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Lezioni italiane al Prado
Salvatore Settis






Nel titolo di queste lezioni ho voluto mettere in evidenza il nome di Parrasio, uno dei più grandi pittori dell'antichità greca, che gli Antichi consideravano il più grande maestro del disegno, particolarmente abile nel tracciare linee della più grande sottigliezza (Quintiliano), capaci di «mostrare anche quello che nascondono». È questa la cosiddetta "linea funzionale", che si può esemplificare con questo vaso del Pittore del Canneto: essa gareggia col colore nella resa della terza dimensione mediante lo scorcio.
Dal Quattrocento in poi, il disegno degli antichi greci rappresenta il principale punto di riferimento sia negli scritti d'arte che nella pratica artistica. La stessa origine della pittura viene ricondotta (per esempio da Vasari) a un mitico «inventore», che tracciò su un muro il contorno della propria ombra; un altro famoso aneddoto racconta che due grandi pittori del IV secolo a.C., Apelle e Protogene, gareggiarono nel tracciare la linea più sottile.
Dei grandi pittori greci non si è conservato assolutamente nulla; eppure l'intera tradizione del disegno nel Rinascimento si fonda su questa ossessione, su un modello-fantasma: ricreare una linea sottile quanto quella di Apelle, e con virtù rappresentative quanto quella di Parrasio. L'opus tenue di Mantegna (1474) ha molto a che fare con la tenuis linea dei pittori antichi; molti disegni di Leonardo e le sue riflessioni teoriche sul «modo del serpeggiare» dei disegni riflettono la «linea funzionale» di Parrasio.
Eppure dall'età greco-romana ci sono pervenuti molti disegni (generalmente sconosciuti al Rinascimento), e nelle mie lezioni intendo presentarne alcuni esempi, famosi come il disegno su marmo di Centauromachia da Ercolano e meno famosi come un papiro da Ossirinco con un disegno di architettura. Parlerò anche del Papiro di Artemidoro, un rotolo di papiro degli inizi del I secolo d.C. che ho pubblicato nel 2008 con Claudio Gallazzi e Bärbel Kramer. In esso c'è un lungo frammento di testo geografico che descrive la penisola iberica e una carta geografica incompiuta, ma anche numerosi disegni, di animali e di figure umane, che pongono interessanti problemi di classificazione e di metodo.
Attraverso questi esempi, proverò ad avanzare qualche riflessione sulla funzione del disegno nella pratica di bottega. Proverò a rivisitare la nozione di «tradizione artistica», che dobbiamo a uno studio di Julius von Schlosser degli inizi del secolo XX, e a guardare al disegno d'artista come procedura cognitiva e come necessità progettuale. I libri di modelli che erano tanto frequenti nelle botteghe del Medioevo e del Rinascimento servivano agli artisti come repertorio, prima accuratamente costruito e poi assiduamente utilizzato. In questo repertorio dal Quattrocento in poi cominciano a entrare anche immagini tratte da modelli antichi.
I disegni dei taccuini hanno spesso esercitato una straordinaria funzione di mediazione culturale, trasportando da un luogo all'altro modelli pronti a esser copiati: tale è il caso dei disegni del Codex Escurialensis, un famoso manoscritto dell'Escorial, opera di un autore italiano e portato da Roma in Spagna al principio del secolo XVI da Rodrigo de Mendoza, marchese del Zenete.
La natura squisitamente sperimentale del disegno è evidente soprattutto nell'opera di artisti di massima inventività, come Raffaello, a cui sarà dedicata una delle conferenze. La memoria dell'antico fu sempre presente alla mente degli artisti in Europa. Proverò in un'altra conferenza a presentarne un esempio, quasi e contrario, parlando di un grandissimo pittore del quale non conosciamo nessun disegno. Forse davvero Caravaggio dipingeva «senza far disegno»: eppure l'arte antica ha lasciato nella sua opera tracce indelebili, come nella Resurrezione di Lazzaro che riprende puntualmente un gruppo, noto in più copie, con una scena della guerra di Troia.
Infine, nell'ultima conferenza vorrei esplorare la natura sperimentale del disegno come non-verbal thinking (pensiero non-verbale), presentando il caso di un fitto dialogo fra un grande maestro come Rubens e un grande discepolo come van Dyck; un dialogo che si intreccia tutto mediante disegni, con visibili influenze reciproche.
Da queste conferenze mi aspetto più di imparare che di insegnare. Perché, anche alla mia età, la più grande speranza di chi fa ricerca è di poter dire, come in un celebre disegno di

Oggi la presentazione
L'iniziativa. Il Museo del Prado di Madrid presenta oggi la nuova «Cátedra 2010-2011», dedicata alla storia del disegno. A dirigere il ciclo di conferenze (intitolato «La línea de Parrasio. Strategie del disegno»: sei lezioni e altrettanti seminari tra novembre e aprile), sarà lo storico dell'arte Salvatore Settis, nostro collaboratore. L'iniziativa «Cátedra del Prado» è partita lo scorso anno con la direzione di Philippe de Montebello, per 31 anni direttore del Metropolitan Museum of Art di New York.
www.museodelprado.es

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-06-25/lezioni-italiane-prado-080600_PRN.shtml


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