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NAPOLI - il MADRE incompreso
MARIO FRANCO
La Repubblica, 18-06-10, pagina 12 sezione NAPOLI




Nella Berlino prenazista musicisti come Wolpe e Hindemit tenevano "concerti per fonografo", mixando dischi diversi come i moderni rapper che costruiscono brani musicali da frammenti suonati su giradischi che diventano veri e propri strumenti. Ma se vogliamo trovare un autentico antenato dei moderni deejay, dobbiamo rileggere "La montagna incantata" di Thomas Mann, un ritratto allegorico dell' Europa anteguerra nel microcosmo di un sanatorio di montagna. È lì che Hans Castorp, il giovane protagonista, si innamora di un fonografo e indulge ad una fantasia che potrebbe conquistare il mondo alternando e cambiando dischi secondo l' ispirazione del momento. Premessa che prova come con il XX secolo e con la riproduzione tecnica dell' opera d' arte (secondo Benjamin), nuovi strumenti espressivi entrano tra le arti cosiddette "nobili".E che cosa può fare un museo d' arte moderna? Può organizzare "anomali" concerti e attività ludiche extraespositive? Il Madre, come è noto, con le serate chiamate "Madrenalina", inventò un modo originale di manipolare suoni e immagini: un modo di catturare l' attenzione dei giovani sull' arte contemporanea e di sperimentare incroci di linguaggi tra musica e video. Fioccarono multe e censure, riproponendo il ritardo culturale di una città che vuole sentirsi ancora "grande capitale" ed inserirsi nella modernità, ma vive nel pregiudizio classificatorio per cui il Museo è quella cosa separata dalla vita di tutti i giorni (e anche un po' noiosa) ignorando le contaminazioni, l' abolizione dei generi e delle specificità, l' uso protagonista del corpo, lo show perpetuo dell' esistere e del creare, che dal Fluxus in poi ha caratterizzato l' arte contemporanea. Critiche ed indignazioni portarono ad un incredibile verbale della commissione di vigilanza nell' aprile del 2009, che consentiva le serate musicali ma conteneva la prescrizione della "non contemporaneità". Ovvero: o si sente musica o si visita il museo. Alle rimostranze del direttore Cicelyn, che spiegava come le serate musicali servissero proprio ad aprire il museo ad un pubblico più vasto, il rappresentante del Comune rispondeva che allora «tutto il museo deve dotarsi di messa in sicurezza suppletiva come una discoteca». Dopo un lungo alternarsi di permessie divieti tra Comune, vigili del fuoco e Procura (Cicelyn viene imputato in un processo che si aprirà il 20 settembre, accusato del reato di discoteca abusiva) il Madre si rivolge nel 2009 al presidente della Repubblica, lanciando un appello via internet e raccogliendo moltissime firme che chiedono la prosecuzione delle serate musicali. Oggi, arriva la sentenza del Riesame che dà ragione al Madre (dicono i giudici che si è trattato di una «persecuzione politica») e, dopo un ricorso al Tar, viene anche abrogato il divieto alla contemporaneità dell' attività di discoteca con quella museale. Anche il Tar scrive che l' autorità amministrativa è andata oltre il lecito, entrando nel merito di scelte di politica culturale. Tutto finito? Non sappiamo. Come finivano una volta i fumetti a puntate: "Riusciranno i nostri eroi...". Vedremo, nelle more della sentenza, se il Comune inventerà qualche altra diavoleria. Intanto le serate after hours sono riprese. Lo scopo rimane quello di avvicinare al museo e all' arte contemporanea un pubblico nuovo e più giovane. I musei di arte contemporanea sono luoghi di sperimentazione di nuovi codici, di nuovi linguaggi, di nuova cultura. L' arte contemporanea non agisce in una "zona franca", non gode di privilegi d' extraterritorialità, néè fuori da ogni legge. Ma nemmeno può essere governata con la logica dei locali di pubblico esercizio, proprio per la materia particolare di cui vive e con cui comunica. Questi musei sono luoghi in cui giorno dopo giorno si spostano confini, affinché le persone possano arricchire le proprie conoscenze e partecipare attivamente alla costruzione comune di idee e comportamenti creativi.



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