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Nel mirino i lavori di restauro di due palazzi di Propaganda Fide
22 giu 2010 Corriere Della Sera


I pm: rogatoria alla Santa Sede «Patto» da 5 milioni con Lunardi


Da pagina 1 PERUGIA - C’è un altro finanziamento da un milione di euro che nel 2005 l’allora ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi concesse a Propaganda Fide. È inserito nel decreto firmato il 20 luglio di quell’anno che stanzia i fondi destinati alla ristrutturazione dello stabile di piazza di Spagna e riguarda il restauro di due palazzi della Pontificia Università Gregoriana. I magistrati di Perugia lo hanno scoperto esaminando la relazione della Corte dei conti che denuncia il danno erariale subito dallo Stato. E per questo hanno deciso di presentare una rogatoria al Vaticano per sollecitare la consegna della documentazione finanziaria che riguarda la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli sotto la guida del cardinale Crescenzio Sepe, indagato per corruzione insieme al politico. Come viene sottolineato nella richiesta di autorizzazione a procedere già consegnata al tribunale dei ministri «sull’acquisto dello stabile di via dei Prefetti Lunardi ottenne un guadagno di almeno 5 milioni di euro». Per l’accusa si tratta della tangente versata come contropartita agli stanziamenti da lui erogati e dunque si presume che all’Istituto religioso sia stato concesso molto più dei 3 milioni e mezzo di euro che risultano finora. Mentre sembra aggravarsi anche la posizione di Claudio Scajola, l’indagine punta dunque allo Ior con una richiesta mirata ad ottenere l’intera movimentazione dei conti correnti e di eventuali altri depositi aperti presso la banca della Santa Sede. La relazione chiesta alla Banca d’Italia sulle disponibilità di Guido Bertolaso dovrebbe invece arrivare nei prossimi giorni e rivelare eventuali anomalie nella gestione delle sue risorse economiche.
L’ex ministro Scajola Potrebbe aggravarsi la posizione di Claudio Scajola, ex ministro dello Sviluppo economico

Il palazzetto svenduto

È firmato da Sepe e dal figlio di Lunardi l’atto di vendita del palazzo di via dei Prefetti dove il ministro ha sistemato le sedi delle società di famiglia, la Stone e la Rocksoil. Viene stipulato nel giugno 2004 e la cifra indicata nel rogito è di 3 milioni di euro. Pubblicamente l’ex ministro ha dichiarato di averlo pagato 4 milioni. Una cifra comunque molto inferiore al valore reale dello stabile stimato tra i 9 e gli 11 milioni di euro. «Era un prezzo di favore — ha sostenuto — perché doveva essere ristrutturato». Una tesi che i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi ritengono non credibile. L’accusa ritiene che quei cinque milioni di differenza siano il prezzo della «tangente» versata da Propaganda Fide per un favore che viene restituito neanche un anno dopo, quando arriva lo stanziamento per la ristrutturazione dei suoi stabili. Palazzi che godono dell’extraterritorialità e dunque, a meno che gli interventi non riguardino esclusivamente la parte esterna che rientra nelle voci relative al decoro urbano, non dovrebbero ricevere soldi dallo Stato italiano. Soprattutto se poi i lavori — proprio come sarebbe accaduto in piazza di Spagna— non vengono completati e la differenza finisce nelle casse della Congregazione.

I documenti acquisiti presso le Infrastrutture danno conto di altri 2 milioni e mezzo di euro stanziati nel 2006 all’interno del piano di interventi e dei soldi arrivati per il «Restauro dei palazzi Lucchesi e Frascara della Pontificia Università Gregoriana». Anche in questo caso è stata la Arcus — la società per azioni che fa capo anche al ministero dei Beni Culturali— a decidere i finanziamenti. Il primo via libera viene dato «per ordine del ministro», dal capo di gabinetto Tufarelli. Poi arriva il provvedimento firmato da Lunardi e dal collega Rocco Buttiglione.

L’istanza al Vaticano

Ora si deve capire che fine abbiano fatto i soldi, chi li abbia gestiti. Ma anche se ci siano altre operazioni immobiliari che non compaiono nei documenti finora analizzati. L’istanza di rogatoria che dovrebbero essere inoltrata già questa mattina mira ad ottenere i dati per ricostruire tutte le movimentazioni tra il 2004 e il 2006, compresi eventuali mutui richiesti. Piero Antonio Bonnet, giudice unico del tribunale della Santa Sede assicura che ci sarà «un atteggiamento collaborativo, come sempre è accaduto». Ma già anticipa che i tempi non potranno essere brevi perché «queste cose avvengono per via diplomatica come dappertutto. Imagistrati inoltrano una richiesta attraverso il ministero della Giustizia che a sua volta lo gira al ministero degli Esteri, poi passa all’ambasciata poi alla nunziatura e infine arriva al tribunale vaticano dove sarà valutata dal collegio». E sibillino aggiunge: «Bisogna però vedere se c’è la competenza, perché siamo di fronte a un tribunale dello Stato e invece la competenza potrebbe anche essere della Chiesa, ma questo sarà valutato».

Entro un paio di giorni anche i giudici del tribunale dei ministri di Perugia dovranno decidere se concedere l’autorizzazione a svolgere nuove indagini sul conto di Lunardi, sollecitata dai pubblici ministeri. Per ricostruire quanto accaduto tra il 2004 e il 2006 i magistrati potrebbero convocare nei prossimi giorni Pasquale De Lise all’epoca consigliere giuridico del ministro, nominato pochi giorni fa presidente del Consiglio di Stato. Sarebbe stato proprio lui ad istruire la pratica relativa ai finanziamenti per Propaganda Fide e potrebbe quindi rivelarsi testimone prezioso.

Gli atti di Scajola

Anche l’architetto Angelo Zampolini potrebbe essere riconvocato nei prossimi giorni. È stato lui il primo a rivelare come l’atto di vendita del palazzetto di Lunardi fosse stato firmato da Sepe e poiché fu nominato direttore dei lavori del cantiere di piazza di Spagna, potrebbe fornire nuovi dettagli su altri affari



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