le villette di Monticchiello, tanto per fare un esempio, ce le sorbiremo per i prossimi 200 anni».

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il nuovo assessore all’urbanistica Anna Marson hanno assicurato di voler ridefinire il rapporto Regione-Comuni...

«Ho accolto queste dichiarazioni con vera gioia. Mi sembra che siano la prima buona notizia sul paesaggio italiano da molti anni a questa parte. Parlo intenzionalmente di paesaggio italiano e non solo toscano perché se un riscatto ci sarà mai per il paesaggio italiano la Toscana è il luogo più adatto da cui deve partire. Da cittadino toscano sono molto contento che ci sia questo nuovo approccio. Mi auguro che diventi un nuovo modello per l’Italia intera, in conformità alla tradizione, alla Costituzione e alla nostra salute fisica e mentale».

Rossi ha fatto un appello ai sindaci dopo l’esplosione del caso Venturina, dove si profila un boom edilizio: «Prima pensiamo a

recuperare i beni esistenti e poi costruiamo ex novo», ha detto. Ma questa politica non comporterà anche prezzi salati, ad esempio sul fronte dell’occupazione?

«Credo che questa scelta accrescerà l’occupazione e non la farà calare. Recuperare l’esistente è indispensabile. In tutta Italia, come a Venturina, ci sono appartamenti vuoti, fabbricati anche molto belli, ma abbandonati. Il lavoro va fatto a livello più ampio. Si tratta di recuperare anche le professionalità che lavorano nell’edilizia per consolidare i suoli, unificare paesaggi, distruggere quello che va distrutto. Un discorso attento al restauro dell’ambiente e del paesaggio, al recupero dell’esistente, dal punto di vista occupazionale può fruttare di più di una politica basata sull’occupazione indiscriminata del suolo».

Non mancheranno contrasti anche molto forti con i Comuni. I sindaci sono più esposti alle pressioni...

«Soprattutto da parte dei costruttori. Sono i palazzinari che dovrebbero riconvertire la propria cultura da quella del cementificatore a quella di chi lavora per il proprio Paese, oltre che per se stessi».

Mica facile la sfida per la Regione.

«Va ricostruito un tessuto che è anche e

soprattutto culturale. Si è persa l’antica cultura— che in Toscana era al livello più alto del mondo— della cura del paesaggio come noi curiamo noi stessi».

Potrebbero sorgere anche problemi politici. Nei giorni scorsi il segretario regionale del Pd, Andrea Manciulli, in una intervista al Tirreno ha detto che la modernizzazione della Toscana non può scaturire solo dalla proliferazione dell’edilizia residenziale, ma che non c’è una svolta nella politica regionale dell’urbanistica. Dal Pd verranno resistenze al nuovo corso?

«Io non sono un politico e quindi non sempre riesco a capire le dichiarazioni dei politici, che a volte sono talmente lambiccate da riuscire a dire simultaneamente tutto e il contrario di tutto. Io non ci riesco. Dico quello che penso. O uno pensa che la politica fatta negli ultimi anni vada cambiata oppure no. Secondo me va cambiata e per cambiarla occorre una riflessione e una inversione di marcia. Certo bisogna anche ricordarsi che quando si parla di conservare il paesaggio non si tratta di metterlo in frigorifero. L’ambiente cambia, ma ogni cambiamento va gestito e va fatto con la massima delicatezza».

L’accusa che viene rivolta ai comitati nati

qua e là per la tutela del paesaggio è proprio quella di volere la cristallizzazione del territorio. Lei che pensa dei comitati?

«Presi nel loro insieme i comitati sono un fenomeno positivo perchè sono la reazione alle carenze della politica. Nella campagna elettorale nazionale di due anni fa i temi del paesaggio non furono toccati da nessuno... Se i cittadini si muovono coalizzandosi allora è un bene. In Italia è successo anche nei primi anni del ’900: decine e decine di comitati portarono alla prima legge per la tutela del paesaggio che fu introdotta da Benedetto Croce nel 1920, quando era ministro. Per questo i comitati sono un fenomeno positivo. Ma con altrettanta certezza dico che l’ipotesi di surgelare il paesaggio facendolo restare immobile non ha il minimo senso».

A seguito delle polemiche su Venturina, il Pd di Campiglia ha messo sotto accusa «quelli che dissertano dalle loro ville». I sindaci della Val di Cornia hanno parlato di «supponenza moralistica». Si è sentito chiamato in causa?

«Mi è sembrata demagogia di bassissimo livello».

Per una svolta davvero efficace nella gestione del territorio basterà però un ritorno di competenze nella sfera regionale a svantaggio dei Comuni?

