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VENEZIA — Orsoni: «Beni demaniali? Lo Stato mi dia la laguna»
corriere del Veneto 29 giu 2010 Vicenza




La lista è destinata a crescere perché i funzionari del Demanio continuano incessantemente a censire beni su beni: fiumi, montagne, laghi, miniere, spiagge, caserme, forti militari, fari e naturalmente migliaia di ettari di terra e boschi che a breve finiranno alle Regioni, alle Provincie e ai Comuni. Ma solo alla fine del mese prossimo la lista dei beni alienabili destinati agli enti locali sarà pronta e solo allora i sindaci veneti potranno finalmente scegliere nella collezione di quasi duemila pezzi quali resteranno allo Stato e quali invece passeranno alla loro gestione diretta. E se la lista dei beni inventariati fino ad oggi comprende relitti e ruderi di nessun valore — come alcuni terreni da bonificare in località Contarina nel Rodigino o alcune cabine abbandonate dall'ancora Sip (poi diventata Telecom) una ventina di anni fa — non mancano anche i beni pregiati come il monte Cristallo a Cortina, la caserma Fantuzzi a Belluno, la Tommaso Salsa a Treviso o l'isola di S. Angelo delle Polveri e forte Sant'Erasmo a Venezia per un totale di quasi tre miliardi di euro (a livello nazionale).

D'altro canto a sentire il sindaco di Venezia, i cui beni inventariati arrivano a sfiorare i 160 milioni di euro, nella collezione manca il «pezzo» che tutti i primi cittadini lagunari hanno sempre desiderato: il bacino di San Marco. «Non c'è da fare gli schizzinosi di questi tempi - spiega Giorgio Orsoni - più beni ci danno meglio è. Noi prenderemo tutto e, se necessario, troveremo il sistema di restaurare gli stabili che hanno bisogno di manutenzione, ma la laguna, e in special modo il bacino di San Marco, dovrebbe andare al Comune di Venezia e questo renderebbe tutto più semplice perché non ci sarebbe più l'annoso problema dell'accavallarsi delle competenze». In realtà la laguna è catalogata come un lago e quindi non sarà l'amministrazione comunale veneziana a poterla gestire a meno che Orsoni non trovi un compromesso con Luca Zaia che come governatore della Regione si troverà investito di poteri decisionali su tutti gli specchi d'acqua del Veneto.

D'altro canto lo stesso Orsoni frena sui tempi dei trasferimenti. «Intanto aspettiamo la lista definitiva e poi valuteremo con calma - continua il sindaco veneziano - Anche nell'ultimo incontro con i funzionari del Demanio non sono emerse date certe. Per avere il trasferimento dei forti di Mestre ci sono voluti tantissimi anni». D'altra parte le applicazioni del federalismo demaniale non sono ancora state chiarite, come ricorda il senatore Pd Marco Stradiotto, membro della commissione finanze che segue l'operazione dei trasferimenti. «E' una fase iniziale e c'è ancora confusione su quali sono effettivamente i beni disponibili - dice - Non è chiaro come avverranno i trasferimenti, con che tempi e a quali condizioni». Dopo la pubblicazione della lista definitiva di fine luglio da parte del Demanio infatti la presidenza del Consiglio avrà a disposizione sei mesi per leggerla tutta e depennare i beni che il governo deciderà di non alienare per motivi strategici, economici o di altra natura. I Comuni intanto sono stati invitati a sbirciare la lista provvisoria perché, secondo una prima tabella di marcia fornita dallo stesso governo, i sindaci e i governatori avranno tempo fino al 20 agosto per indicare quali beni vorrebbero e come intendono conservarli (nel caso di vendita il 75% servirà a ripianare il debito comunale e il 25% dovrà essere restituito come compensazione allo Stato). Solo a quel punto la presidenza del Consiglio pubblicherà la lista dei beni effettivamente cedibili e, se tutto filerà liscio, già dalla metà dell'anno prossimo Cortina potrà diventare proprietaria delle Tofane, della Croda Rossa e del tanto desiderato monte Cristallo.




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