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Ecco le carte che svelano le bugie su Propaganda Fide
Marco Lillo e Marco Occhipinti
Il Fatto Quotidiano 26/6/2010

Documenti inediti sul finanziamento inutile concesso al Vaticano

La lettera che inchioda il Vaticano e Arcus porta la data del 16 dicembre del 2005. Monsignor Francesco Di Muzio, allora capo dellamministrazione di Propaganda Fide, scrive a Francesca Nannelli, responsabile del procedimento per il finanziamento erogato alla Curia dalla societ Arcus Spa, di propriet del Tesoro ma controllata dai ministeri dello Spettacolo e delle Infrastrutture. Il carteggio tra Arcus e Vaticano che Il Fatto Quotidiano pubblica in esclusiva documenta i retroscena inediti e le bugie pubbliche raccontate per giustificare un contributo relativo al palazzo di Piazza di Spagna. Quello stabile la sede della Congregazione che oltre a occuparsi dellevangelizzazione dei popoli nel mondo dedita anche a una frenetica attivit immobiliare nella Capitale. Ora la storia del contributo ha attirato lattenzione della Procura di Perugia. I magistrati che stanno indagando sulla cricca dei lavori pubblici, hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro delle infrastrutture dellepoca, Piero Lunardi, e lallora Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, Crescenzio Sepe, per corruzione. Lipotesi dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi che esista una relazione tra lacquisto nel 2004 di un palazzo nel centro di Roma per soli 3 milioni di euro (ne valeva il doppio) da parte della famiglia Lunardi e il contributo di 2.5 milioni erogato nel 2005 di concerto con il dicastero delle Infrastrutture, retto in quel periodo dallo stesso Lunardi. I magistrati ieri hanno preso contatto con il legale del cardinale Crescenzio Sepe perch vogliono interrogarlo per chiarire il giallo del finanziamento che era stato oggetto di polemiche e servizi televisivi di Rai e Mediaset e poi di un inchiesta interna della Corte dei Conti. Allora, l'unica voce che si ostinava a denunciare lo scandalo di un finanziamento statale che fino a quel momento sembrava ammontare solo a 2.5 milioni di euro, pagati per unopera pubblica mai realizzata, era quella del segretario generale della Uil per i beni culturali: Gianfranco Cerasoli. Ora quella tesi coincide con l'ipotesi investigativa dei pm perugini: il contributo sarebbe stato erogato da Arcus nonostante i lavori previsti nella convenzione tra la societ del Tesoro e Propaganda Fide non sono mai stati realizzati. La lettera di monsignor Angelo Di Muzio e il carteggio che pubblichiamo (comprendente anche una missiva firmata dal successore di Sepe, il cardinale Ivan Dias) sembrano confermare la tesi dellaccusa. Nella convenzione del 2005, il finanziamento statale legato inscindibilmente ai lavori futuri per la realizzazione di una Pinacoteca e di un percorso museale che sarebbe stato fruibile dalla cittadinanza italiana. Mentre nelle lettere riservate tra Vaticano e Arcus il medesimo finanziamento finalizzato a coprire le spese gi sostenute da Propaganda Fide per un restauro che nulla ha a che vedere con la Pinacoteca. Monsignor Di Muzio, un personaggio legato allOpus Dei e molto influente nella Curia, ex braccio destro dell'attuale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe e ben inserito anche nei ministeri grazie anche ad Angelo Balducci, scrive ad Arcus: restituisco la bozza della convenzione con apportate piccole modifiche. In particolare segnalo che sarebbe opportuno che il finanziamento venga erogato secondo le scadenze indicate in bozza, in considerazione del notevole esborso sino ad ora sostenuto dalla Congregazione per lavanzato stato dei lavori. La lettera anomala per tre elementi. Non normale che il soggetto finanziato da una societ pubblica (solo formalmente privata come la Spa Arcus) si permetta di dettare i tempi e le scadenze dei pagamenti al finanziatore. Inoltre Propaganda Fide non fa mistero di avere bisogno di un ingente pagamento in tempi brevi perch c stato un notevole esborso per l'avanzato stato dei lavori. La terza anomalia che il soggetto che dovrebbe sorvegliare il corretto uso dei soldi pubblici inquilino del sorvegliato. Infatti Francesca Nannelli abita in uno dei palazzi pi belli di Propaganda Fide, in via del Governo vecchio, a due passi da Piazza Navona. Il nome della signora Nannelli era gi emerso nelle cronache quando si era scoperto che l'appartamento (nel quale con vive con il subcommissario della ricostruzione in Abruzzo, Luciano Marchetti) era stato ristrutturato da Diego Anemone e figurava nella sua lista. A parte l'innegabile conflitto di interessi, anche i tempi non tornano: il decreto ministeriale che approva il programma di Arcus con il finanziamento di Propaganda Fide viene frmato dal ministro Buttiglione