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Per Maggiodanza è quasi una guerra «Non ci resta che l’arte di arrangiarsi»
CORRIERE FIORENTINO 25 giu 2010 Firenze





Parlano il direttore Derevianko e la prima ballerina Giuliani

«Il balletto? E’ una terra di nessuno, ormai». Il direttore di Maggiodanza Vladimir Derevianko e la prima ballerina Letizia Giuliani sembrano non vedere più un futuro: «Questa riforma parla di tutto tranne che di investimenti nella danza e di sviluppo — è il giudizio netto di Derevianko — Non si crede nelle persone né nella continuità del lavoro, c’è solo precarietà e contratti che vanno da 3 settimane a 4 mesi anche per i nostri giovani di maggiore talento». La battaglia alla Camera sul decreto Bondi ha visto in primo piano le sorti dei ballerini. In primo piano il blocco del turn-over: «Non ci sono prospettive, solo retrospettive— ironizza il direttore— e invece di guardare al futuro ci stiamo specializzando nell’arte di arrangiarsi, quasi come si fa in guerra. È dal 2009 che viviamo arrangiandoci, riciclando tutte le produzioni. L’Italia dal punto di vista della gestione della danza è la coda d’Europa».

Un altro tema caldo è quello delle pensioni. «Pensionamenti a 45 anni? I ballerini sono come i calciatori, sono pochi quelli che arrivano a 45 anni in attività». Ma qual è il problema del balletto? Perché Maggiodanza rischia più dell’Orchestra dopo l’approvazione (quasi) definitiva del decreto Bondi? «Perché il balletto non è considerato da nessuno, e a parte qualche sparuta eccezione nemmeno i sovrintendenti capiscono granché di balletto. E non conoscendo la materia, è la prima cosa che sacrificano. Guardate la programmazione: quella musicale si chiude con anni di anticipo, e le date che rimangono vuote si danno alla danza. È questo ciò che siamo: un riempitivo».

Anche Letizia Giuliani è sulle spine e ha seguito con apprensione tutto il dibattito parlamentare: «Ho seguito tutto ma non ho capito bene se e cosa sono riusciti a cambiare rispetto al testo precedente — è la sua risposta a caldo — La situazione non è buona anche se non toglieranno il 25 per cento del contratto integrativo. Il blocco delle assunzioni è sicuramente il punto più delicato come anche l’impedimento della contribuzione dei privati: chi ci vuole aiutare va agevolato e non ostacolato». Il suo giudizio non lascia scampo: «Il balletto è una realtà disastrata già da anni. Qui tutto è un punto interrogativo. E la mia paura è che si debba inevitabilmente arrivare a ridurre la compagnia e a realizzare produzioni congiunte insieme ad altre compagnie. Vedrete che toccheranno gli organici». Decreto e tagli a parte, per la Giuliani il problema è anche fiorentino: «Questa compagnia andava promossa e pubblicizzata meglio, a questo punto penso che nemmeno il Teatro crede veramente in Maggiodanza».




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