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CENTRO STORICO, TRE PROPOSTE PER RIAPRIRE IL DIALOGO
PASQUALE BELFIORE
MERCOLEDÌ, 23 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA - Napoli




A ciò, vanno aggiunti alcuni interventi nei settori della sicurezza (finanziato con 14 milioni), della mobilità e degli aiuti alle imprese. Le quasi 250 manifestazioni di interesse presentate da enti pubblici e privati hanno messo a disposizione, oltre a un denso patrimonio di idee e progetti, fondi per altri 200 milioni. Si potrà lavorare in concreto fino al 2015, anno della rendicontazione finale dell´intero programma. A oggi, il Comune ha presentato progetti alla Regione per circa 36 milioni e con le Soprintendenze e Curia conta di presentarne a breve altri per 20 milioni. Aprire entro il 2010 cantieri per il 25 per cento dell´intero programma e avere ancora cinque anni e mezzo per realizzarlo appieno è ipotesi verosimile e non utopica.
Questi sono i dati salienti che ci avvicinano al ragionamento sul "qualcosa" che deve necessariamente coinvolgere questioni di merito sull´intero programma e sulla sua rimodulazione temporale e finanziaria. Nel passaggio da programma preliminare a definitivo, i miglioramenti, le modifiche e le integrazioni sono non solo possibili ma auspicabili. Nel frattempo, però, ci sono alcuni punti fissi, almeno tre, da considerare ineliminabili.
Il primo, risiede nelle scelte strategiche di fondo che informano il programma per il centro storico. Ambrogio Prezioso, ex presidente dei costruttori napoletani, in un suo condivisibile intervento sulla stampa ha citato un moderno aforisma secondo il quale le città che hanno un futuro sono quelle che hanno deciso di averlo. Almeno per il centro storico, questa scelta è stata fatta con i drivers della "cultura" e della "accoglienza". Sono i caratteri che più e meglio degli altri segnano la storia di questa città e come tali vanno riproposti e potenziati. A sostegno di questa scelta si sarà il piano di gestione la cui redazione è in corso, di concerto con una delegazione di esperti Unesco.
Il secondo, è il carattere "integrato" dei progetti. Non si interviene solo su complessi monumentali, chiese, palazzi, piazze e strade ma si integrano i restauri con interventi sulla sicurezza, la mobilità, l´ambiente, il commercio, le attività produttive per conseguire sviluppo e occupazione, nel convincimento che la rivitalizzazione del centro storico passa soprattutto per la rimozione o la mitigazione delle cause del degrado. Restauri e interventi integrati sono un binomio inscindibile e perciò sarebbe un grave errore eliminare i secondi per ragioni economiche. Meglio ridurre in proporzione gli uni e gli altri per ottenere le finalità sperate.
Il terzo, è il ruolo di Sirena, la società del Comune di Napoli che esegue restauri nel centro storico. Non è vero, come da più parti si ripete, che interviene solo sulle facciate perché consolida anche parti strutturali degli edifici aumentandone la sicurezza. Nel programma di restauri, Sirena copre le esigenze dell´edilizia residenziale privata che è invece esclusa dall´impiego dei fondi europei. Sicché, la riqualificazione d´un ambiente urbano risulterà sempre parziale senza l´integrazione sulla proprietà privata. Da qui, il ruolo fondamentale di Sirena.
Rimodulazione concordata di impegni, si diceva all´inizio. Una rimodulazione che potrebbe avere tre fasi. Riportare il programma preliminare nella "cabina di regia" della quale la Regione, nella persona del presidente o di un suo delegato, ha il coordinamento. Concordare le modifiche e le integrazioni per il passaggio al programma definitivo. Assegnare risorse al programma in ragione delle effettive disponibilità e capacità di spesa annuali.
Tra il tutto e il niente (in termini economici), questo "qualcosa" ha una sua sostenibilità operativa e una sua dignità politico-progettuale che il presidente Caldoro non può non condividere.
L´autore è assessore all´Edilizia del Comune di Napoli



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