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LECCE — Intonaco bianco sulle mura Lite nella Soprintendenza
Antonio Della Rocca
corriere del Mezzogiorno 20 giu 2010 Lecce




Il restauro costato 2 milioni. Studiosi e cittadini contro il piano
Bramato: «Assurdo». Martines: «Farò chiarezza»


Una mano d’intonaco e lemura urbiche di Gallipoli diventano bianche, come mai erano state a memoria d’uomo, assicurano i cittadini che, indignati, gridano allo scandalo. Tanto che il caso arriva a Bari dove il direttore dei Beni Culturali della Puglia, Ruggero Martines, decide di accendere un faro sui lavori di recupero e valorizzazione dei bastioni gallipolini finanziati con due milioni di euro del Pis 14.
Il bene Le mura fortificate di Gallipoli furono edificate in epoca aragonese, presumibilmente tra il 1450 e il 1502 e sorsero su un impianto preesistente di origini bizantine. Nel corso dei secoli le mura hanno subito mutamenti e rimaneggiamenti. Con 2 milioni di euro (fondi Ue) il Comune ha avviato il restauro. I lavori sono stati affidati al Consorzio stabile «Impromed Spa» di Napoli. Le ditte designate sono «Moccia restauri e recuperi Srl» di Napoli e «Fanuli Srl» di Copertino

Due i motivi dell’iniziativa di Martines: la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici vanta l’alta sorveglianza sulle opere, ma soprattutto nelle sue gerarchie non sembra esservi omogeneità di vedute su modalità e tecniche di restauro adottate dal Comune per rimettere a nuovo la cinta muraria gallipolina, simbolo ed essenza stessa dell’antica città fortificata. L’architetto della Soprintendenza, Antonio Bramato, componente dell’équipe dei progettisti, esprime forti riserve su come si è proceduto sinora e dà ragione ai gallipolini che, in questi giorni, vedendo la cinta muraria rivestita di intonaco bianco, hanno manifestato tutto il loro disappunto. Bramato non nasconde di avere avuto delle divergenze con il collega della Soprintendenza cui compete la supervisione del restauro. «Il fatto di coprire tutto fa comodo a chi esegue questo lavoro - denuncia -, mentre cercare di evidenziare quello che manca diventa un po’ più difficile, sull’esempio di quanto è stato fatto ad Otranto, dove sono rimasti tutti contenti. E poi l’intonaco doveva somigliare al carparo, e si poteva utilizzare la tecnica dello scuci-cuci». Sulla clamorosa diatriba interna alla Soprintendenza, Ruggero Martines cercherà di fare chiarezza nei prossimi giorni occupandosi direttamente del caso. Per il momento il direttore si limita a uno stringato commento: «Non sempre gli architetti hanno la stessa opinione del restauro». Dello staff di progettisti, oltre a Bramato, fanno parte gli ingegneri comunali Giuseppe Carmone e Sergio Leone. Questi ultimi due hanno anche la direzione dei lavori. Leone spiega: «Abbiamo fatto l’esame spettrografico e si è visto che l’intonaco utilizzato si avvicinava molto a quello precedente. In seguito sarà fatta una velatura scurante per cercare di ottenere la cromia originale». Ma le spiegazioni del tecnico non convincono i gallipolini. Tra questi Elio Pindinelli, storico e commissario della Società di storia patria locale. «Sembra un affare privato tra Ufficio tecnico comunale e Soprintendenza - chiosa lo studioso - e mi riferisco anche alla metodologia d’intervento. Gallipoli è diventata terreno di sperimentazione, lasciata al buono o al cattivo gusto di chi è demandato ad operare».

Il presidente dell’associazione «Gallipoli Nostra», Francesco Fontò, osserva: «Non mi sembra un lavoro appropriato e anche se dovessero dipingere l’intonaco con un colore scuro mi domando quanto durerebbe visto che le mura sono a ridosso del mare » . Per Luigi Giungato, direttore del periodico d’informazione e cultura «Anxa», «se dovesse rimanere tutto così sarebbe obbrobrioso. In ogni caso è mancato il confronto con i cittadini. Sono sconfortato, questa è una città triste»



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