e dal collega Lunardi il 20 luglio del 2005. Il 29 novembre 2005 il consiglio di Arcus approva e appena 16 giorni dopo Propaganda Fide gi parla di avanzato stato lavori e chiede un pagamento immediato per l'esborso notevole gi sostenuto. Ancor prima che il contratto tra Arcus e Vaticano sia firmato. Nella sua mail, Di Muzio chiedeva allinquilina di Propaganda Fide un' accelerazione dei pagamenti. Nella convenzione firmata il 23 dicembre del 2005 tra il direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa e il cardinale Sepe, Propaganda Fide ottiene un trattamento di lusso: un milione e mezzo di euro entro 30 giorni dalla firma, solo previa comunicazione dell' effettivo avvio delle attivit; altri 500 mila euro entro 90 giorni salvo un generico monitoraggio di Arcus. Solo il restante mezzo milione di euro legato alla verifica dell' effettiva conclusione positiva delle attivit connesse al progetto . Nell'articolo 6 della convenzione tra Arcus e Propaganda Fide, che Il Fatto Quotidiano ha ottenuto in copia, previsto come termine del progetto il 3 1 dicembre del 2006. Larticolo 8 prevede che il finanziamento sia revocato in caso di utilizzo per finalit diverse oppure qualora il contraente non completi il progetto nei termini Ancora oggi, quattro anni dopo i termini della convenzione, la Pinacoteca aperta al pubblico, prevista come ragione del finanziamento con i soldi dei contribuenti italiani, non esiste. Nel 2009 la trasmissione Presa diretta di Rai tre mostr l'inadempimento di Propaganda Fide con le sue telecamere. Immediatamente Arcus pubblic un comunicato nel quale si sosteneva che del finanziamento complessivo di euro 2,5 milioni a oggi sono stati condotti e terminati i lavori pari a euro 2 milioni regolarmente rendicontati. Fanno eccezione le sole attivit relative alla Pinacoteca che non hanno ancora visto lavvio. Il relativo finanziamento, sosteneva Arcus nel settembre del 2009, di euro 500 mila (a saldo dellintero finanziamento di 2,5 milioni) verr erogato solo a seguito della positiva conclusione dei lavori . Il comunicato di Arcus presenta due incongruenze importanti e sembra nascondere la verit per annullare l'impatto negativo delle inchieste televisive. Innanzitutto il finanziamento previsto nella convenzione del dicembre 2005 era stato erogato interamente, come provato da un documento in possesso del Fatto Quotidiano: una lettera firmata dal cardinale Ivan Dias, nella quale il prefetto di Propaganda Fide e successore di Sepe, scrive al direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa: mi pregio di comunicarLe che questa Congregazione ha ricevuto limporto di 2,5 milioni di euro quale contributo relativo al primo finanziamento. Tutto il contributo, quindi. Ed ecco la seconda incongruenza: al contrario di quanto sostenuto allora ufficialmente da Arcus e Propaganda Fide, il contributo complessivo era di 5 milioni di euro, spalmati in due anni: 2005 e 2006. Anche perch la novit del doppio contributo (con una seconda convenzione stipulata nel 2007) stata rivelata da Arcus solo pochi giorni fa. E i sospetti aumentano. Perch quando le tv si occuparono della Pinacoteca fantasma, Arcus e Propaganda Fide sostenevano la tesi del finanziamento complessivo di 2,5 milioni erogato solo in parte? Forse perch questa tesi era lunica che non imponeva una seconda domanda: perch - se Propaganda Fide non aveva rispettato la prima convenzione - era stata pagata interamente e finanziata per altri 2,5 milioni di euro nel 2007? A queste domande risponderanno i pm di Perugia. Intanto il segretario dei radicali Mario Staderini chiede al ministero e alla Corte dei Conti di agire per lintegrale restituzione del finanziamento a causa dell'inadempimento contrattuale.

La societ fondata nel 2004 per finanziare progetti culturali
Arcus Spa di propriet del ministero dell'Economia, ma viene cogestita dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture, per finanziare progetti culturali con il 3% delle grandi opere. Fino al 2008 erano i ministri a dover fare la lista della spesa che, una volta compilata, consegnavano ad Arcus. Dopo le istruttorie della stessa Arcus partivano i finanziamenti, senza alcuna motivazione pubblica su quanto escluso e su quanto sovvenzionato. Poi, dopo rilievi della Corte dei Conti, che ha invocato un regolamento o addirittura la chiusura del carrozzone, Bondi sceglie la prima soluzione. Cos il 18 novembre 2008 arriva il regolamento: adesso Arcus deve pubblicare un bando, a cui possono partecipare enti pubblici, privati, fondazioni, onlus, la stessa Chiesa cattolica (ovviamente dovrebbero sempre essere esclusi i beni compresi nella lista del Concordato per extraterritorialit ). Dopo una preistruttoria Arcus adesso che deve portare la lista al ministro.



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