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Degrado Vesuvio percorsi d'arte nell'abbandono
Massimiliano Virgilio
Il Mattino 4/8/2010

Nel 1787, accompagnato dall'amico pittore Johann Wilhelm Tischbein, Wolfgang Goethe s'arrampic per ben tre volte sul Vesuvio. In un'occasione le esalazioni del cratere furono cos intense da sconsigliargli di proseguire oltre un certo punto: Fatti una cinquantina di passi in mezzo al vapore, questo divenuto cos impenetrabile che quasi non riuscivo pi a vedere le mie scarpe. Pi avanti, sempre nel suo Viaggio in Italia, Goethe ci racconta come, durante un'ulteriore passeggiata, la guida indigena che lo aveva accompagnato svan nel nulla, forse fuggito per lo spavento, forse perch aveva qualcosa di meglio da fare. Nemmeno Goethe sa darci risposta. Fatto sta che la brutta esperienza compiuta dall'autore de I dolori del giovane Werther rappresenta, nella sua personalissima maniera, un pioneristico episodio di inefficienza partenopea nell'erogazione di servizi di incoming turistico nei confronti di quanti decidono di visitare la nostra terra. Ieri come oggi, insomma: visto che proprio due giorni fa un sit in a quota mille metri dei lavoratori ha impedito ai turisti di accedere alla sommit del Vesuvio e che la stessa rassegna di artisti contemporanei sullo Sterminator Vesevo organizzata da Jean Noel Schifano lungo la strada che conduce alla cima sommersa da rifiuti. Risultato: i visitatori stranieri e non che intendono ammirare quell'incantevole panorama dalla cima, (che, sempre per usare le parole di Goethe, come un colpo d'occhio a ponente, sopra tutta la regione, ci guar, come un bagno salutare, di tutte le fatiche e di ogni travaglio durato) si trovano ad affrontare i medesimi problemi, scontrandosi con l'incapacit, la cecit, la mancanza di volont di una comunit che, a partire dai suoi amministratori grandi e piccoli, per arrivare ai singoli cittadini, non in grado di tutelare i propri beni ambientali, culturali e paesaggistici. Non si tratta esclusivamente di mettere a frutto la bellezza del nostro territorio in termini di ricaduta economica. Molte altre esperienze, purtroppo in altri luoghi che non siano l'Italia, ci dicono che non necessariamente l'espressione turismo di massa, quando si trasforma in opportunit occupazionali per la popolazione locale, si accompagna a devastazioni ambientali e a brutture della modernit. Forse da altre parti cos. Da noi, invece, pare proprio che siano l'arretratezza e l'inadeguatezza a creare il vuoto, l'oblio e, dunque, a favorire un mancato rispetto dei beni ambientali. D'altronde, se il Vesuvio fosse meta sistematica di un turismo organizzato e sostenibile, al contempo di massa, quale autorit statale avrebbe acconsentito ad aprire nel territorio del parco nazionale che dovrebbe gestirne la tutela una discarica per lo sversamento dei rifiuti? Quale possibilit di realizzare ben due discariche abusive avrebbero avuto i soliti criminali che da anni avvelenano la nostra terra? Proprio per questo, oggi come non mai, il tema del disastro ambientale, ineluttabilmente legato, quasi come fosse una nemesi, alla questione-rifiuti, da mettere in relazione al tema dello sviluppo di un turismo sostenibile e, quindi, al pi vasto tema dello sviluppo economico della nostra regione.



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