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SARDEGNA - Beni sardi in vendita Cappellacci rassicura Pd: rispetti lo Statuto
PIER GIORGIO PINNA
La Nuova Sardegna 30/06/2010

CAGLIARI. Federalismo demaniale: interviene Cappellacci e specifica che la Regione non metterà in vendita nessuno dei beni dismessi dallo Stato. «Decideremo il loro destino assieme agli enti locali - chiarisce - Questo processo dev’essere occasione di sviluppo: la via da seguire è la valorizzazione, non la cessione ai privati». E ancora: «Nella gran parte dei casi si parla di angoli suggestivi da troppo tempo sottratti alla fruizione collettiva. Convinti che l’isola possa trarre più vantaggi dalla loro tutela, vogliamo destinarli a finalità pubbliche, con soluzioni capaci di produrre benefici di lungo periodo». Il presidente ricorda come il decreto sulla materia può trovare attuazione solo nel rispetto dello Statuto. Che prevede la successione della Regione nella titolarità dei beni. Tutto in osservanza di specifiche norme d’attuazione, «tramite accordo e concerto con la giunta». «L’elenco dell’Agenzia del demanio, più che preoccupare, rappresenta un’importante ricognizione di tutti i beni che potranno esserci ceduti», conclude il governatore. Duri contro le scelte governative i dirigenti del Gruppo d’intervento giuridico e degli Amici della terra. Parlano di hard discount del federalismo e di «un’oscena svendita dopo le sciagurate cartolarizzazioni». A prescindere dagli aspetti d’indirizzo generale, nella vicenda ce ne sono altri di carattere tecnico. Le modalità procedurali sono infatti complesse. E i tempi minacciano di dilatarsi. Lo dimostrano i ritardi su differenti dismissioni decise nel marzo 2008, di comune intesa, da Prodi e Soru. Tra La Maddalena e Cagliari, i siti cedibili erano una cinquantina. Ma quasi tutti ancora oggi non sono passati di mano: un fatto gravissimo secondo i parlamentari pd Schirru e Calvisi. «Questo del federalismo demaniale è comunque un processo diverso», tiene a chiarire Giovanni Carta, alla Regione direttore generale per gli enti locali e le finanze. Che spiega: «Nella migliore delle ipotesi perché un immobile o un’area passino di mano saranno necessari 300 giorni: 180 per chiudere l’individuazione-assegnazione, 60 per consentire a Comuni, Province, Regione di presentare richiesta, 60 per gli approfondimenti». Le procedure, insomma, non viaggiano in automatico, con termini perentori. Uno dei pochi aspetti sicuri è che il trasferimento non dovrà essere «a titolo oneroso». Un altro è che gli enti locali non potranno fare cassa immettendo sul mercato patrimoni così acquisiti per fare cassa se sono in deficit e non hanno presentato un piano di riassetto finanziario. Se in definitiva la vendita è una facoltà che Cappellacci ha già escluso di voler utilizzare, un domani restano da esaminare in dettaglio i criteri di valorizzazione. «Soprattutto alla luce dello Statuto speciale - afferma Carta - Il che significa che per il demanio marittimo sono indispensabili norme di attuazione». È anche su quest’aspetto che prendono posizione i parlamentari Calvisi e Schirru: «La Regione deve fare in fretta ad avviare un confronto con lo Stato. Sia per chiedere il rispetto integrale del nostro articolo 14 sia per emanare le norme per l’attuazione di quelle parti del decreto non coperte dall’articolo 14». «È incredibile che nell’elenco pubblicato sulla stampa sarda ci siano beni che avrebbero dovuto già essere nella piena disponibilità della Regione». «Ancora non si conosce l’iter dell’accordo del 2008 e continuano a verificarsi episodi lesivi delle prerogative disciplinate dallo Statuto speciale della Regione Sardegna», protestano i due esponenti dell’opposizione.



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