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FIRENZE - Maggio, c’è il primo verdetto E lo stop a tutte le assunzioni
Edoardo Semmola
CORRIERE FIORENTINO 25 giu 2010 Firenze

La Camera vota sì al decreto, il Senato deve approvarlo entro lunedì

L’orchestra Sotto di sedici unità rispetto al minimo del ministero: ma non può fare contratti

Il destino del Maggio e di altre fondazioni lirico sinfoniche è nelle mani del ministro Bondi. Il decreto approvato ieri dalla Camera dovrà tornare in Senato (ed essere votato entro il 29 giugno, altrimenti decade), ma il vero nodo irrisolto è uno soltanto: sarà il Ministro a decidere, con i regolamenti attuativi— che saranno pronti entro l’autunno — con che criteri verranno ripartiti i finanziamenti. Il passaggio in Senato infatti dovrebbe essere poco più di una formalità, anche se i tempi sono strettissimi dopo la maratona di 37 ore cominciata mercoledì alle 9 e terminata ieri alle 19; una seduta fiume con il decreto passato grazie a 257 voti favorevoli, 209 i contrari.

Tanti gli emendamenti proposti e diversi quelli approvati. Quasi tutti riguardavano i temi più caldi della battaglia politica sul futuro delle fondazioni liriche: blocco del turn-over, il taglio del 25 per cento dello stipendio nel contratto integrativo nel caso di mancato rinnovo entro due anni, la liberalizzazione del cachet degli artisti e delle prestazioni al di fuori del teatro, le pensioni. Il dimezzamento del blocco del turn-over, l’opposizione chiedeva di abbassarlo da 2 a 1 anno, non è passato a causa del parere negativo della commissione bilancio sulla base della relazione della ragioneria generale dello Stato. È invece scongiurato il rischio, per i lavoratori, di perdere un quarto dell’integrativo se non fosse stato rinnovato il contratto nazionale entro due anni; un modo per fare pressioni per un rapido rinnovo. Dall’Accademia di Santa Cecilia di Roma hanno fatto già sapere di voler ricorrere allo sciopero. A Firenze invece nulla è stato ancora deciso, si aspetta che le sigle sindacali si riuniscano oggi. Perché la situazione del Maggio Musicale è sempre più delicata: l’organico dell’orchestra è inferiore di sedici unità rispetto al minimo fissato dal ministero; si parla di ben due primi flauti, una prima tromba, tutta la sezione delle percussioni, una seconda viola, tra questi si contano sette vincitori di concorsi internazionali che da due anni aspettano di essere assunti. E che dovranno ancora aspettare,visto il blocco del turnover imposto.

Ma i guai più grossi riguardano il corpo di ballo. Quello del Maggio è l’unica realtà istituzionale di danza rimasta in Toscana e versa in condizione di precarietà grave con solo 12 ballerini stabili su 43 e un’età media piuttosto alta. E se alla luce di questo consideriamo che con il decreto non si assume e non si fanno concorsi fino al 2012, e che l’età pensionabile è stabilita a 45 anni (in Francia e in Russia, tanto per fare due esempi di gloriose tradizioni di balletto, è tra i 40 e i 42) ecco definito il perché dell’allarme. Gli addetti ai lavori lamentano anche una pensione «miserrima», i parlamentari di centrosinistra gli fanno eco. Anche questo aspetto, come pure il rischio che vengano ritoccati gli organici, «è un problema che diventerà materia di regolamento — commenta la deputata del Pd emembro della Commissione cultura, Rosa De Pasquale, che ha seguito passo passo le 37 ore di battaglia in aula — ed è molto grave che non sia stata decisa in Parlamento». Se il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi si dichiara «onorato per la dignità che il Parlamento e la politica hanno dimostrato, portando avanti un serrato confronto e arrivando a un punto di equilibrio» e per aver «dimostrato che è possibile fare scelte positive attraverso il confronto e non con l’imposizione della fiducia», il senatore toscano del Pd Andrea Marcucci, ex sottosegretario ai Beni Culturali, plaude «al fatto che alla Camera non sia stato applicato il voto di fiducia», ribadendo che «a questo punto il discorso si fa molto tortuoso e al Senato sarà ancora battaglia perché le questioni da noi sollevate torneranno tutte fuori, senza sconti per il ministro». Michele Ventura (Pd), anche lui tra i protagonisti del serrato confronto alla Camera, non è certamente soddisfatto, ma «grazie ad un proficuo lavoro emendativo siamo riusciti a introdurre delle modifiche che hanno ridotto il danno per la lirica italiana e per i lavoratori del settore».

Il tempo stringe: il 30 giugno scadono i 60 giorni dopo i quali il decreto legge, se non convertito in legge, decade. L’unica chance che ha il governo di farlo passare è quello di convocare in seduta straordinaria i senatori oggi o lunedì prossimo. Ma fino alle 17 di ieri non era ancora stata convocata la seduta a Palazzo Madama e non era neppure previsto l’utilizzo dell’aula.




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