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Paradosso Pompei: folle di visitatori, rendimento scarso
Carlo Franco
corriere del Mezzogiorno 30 giu 2010 Salerno






Un convegno alla Fondazione Banco Napoli induce un’amara considerazione: gli imprenditori del Nord hanno a cuore le sorti di Pompei più dei colleghi napoletani. E sono disposti a investire in iniziative culturali e in un modello gestionale per l’area archeologica, che ha un numero di visitatori inferiore al solo Colosseo ma una resa economica quasi inesistente, da mordi e fuggi, per mancanza di alternative stimolanti. L’abbiamo scoperto ieri mattina, nel salone della Fondazione Banco Napoli, dove l’Associazione per Pompei, nata l’anno scorso come costola dell’Associazione Mecenate 90 fondata da Giuseppe de Rita e presieduta da Alain Elkann, ha presentato un documentato rapporto di Massimo Lo Cicero sulle contraddizioni di una conduzione che non ha nulla di strategico e vive un’esistenza grama laddove potrebbe contribuire in maniera decisiva al rilancio dell’economia turistica napoletana. A fare gli onori casa il presidente della Fondazione, Adriano Giannola.

Scorrendo l’elenco delle prime adesioni al programma dell’Associazione per Pompei, presieduta da Grazia Bottiglieri Rizzo, si trovano molti cognomi settentrionali, a partire da Lorenzo Orsenigo da Cantù, imprenditore metalmeccanico che ha stabilimenti nella sua città ma anche a Gioia del Colle. I consoci napoletani sono ancora pochi (oltre la signora Bottiglieri, Rossella Paliotto, Salvatore Lauro e l’ex presidente dei giovani industriali Maccauro) ma destinati a crescere, in uno spirito di sana competizione coi colleghi d’oltre Garigliano. Cosa si propone l’associazione è presto detto: la valorizzazione dell’area e un percorso sinergico tra istituzioni pubbliche e forze imprenditoriali. L’allarme lanciato vale a partire da oggi perché Pompei, come se non bastassero tutti gli altri problemi, rischia un salto indietro di vent’anni. Scade il commissario, infatti, e non è pensabile che si possa governarla con una soprintendenza ordinaria: c’è bisogno di ben altro e l’associazione intende far presente al Governo l’esigenza di trasformare gli Scavi in una realtà di grande promozione turistica e sociale.

Lo slogan di Lo Cicero perché tutti capiscano in quale abisso l’area archeologica è sprofondato è molto colorito ma ancor più incisivo: se non riusciamo a vendere Pompei, i fessi siamo noi. Alzi la mano chi non è d’accordo. Il segretario dell’associazione, Ledo Prato, aggiunge: «A settembre va via anche il soprintendente Proietti che ha giurisdizione a Napoli e a Pompei e noi vorremmo portare avanti l’idea di una fondazione mista pubblico-privato che vari un autentico progetto di rilancio e proponga un modello gestionale all’altezza». Il concetto di partenza è lo stesso: cosa offriamo al visitatore? Niente, è la risposta obbligata. E allora perché meravigliarsi se dopo la visita, che dura in media tre ore, va via di corsa?

Il prossimo appuntamento è a settembre, «ma per partire», garantisce Grazia Bottiglieri. E per confermare la volontà di andare avanti senza condizionamenti, l’associazione annuncia altre due iniziative: un concerto al Teatro Grande (25 luglio) per finanziare il restauro della casa della Piccola Fontana, e un concorso d’idee e progetti di innovazione tecnologica per l’area archeologica.




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