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«Alta Murgia, il parco gestito da un ente sano»
di GIUSEPPE ARMENISE
25 Giugno 2010 la gazzetta del mezzogiorno




Una soluzione non facile. Ieri il primo incontro in vista dell’intesa tra governo nazionale e regione Puglia sulla presidenza dei nostri due parchi nazionali (Gargano e Alta Murgia). Bisogna evitare che il confronto degeneri nell’ennesimo braccio di ferro sulle questioni ambientali. Ieri prime prove di dialogo tra il ministro Stefania Prestigiacomo e il presidente della Regione, Nichi Vendola. I termini del compromesso (un nome di area centrodestra per il Gargano, uno più vicino al centrosinistra per l’Alta Murgia) potrebbero essere recuperati.
Soprattutto se non rispondesse al vero l’indiscrezione in base alla quale dal Pdl, qualcuno starebbe frapponendo ostacoli sotto forma di veti. Intanto, il presidente uscente del parco nazionale dell’Alta Murgia, Gerolamo Pugliese, traccia un bilancio della sua esperienza, esaltando l’idea che il suo, in un periodo in cui finiscono sul banco degli imputati i cosiddetti carrozzoni pubblici «spreca-soldi», sia un ente sano e non soltanto in termini di bilancio.

Presidente, non tira aria buona per i parchi e le aree protette. Al Sud, le popolazioni, e soprattutto gli agricoltori, vivono queste realtà ancora come un’imposizione. L’Alta Murgia sopravviverà? «Il nostro modello di gestione è stato informato alla partecipazione. Abbiamo scelto di gestire il complesso rapporto con gli agricoltori coinvolgendoli e sostenendoli in azioni di manutenzione del territorio e gestione delle risorse naturali sottoscrivendo apposite convenzioni e riconoscendo loro contributi economici».

In generale, i contributi e i le integrazioni economiche all’agricoltura scontano anni di sospetti riguardo l’uso distorto che se ne fa. Com’è andata nel parco? «Le opere di manutenzione del territorio sono sotto gli occhi di tutti. Posso dire con orgoglio che non abbiamo seguito politiche di elargizione di prebende. Peraltro le risorse assegnate sono scarse e con queste risorse scarse abbiamo dovuto fare i conti. Le progettazioni intraprese sono però tutt’altro che secondarie. Da pochi giorni sono iniziati i lavori di recupero di Torre Guardiani-Jazzo Rosso nel bosco di Scoparello, a Ruvo di Puglia, per insediare il centro visita sui sistemi forestali del Parco. Tra pochi giorni andrà a gara il recupero di masseria Filieri, a Poggiorsini, prossimo museo della Transumanza e centro informazione e ospitalità».

Il parco vive, dunque? «Guardi, in questi anni abbiamo fatto tanto nonostante una struttura amministrativa gracile e sottodimensionata. Il parco dell’Alta Murgia ha mantenuto, nonostante tutto, la sua integrità ambientale e paesaggistica. Di questo sono consapevoli i numerosi visitatori, che ormai ci conoscono in Italia e fuori Italia come dimostra il sempre crescente numero di richieste di informazioni e di prenotazioni per visite e permanenza in agriturismi e alberghi».

Eppure c’è chi storce il naso appena sente parlare di parchi. «È necessaria una riforma adeguata e condivisa della normativa di settore. Cosa per la quale offro fin d’ora la mia disponibilità a collaborare e a investire tempo e impegno perché il patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale di questa terra non sconti l’onta dell’oblìo o della gestione spregiudicata e “allegra”».

Torniamo all’Alta Murgia. E ora? «Ora c’è un ente capace di camminare sulle proprie gambe che nei giorni scorsi, tra i pochi parchi in Italia capaci di riuscirci in un solo mandato, il primo, si è dotato di un piano e di un regolamento».

Qualcosa che non le è andata giù? «La Comunità del parco. Dovrebbe essere il vero cuore pulsante delle politiche dell’Ente e invece l’ho vista spesso impegnata, anche con la presenza dell’allora sottosegretario Laura Marchetti, in azioni di folclore itinerante».



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