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Una compravendita con tangente. Tra Sepe e Lunardi accordo per finanziare ristrutturazioni di edifici vaticani
FIAMMETTA CUPELLARO
MERCOLEDÌ, 23 GIUGNO 2010 IL TIRRENO - - Attualità


Al ministro 5 milioni di sconto per il palazzo in via dei Prefetti



ROMA. Una tangente di 5 milioni di euro «mascherata» da un contratto di compravendita per un palazzo prestigioso in via dei Prefetti a Roma acquistato dall’ex ministro Pietro Lunardi per «appena» 3 milioni di euro. Valore reale, tra i 9 e gli 11 milioni. Proprietario: Propaganda Fide, l’immobiliare del Vaticano. A firmare il contratto il cardinale Crescenzio Sepe e il figlio dell’ex ministro delle Infrastrutture, Pietro Lunardi. All’interno dello stabile finirono le società della famiglia Lunardi: la Stone e la Rocksoil. E’ questa l’ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati di Perugia che hanno iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione sia Lunardi sia il cardinale Sepe. L’inchiesta è quella sui «Grandi Eventi» che ha fatto emergere una serie di appalti su cui grava il sospetto della corruzione di uomini politici e manager pubblici. Il capitolo che riguarda l’ex ministro Lunardi e l’attuale vescovo di Napoli ha al centro una relazione della Corte dei Corti che denunciava il danno erariale subìto dallo Stato. I pubblici ministeri, Sergio Sottani e Alessia Tavernesi, sospettano che la contropartita di quello «sconto» di 5 milioni euro siano i finanziamenti riguardanti ristrutturazioni di edifici del Vaticano dal 2004 al 2006. Tutti deliberati attraverso Arcus, la Spa in comune tra il ministero dei Beni Culturali e quello delle Infrastrutture. Nel mirino dei magistrati non è finito solo lo stabile in piazza di Spagna di Propaganda Fide, per il quale venne concesso un finanziamento di 2,5 milioni di euro, ma anche un altro milione di euro per palazzo Lucchesi e palazzo Frascara entrambi sedi della Pontificia Università Gregoriana. In un caso, poi, il direttore dei lavori era proprio Angelo Zampolini, architetto considerato il «riciclatore» dei soldi del costruttore Diego Anemome, uomo «chiave» della cricca degli appalti. I magistrati vogliono capire che fine hanno fatto i soldi e chi li ha gestiti. Hanno infatti scoperto che nel caso del palazzo di piazza di Spagna, nonostante i lavori non siano stati completati, la differenza è finita ugualmente nelle casse della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli sotto la guida del cardinale Crescenzio Sepe. Per questo è stata presentata una rogatoria al Vaticano. L’obiettivo è ottenere i dati per ricostruire tutte le movimentazioni di denaro della Congregazione dal 2004 al 2006. Intanto, sull’altro fronte dell’inchiesta «Grandi Eventi», quella trasferita da pochi giorni da Firenze a Roma e che riguarda l’altro appalto sospetto da 200 milioni di euro: la costruzione della Scuola dei Marescialli. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e i sostituti, Ilaria Calò e Roberto Felici hanno chiesto al gip di confermare entro il 30 giugno le misure cautelari per Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici; Fabio De Santis, l’ex provveditore delle Opere Pubbliche della Toscana; l’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli e l’avvocato Guido Cerruti. Tutti indagati per il reato di concorso in corruzione.



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