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SAN VINCENZO. Il silos di Nervi conteso tra Comune e Solvay
Paolo Federighi
02-09-10, IL TIRRENO Piombino


In quest’ultimo anno molti si sono chiesti quale sarà la fine del silos di Nervi. Lo abbiamo visto smembrare, ma abbiamo saputo che era un’opera di smantellamento del tetto pieno di amianto. Ne abbiamo parlato per una sua possibile demolizione, ma il Comune ha dichiarato che non sarà toccato. Adesso, per chi volesse conoscere l’epilogo della faccenda, ci sarà da attendere ancora molto tempo. Il silos di Nervi finirà ancora, infatti, in tribunale. A contenderselo sono il Comune di San Vincenzo e la Solvay. Il primo, dopo aver cambiato l’iniziale idea, non vuole che sia demolito, mentre la seconda ne reclama i diritti di demolizione. A quanto si evince dai documenti, vi è l’obbligo di sostituire il sistema di trasporto del calcare della cava di San Carlo, fino ad ora eseguito tramite teleferica, con una linea ferroviaria interna. Per realizzare la sostituzione era stata prevista la demolizione del silos. Ma a bloccare il tutto era intervenuta la Soprintendenza di Pisa, che dispose l’annullamento dei provvedimenti di demolizione del silos, realizzato in parte dal grande Pier Luigi Nervi, per il suo valore storico-artistico. Comune e Solvay, quindi, all’epoca concordi nel piano di abbattimento del silos, presentarono due ricorsi al Tar, rilevando che il potere di annullamento del piano di abbattimento non sarebbe spettato alla Soprintendenza, quanto piuttosto al ministero. Il Comune fece poi un procedimento di impatto ambientale, e in seguito rilasciò l’autorizzazione paesaggistica, invitando la Solvay a presentare un progetto di demolizione unito a una richiesta di autorizzazione alla Soprintendenza. Nell’agosto del 2008, però, la Solvay fu diffidata dal Comune a non effettuare la demolizione, e due mesi dopo fu invitata ad integrare il progetto individuando le tratte da conservare come elemento di valore storico-artistico, con diffida a demolire il silos. Il 14 novembre 2008 la Solvay promosse ricorso al Tar, affermando che «la demolizione del silos era già implicita nel provvedimento di autorizzazione paesaggistica e che non sussistono i presupposti giuridici per la diffida». La Solvay aggiunse anche un’istanza di risarcimento danni. La giunta comunale deliberò subito dopo di resistere contro il ricorso. Il giudizio dinanzi al Tar non è ancora definito, ma nel marzo di quest’anno il Comune ha trasmesso alla Soprintendenza il progetto per il rinnovo delle autorizzazioni per il vincolo paesaggistico. Un mese dopo, il 26 aprile 2010, la Solvay notificò il ricorso al Tar chiedendo l’annullamento di tale progetto. L’ultimo atto risale al 24 maggio scorso, quando la giunta ha deciso di resistere in giudizio al ricorso promosso dalla Solvay, affidando la rappresentanza legale all’avvocato Renzo Grassi di Piombino. Vedremo che cosa succederà. Ciò che è certo, è che la questione del silos è assai lungi dall’essere definita.



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