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Tour d'arte a Sampierdarena
30/06/2010 IL SECOLO XIX

Il cacciatoredi tesori nascosti ha mappato le bellezze dimenticate del quartiere

donata bonometti
I TESORI di architettura e di arte di Sampierdarena sono molto nascosti. Non si conosce quasi niente, neppure l'ubicazione. Non indicata, non pubblicizzata. Tesori nascosti da edifici, cartelli, porte invalicabili, ragion per cui il degrado e l'abbandono lavorano indisturbati. Antichissime torri in sfacelo, affreschi in disarmo e chiese millenarie che non hanno mai avuto il bene di una una ristrutturazione. Italo Pucci, ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica e membro dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri, è profondo conoscitore della realtà di Sampierdarena e organizza su prenotazione anche visite guidate. «Perchè questo è anche il compito dell'Istituto che peraltro il governo aveva inserito nella lista degli enti culturali da tagliare».
L'ispettore onorario denuncia lo stato di incuria nei confronti di un pezzo di città che ha belle vestigia ma non lo sa. Eppure i responsabili della Soprintendenza ai Beni Architettonici dovrebbero sapere che in palazzo Carpaneto in piazza Montano c'è un affresco di Bernardo Strozzi che sta andando in malora. In quelle stanze pare ci fosse una specie di asilo, ma da anni sarebbero vuote e inutilizzate.
A suo tempo l'allora funzionario della soprintendenza Gianni Bozzo, oggi soprintendente a Torino, aveva richiesto spiegazioni sulle condizioni, sollecitando che almeno venissero assicurate le finestre così da impedire che freddo e caldo, se non addirittura pioggia, andassero a danneggiare i soffitti e le pareti decorate. Ma di quella strepitosa opera che è un bene pubblico se pur in casa privata non si riesce a sapere nulla. Per inciso in città ci sono solo due affreschi dello Strozzi, questo e quello di palazzo Lomellino in via Garibaldi. Dunque una rarità da conservare, Con estrema cura.
E che dire della chiesetta millenaria di Sant'Agostino? E' inglobata nel complesso di Santa Maria della Cella: costruita nel 1253 dai Doria, su un precedente edificio sacro dedicato inizialmente a San Pietro (da cui avrebbe preso il nome Sampierdarena perché il primo nucleo di pescatori si forma proprio attorno a questa chiesa) e successivamente a Sant'Agostino perchè qui re Liutprando nel 725 avrebbe accolto le ceneri di Sant'Agostino provenienti dall'Africa. E' una chiesa millenaria molto elegante in interno (con gli stemmi dei Doria) e in esterno. Ma il tessuto murario è scadente. E soprattutto non c'è una indicazione che porti a questo sito quasi magico.
Italo Pucci è un appassionato cultore dei palazzi di Sampierdarena e soprattutto delle torri, che ha catalogato in una pubblicazione. Racconta che ne esistevano una schiera direttamente sulla spiaggia, già nel 1200,a scopo difensivo. Successive sono le torri affiancate alle ville che sorgono tra il Cinque e il Seicento e trasformano Sampierdarena in una elitaria località di villeggiatura per i nobili genovesi. Della turrita Sampierdarena di sangue blu qualche esempio è rimasto. Come la antichissima Torre del Labirinto che quasi nessuno riconosce perché incassata fra le case, nei pressi di piazza Barabino. «Forse è la più antica torre di Genova: possente e di linea splendida, dotata di caditoie da cui buttavano di tutto sulla testa dei nemici. Ora è la torre stessa ad essere pericolosa e pericolante» osserva Italo Pucci. Certo la ristrutturazione che è stata eseguita alla Fiumara "costringe" un'antica torre fra due palazzi, quasi soffocandola. Ma almeno è salvaguardata. Non così la Torre del Balin, un mozzicone pencolante. Eppure quanta storia di lavoro, di industria in quella costruzione ottocentesca: il suo nome deriva dal processo di formazione dei pallini che consisteva nel far cadere dall'alto piombo fuso in un setaccio e da questo nell'acqua.



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