«Si dovrebbe applicare veramente il nuovo codice dei beni culturali nella forma approvata sotto il governo di centrosinistra e che è stato scritto da una commissione presieduta da me. Il codice prevede un gioco delle parti che prevede di non togliere autonomie e dialogo, ma un’attenta regia in cui ogni Comune deve fare la sua parte, così come ogni Regione, ogni Provincia e naturalmente anche lo Stato. Senza aver fretta, come è accaduto per il piano casa di Berlusconi. Chi dice "aboliamo tutti i controlli e costruiamo subito perchè così c’è più manodopera" ha più a cuore il bene dei palazzinari

che l’aspetto del nostro Paese tra dieci anni».

Teme l’azione del governo?

«Io temo soprattutto lo svuotamento delle soprintendenze a causa del blocco del turn over. Che cominciò con il governo di centrosinistra guidato da Prodi e che poi è proseguito».

A Firenze il sindaco Matteo Renzi ha annunciato la politica edilizia dello «zero volumi» in città...

«Per una città come Firenze che ha un patrimonio così grande da difendere e che negli ultimi decenni non l’ha saputo fare è quello che ci vuole. Supporto del tutto questo approccio».

Nei giorni scorsi è rinato il caso del David. Renzi ha detto che siccome il David è del Comune bisogna rivedere le cose anche dal punto di vista dei guadagni, che ora prendono invece tutti la via di Roma. Secondo alcuni è un approccio merceologico alla politica culturale. Condivide la critica?

«Non ho una opinione precisa sulla proprietà del David di Michelangelo. Meglio: non ho visto tutti i documenti e non so chi ha ragione. Piuttosto, sono molto turbato da questo fuoco amico tra Comune e Stato che sono comunque rappresentanti degli enti pubblici. Invece che fare delle polemiche di questo tipo bisognerebbe trovare un accordo. Ma la cosa importante è che il David venga conservato e conservato bene».

L’assessore Marson non si è dimostrata entusiasta della realizzazione del Corridoio Tirrenico. Poi è intervenuto il presidente Rossi e ha detto che si farà e basta.

«I primi tracciati che vidi qualche anno fa erano criminosi. Il compromesso trovato, che usa ampi tratti dell’attuale superstrada, riduce fortemente i danni e dunque considero la scelta positiva».

Parliamo delle foto-delazioni. Quale foto lei scatterebbe per prima?

«Ho in mente uno scempio piccolo piccolo, ma mostruoso, a San Vincenzo, dove ho la residenza. Il Comune prende il nome dalla chiesa parrocchiale di San Vincenzo: una chiesa costruita intorno al 1850, negli ultimi anni del Granducato. L’abside della chiesa è stata ricoperta dai condominii. Si è costruito a ridosso delle sue pareti dove c’era l’orto della chiesa. Mi dicono che durante la messa si sente perfino il rumore di un ascensore. Questo è un caso in cui ogni centimetro quadrato di terra, perfino accanto a un altare, è stato sfruttato emercificato. Nel suo piccolo è un simbolo del trionfo del Dio denaro di fronte a ogni ideale».

Tra le prime immagini che avete mostrato per l’iniziativa promossa da lei e Toscani c’è una prospettiva di piazza dei Miracoli oscurata da capannoni.

«Il fatto che si possa fare una foto di quel genere fa venire i brividi. Quando l’ho vista sono rimasto allibito».

Anche in Versilia i comitati hanno lanciato l’allarme.

«Quel territorio è preziosissimo, ma il suo grande prestigio, il prezzo dei terreni e la possibilità di guadagnare hanno fatto sì che la Versilia sia in vendita».

Può indicare un amministratore che ha fatto bene la sua parte nella difesa del paesaggio?

«Dico l’ex sindaco di Mantova Fiorenza Brioni. In quella città un’amministrazione di centrosinistra aveva dato il permesso di costruire sulle rive del lago Paiolo, uno dei paesaggi dipinti da Rubens e Mantegna. Ebbene il sindaco Brioni, anche lei di centrosinistra, ha avuto il coraggio di capovolgere la decisione. Speriamo che il pericolo sia scampato per sempre».

Grandi opere. A Firenze, i Nuovi Uffizi e l’auditorium del Maggio sono stati commissariati. Gli sviluppi sono stati contrastati e ci sono inchieste giudiziarie. Al di là di questo resta un problema di fondo: la velocità dei lavori che non va d’accordo con il rispetto delle regole. Come se ne esce?

«Se ne esce rispettando le regole. Un Paese dove non si rispettano le regole non è un Paese che si rispetta. La velocità non è un bene di per sé. Quello che importa è il risultato finale. Faccio un esempio: l’Alta Velocità nel tratto appenninico. Avevano fretta e hanno creato danni ecologici permanenti. Soprattutto sui torrenti e sulle falde acquifere. In questo caso ha vinto la velocità, ma dobbiamo essere contenti? Abbiamo distrutto ambiente e salute dei cittadini. Sarebbe come fare pressione su un medico per avere una diagnosi in tre minuti con il rischio che sia imprecisa. Per il paesaggio è esattamente la stessa cosa».

A cura di Alessio Gaggioli



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